Una settimana fa, a Zurigo, è stato eletto presidente del FIFA Futsal Council Vadims Ļašenko, presidente della Federazione Lettone. La vicepresidenza va a Gerardo Paiz del Guatemala. A rappresentare l’Europa, oltre al presidente e quindi alla Lettonia, ci sono Bulgaria, Malta e ovviamente la Spagna. C’è anche la Bielorussia che, sebbene cobelligerante con la Russia, non è mai stata esclusa dalla FIFA. Grande assente per l’Europa: il Portogallo. Così come in Sud America non ha un posto il Brasile.
La politica della FIFA è sempre stata quella di raccogliere consenso soprattutto nelle cosiddette realtà emergenti, così trovate nazioni sedute al tavolo che conta che sarebbe una sfida individuare perfino in una gara di Geoguessr.
Ma l’Italia? Questo grande paese nel quale il futsal ormai è lanciato verso cime di popolarità mai raggiunte? Non c’era un posto a quel tavolo, che ne so, tra Guam e le Fiji? Il paese che ospiterà la Final Four della Futsal UEFA Champions League, dopo che s’è giocata ovunque, perfino in Francia prima d’arrivare nel Bel Paese, non si siede a quel tavolo. Però nemmeno Portogallo e Brasile.

L’Italia come due powerhouse, quindi. La sua esclusione non inficia la centralità del movimento, la sua lungimiranza e la sua serietà, perché questo è il governo del fare. Oppure era farsi pubblicità elettorale? Mi confondo sempre.
Finalmente, dopo anni di disastri, ecco una governance che mette al centro le società. Perché il futuro è del futsal italiano, tutto suo.
Non c’abbiamo una dichiarazione di Gravina che dice “quanto è bello il futsal” così da sparare a caso?
Abbiate fiducia: il futuro è lì, pronto a baciare il governo del fare. Mentre lo aspettate, insieme ai palloni ufficiali, attenti che il padel si mangi gli ultimi campi da calcetto rimasti.