Tempo di Finals: Catania contro Torino per lo scudetto del calcio a 5

Sarà uno scontro tra Catania e Torino ad animare la finale scudetto della Serie A maschile di calcio a 5.

Lo so. Ci sono i mondiali. Probabilmente siete più interessati a sapere come ha fatto l’Uruguay a pareggiare con Capo Verde, e la risposta potrebbe essere Marcelo Bielsa e le sue cialtronate sui cooling break che rovinano il calcio.

Sarà il palazzetto di Biella, operosa cittadina a 80 km da Torino, ad ospitare una delle finali. Per riempire i 5000 posti disponibili, i social manager si stanno adoperando con una «campagna» di video. Aiutiamoli. Ingresso gratuito, giustamente, così da ingolosire anche l’occasionale che non ha idea di cosa andrà a vedere. È un po’ come se ti chiedessero di pagare per un assaggio di tofu e poi scopri che sa di cartone. Ti senti derubato due volte.

Adoro l’onestà della campagna. Portare anche solo 5000 persone a un evento di uno sport che anche gli appassionati, i cultisti, proprio loro, faticano a spiegare con coerenza, non è facile. È un’impresa. Al di là degli slogan istituzionali, quelli con eccellenza, visione e tutto il contorno. La prima partita nella terra dei Savoia si gioca il 25 giugno. C’è solo Curacao contro Costa d’Avorio e Germania contro Ecuador, per il Mondiale 2026. Se non vi interessa guardare una partita nella quale imperversa Yan Diomandé, prendete pure posto in quel palazzetto.

La narrativa che i «bogianen» hanno adottato ha un solo piccolo difetto: non ha «lore». Non spiega all’occasionale perché dovrebbe essere lì invece che guardare la Costa d’Avorio fare la storia superando i gironi di un mondiale. Manca la trama.

Forse però è venuto in loro soccorso il patron della L84, già, quello è il nome registrato all’anagrafe calcistica della squadra di Torino, che non solo ha lasciato che i suoi social manager sfidassero la sorte in un paese come l’Italia, ma ha aperto una sorta di «beef» con i tifosi avversari.

Un beef che s’è incendiato nel giro di pochi post. Uno in particolare esulava da quello che potrebbe essere una sana rivalità, di cui questo sport ha bisogno come il pane. L’invito dei tifosi organizzati del Catania a non commentare i post torinesi è apprezzabile, nei toni. Solo che il silenzio, a volte, è più assordante di tutto il resto. I cori di sfottò servono, non gli insulti beceri, ma quelli che anche quando li subisci devi ammettere che ci stanno. Quelli che ti fanno sentire che la partita vale qualcosa.

Perché altrimenti ci lasciate ostaggi di queste cose qui. Di chi sceglie come peculiarità di una finale la sua distanza chilometrica, come se non ci fosse altro elemento che consultare ViaMichelin per sapere quanto è lontana una destinazione.

Senza il campanile, ci importerebbe davvero così tanto? Del calcio, dico. Ecco.