Scavando La Merda, Si Trova l’Oro

La sera di Lucera non la dimentichi. Non perché fosse bella in senso cinematografico, ma perché venivi da un anno in cui avevi imparato cosa vuol dire mangiare quintali di merda.
La stagione era cominciata con una batosta a Ceglie, quella che ci aveva tolto il girone di C2 dalle mani e rimesso i playoff davanti.

Di nuovo.

E per un attimo, devo essere onesto, il pensiero era quello solito: sappiamo già come va a finire. Mister Cast non ci ha lasciato stare in quel posto. Ha lavorato sulla condizione, sulla testa, sui dettagli che fanno la differenza nel momento in cui le gambe non bastano più. Non è il tipo che fa discorsi per sentirsi dire bravo. Ci crede davvero, e si vede.

Il girone di ritorno lo abbiamo costruito con un obiettivo preciso in testa: margine ampio sulla terza, accesso diretto alla fase finale, meno squalifiche e infortuni possibile al rush finale. Non è stata la scelta più esaltante da spiegare, ma era quella giusta. La squadra ha risposto.
Nel frattempo la rosa si è modificata. Fede è andato in C1 nelle Marche, ha contribuito alla salvezza del Tre Torri. Dall’U19 sono saliti in prima squadra Ricky per primo, poi uno dopo l’altro Lele, Marco M., Fabio, Antony, Raffaele, Peppe T. Il mister ha sempre avuto questa cosa: si fida dei giovani, li mette alla prova sul serio, non come figurine.

Anche stavolta hanno tenuto.

In mezzo a tutto questo, le focacce, le birre, la carne alla brace. Questo va detto, perché fa parte del gruppo esattamente quanto gli allenamenti. Forse di più.
Il triangolare finale per il ripescaggio è arrivato con il rischio reale dell’inattività alle spalle, zero partite ufficiali nelle settimane precedenti. La gara interna con l’Altamura ha chiarito che non eravamo arrugginiti. La settimana dopo, Lucera.

Giocare in trasferta in una partita così è diverso da tutto il resto. Non è una questione di qualità. È che devi volere la vittoria più delle persone che ti stanno intorno a urlare. Devi essere più convinto di loro che tu meriti di portarla a casa. Il mister ce lo ha detto prima di scendere in campo, a modo suo. Non ho bisogno di riportare le parole. Chi c’era capisce.

Siamo andati in svantaggio. E per qualche minuto ho rivisto il film vecchio. Quello in cui l’obiettivo sfuma e ti ritrovi di nuovo da capo.
Ma non è andata così. Nel secondo tempo abbiamo preso la partita e non l’abbiamo più lasciata. Quando è finita, ci siamo abbracciati come se non lo ricordassimo più come si fa. Un anno prima, di questi tempi, masticavamo ancora il sapore della retrocessione.
Penso a Donatello dopo il fischio. Stava piangendo, e non cercava di nasconderlo. Quello è il momento che ricorderò di questa stagione.
Marco S., lo so che vorresti smettere. Ma ti conosco. La voglia di giocare ti riprenderà, succede sempre. Il corso da allenatore non cambia niente.

Danilo. Finalmente.

La C1 la prossima stagione è un’ipotesi concreta. Non è garantita, ma chi conosce questo sport sa leggere la situazione.
L’U17 ha vinto il campionato regionale e concluso successivamente dopo il nazionale. L’U19 ha sfiorato i playoff scudetto. L’U15 ha dato tutto.
Per quanto mi riguarda, riuscirò a giocare. Non quest’anno. Ma il pensiero non è rimandato, solo parcheggiato. Dopo una stagione così, sapere dove vuoi arrivare è già qualcosa. Ma soprattutto per me, ho strappato l’etichetta di quello che fa solo retrocedere ed è un peso in meno.