Già guardo a quello che ci sarà nel 2027. Un po’ perché le stagioni editoriali di chi parla soprattutto di sport coincidono con quelle agonistiche—che spesso iniziano a settembre, quando gli altri ancora fantasticano di ferie—un po’ perché per quelli piccoli, agili e cattivi come noi non c’è tempo per fare bilanci. Mai. I bilanci li fanno le grandi testate con budget e redazioni. Noi andiamo avanti.

Wolverine, Red Dawn, 1984. Un film con Patrick Swayze e Charlie Sheen che probabilmente non avete visto e che dovreste recuperare. Scrivere per me è un po’ come essere quell’animale: se in italiano lo chiamassimo ghiottone, vi sembrerebbe meno pericoloso dell’animale estremamente aggressivo e mortale che è in realtà. Un solo ghiottone è capace di uccidere un orso adulto. Ecco, noi siamo quel ghiottone che tutti sottovalutano finché non ti ritrovi con i denti piantati in gola.
Chi sa solo di calcio, non sa niente di calcio.” Manuel Sergio, professore universitario e titolare della cattedra di filosofia, rispose così ai dubbi di un giovane José Mourinho, perplesso sull’utilità di certi studi nel suo percorso per diventare allenatore. Mourinho, che oggi vive di conferenze stampa memorabili e tattiche copiate da mezzo mondo, all’epoca era solo un ragazzo con più domande che certezze. La lezione? La specializzazione estrema è la morte della comprensione.
Ecco. Se vi aspettate di leggere solo di un argomento su queste pagine, sarete delusi. Siamo passati da un’economia dell’informazione basata sui rapporti digitali sociali—quella roba lì dove tutti condividevano tutto sperando in un like—a una basata sugli interessi reali. Restare intrappolati in un mono-tema, per di più estremamente di nicchia e che abbiamo già ampiamente saturato, non porta da nessuna parte. Qualunque sia questo luogo, probabilmente non vale la pena arrivarci.

Cercheremo di allargare il numero delle penne che vogliono offrire la loro opinione edotta. Ma attenzione: se avete l’ambizione di scrivere “puntoni”, “settebello” e la nuova entry che dice “la loro classifica non rispecchia i valori”—quella perla di saggezza che gira dal 2019—queste pagine digitali non fanno per voi. In realtà, non siamo nemmeno i vostri interlocutori. Sarebbe come entrare in una braceria texana e pretendere una bistecca di tofu. Tecnicamente fattibile, ma perché farsi questo male?
Linea Laterale non è un posto dove i commenti degli avventori—spesso scritti in 30 secondi tra una notifica e l’altra—diventano più importanti di un pezzo che è costato ore di lavoro, ricerca, e qualche neurone bruciato. Per questo, in molti casi, i commenti sono bloccati. Se proprio ci tenete a offrire al mondo la vostra opinione, potete fare come noi: ricondividete e commentate pure sul vostro profilo. Un contributo che è costato tempo e conoscenza non sarà mai equiparato a un peto social da cinque secondi. Mai. E se questo vi sembra elitario, forse lo è. Ma preferisco l’elitarismo della competenza al populismo dell’ignoranza.
Soprattutto, il contenuto è sovrano. Non chi lo scrive, non chi veicola il messaggio. Il messaggio stesso è ciò che conta. Il messaggio ci rappresenta, ma non siamo noi a rappresentare il messaggio—sono due cose diverse e chi non capisce la differenza probabilmente non ha mai scritto nulla di sostanziale. Se non avete gli strumenti per comprendere un testo complesso, c’è sempre Cioè da leggere. E se siete orfani di Cioè, perché anche quello ha chiuso… ci dispiace per voi. Davvero.

Continueremo a sperimentare: nuove forme di comunicazione, nuovi stili, nuovi formati. Frequentare nuovi interessi, commentare su quelli che già abbiamo. In un’economia dell’informazione ormai terra di conquista degli LLMs—quegli algoritmi che scrivono articoli indistinguibili da quelli umani, tranne per il fatto che sono terribilmente noiosi—noi abbiamo scelto di adottarli, sì, ma per creare una pipeline di lavoro che permetta di produrre contenuti senza che la qualità ne risenta. L’intelligenza artificiale come strumento, non come sostituto.
Così i commenti sul motomondiale e sulla F1 sono diventati contenuti su TikTok, con una voce in inglese generata, un’animazione ancora human-driven, e una scrittura dei pezzi rigorosamente umana. Non senza sorpresa—perché le sorprese in questo mestiere sono rare—scoprire che quello che conta è ancora il messaggio, non come viene trasmesso, ci ha dato speranza per il futuro. Forse la gente non è completamente rincoglionita. Forse.
Falliremo, ancora. Spesso miseramente, con la grazia di un elefante su pattini. Accadrà perché avremo osato percorrere una strada meno battuta, quella dove non ci sono tutorial su YouTube e guide passo-passo. Saremo orgogliosi dei nostri successi, indulgeremo troppo nei nostri fallimenti—perché è umano, dopotutto—ma andremo avanti. Anche quando non ne abbiamo voglia, e accade spesso. Più spesso di quanto vorremmo ammettere.
All that hate’s gonna burn you up, kid.
It keeps me warm. [Red Dawn, 1984]

