Horner e BYD: il progetto per un dodicesimo team in F1

Christian Horner ha incontrato BYD a Cannes. Dalle conversazioni emerge un progetto preciso: un dodicesimo team in Formula 1, costruito da zero.

Cannes, una settimana fa. BYD aveva affittato uno spazio al Festival del Cinema, auto elettriche in mostra, qualche ospite selezionato. Christian Horner era lì. Stella Li, vicepresidente esecutiva del gruppo, anche. Hanno parlato di Formula 1.

Non è una coincidenza geografica. Horner ha la clausola di non concorrenza scaduta, BYD cerca da tempo un punto d’ingresso nel campionato. La domanda era se avessero qualcosa da dirsi. Pare di sì.

Cosa vuole Horner

Dalla Red Bull è uscito nell’estate del 2025. Da allora ha tenuto aperto qualche tavolo: Aston Martin, senza esito; la quota del 24% in Alpine che Otro Capital vuole cedere, con la Mercedes già seduta dall’altra parte. Possibilità concrete, ognuna con una logica diversa.

L’Alpine è complicata non per la cifra, ma per la struttura. Comprare una quota di minoranza significa entrare in un team con altri azionisti, con una governance già formata, con decisioni che si prendono in consiglio. Alla Red Bull era CEO oltre che team principal, non solo il nome sulla porta. Quel tipo di peso specifico non si porta via da una partecipazione del 24%.

BYD ragiona diversamente. Alpine li interessa, ma solo in caso di acquisizione totale. Altrimenti preferiscono partire da zero: un dodicesimo team, infrastruttura propria, nessun socio pregresso. Lo ha detto Stella Li al Gran Premio di Cina, parlando con Domenicali: vogliono testare la tecnologia nel contesto più esigente che esiste, e la Formula 1 è quello che hanno in mente.

Per Horner è probabilmente l’unica combinazione in cui tornare ha senso. Un progetto nuovo, costruito secondo una visione precisa, con il controllo che cerca.

Il passaggio che manca

Perché diventi realtà, la FIA deve riaprire il processo di ammissione. L’ha già fatto per la Cadillac, può farlo di nuovo. Mohammed Ben Sulayem ha dichiarato più volte di essere favorevole a un costruttore cinese in griglia, con argomenti pragmatici: più mercato, più ricavi, più senso commerciale per il campionato. I team esistenti la vedono diversamente, perché ogni nuovo iscritto divide una torta che adesso è loro.

Le trattative di Cannes non si sono chiuse con un accordo. Si sono chiuse bene, ma sono trattative. Nei prossimi mesi Horner dovrà anche decidere cosa fare con Alpine, ammesso che quella finestra resti aperta.

Due possibilità, tempi diversi, natura diversa. Una è comprare dentro qualcosa che esiste già. L’altra è costruire qualcosa che ancora non esiste. Horner ha sempre preferito la seconda opzione, anche quando la prima sembrava più semplice.

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Di Vittorio Gravel

Vittorio covers motorsport as a cultural ecosystem rather than a sequence of races. He focuses on people, contexts, and contradictions, blending reportage and analysis with a calm, direct tone. He prefers the details that reveal more than official statements ever do.