Madring, il C2 regge la gara: perché la gomma non basta

A Madring il C2 è arrivato in fondo alla gara: la vera domanda riguarda i cordoli e le zone di frenata, non le mescole.

Pierre Gasly ha aspettato fino al penultimo giro per effettuare il cambio gomme obbligatorio, tenendo fino a quel punto la mescola di partenza. Il C2, la gomma dura, a Madring è bastato per un’intera gara: la tentazione è leggerci la prova che mescole più aggressive avrebbero salvato lo spettacolo.

Non è così semplice.

L’aria sporca

Esteban Ocon, della Haas, ha raccontato la vera ragione per cui non si sorpassava: la gomma era troppo costante. “Il fatto è che era così consistente, la gomma nel secondo stint, che appena seguivi un’altra macchina perdevi tanta aderenza,” ha detto. “Quando facevo bandiera blu ad altre macchine, perdevo mezzo secondo, sette decimi facilmente. E poi tornava, perché era tutta questione di surriscaldamento.”

Il pattern si ripeteva lungo tutta la gara: aria sporca, perdita di grip, recupero non appena il surriscaldamento scendeva. “Era troppo veloce, il ritmo, fondamentalmente,” ha aggiunto Ocon. “Se avessimo fatto una gara di venerdì, sarebbe stata molto meglio.”

La media

La teoria del “con gomme più aggressive sarebbe stato diverso” si scontra con un dato tecnico: il C3 medio, a Madring, non si comportava come il C2. Oscar Piastri, della McLaren, l’ha dichiarato con schiettezza: “La gomma media era semplicemente terribile. Buona per un giro, poi finita.”

Più degrado non significa automaticamente più soste, soprattutto quando sorpassare rimane difficile. Significa piuttosto gestione del ritmo, macchine imbrigliate lontano dal limite, e lo stesso spettacolo, triste e noioso, che si è visto domenica.

La scelta di Pirelli

Dario Marrafuschi, direttore motorsport Pirelli, ha spiegato perché scendere di un passo nelle mescole, C3, C4, C5 al posto di C2, C3, C4, non avrebbe cambiato lo spettacolo, ma il tipo di gara. “Sarebbe stata una gara a due soste, con alta usura,” ha detto a The Race. “Sulla carta puoi dire, ok, deve essere una due soste. Ma, per via del traffico, i piloti avrebbero finito per fare quello che ha fatto Gasly.”

Pesa anche la pit lane di Madring: un cambio gomme costa circa venticinque secondi, tra i più lunghi della stagione. Nessun team investe volentieri quel tempo, e la sosta multipla resta un rischio che pochi sono disposti a prendersi.

Il resto è pista

Combined entries, cordoli alti, zone di frenata strette, soprattutto alla curva 5: il vero limite di Madring non era mai la gomma, ma la geometria. Ed è lì che punta già la gara in versione 2027, con modifiche annunciate a tre curve del tracciato.

Tra una gara che diventa capolavoro strategico e una che sprofonda nel caos delle soste continue, il margine è sottile. A Madring la matematica delle mescole ha scelto la strada più prudente.Se avremo una gara 2027 più avvincente lo deciderà chi ridisegna la pista.

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Di Vittorio Gravel

Vittorio covers motorsport as a cultural ecosystem rather than a sequence of races. He focuses on people, contexts, and contradictions, blending reportage and analysis with a calm, direct tone. He prefers the details that reveal more than official statements ever do.