Pescara, Buscè e i giornalisti: le sedie vuote in sala stampa

Le sedie vuote

Giovedì 22 ottobre, nella sala stampa del Pescara, i posti assegnati ai giornalisti sono rimasti desolatamente vuoti.

Nessuno si è preso la briga di fotografarli. Nessuno ha fatto polemica, a microfoni accesi. I cronisti abruzzesi, semplicemente, non si sono presentati. Il Gruppo abruzzese giornalisti sportivi lo ha chiamato un gesto: «senza precedenti per la categoria».

Antonio Buscè, il tecnico, non ne ha parlato. Ha preparato la partita di Perugia come se quella stanza, quel giorno, non fosse mai esistita.

Qualche giorno prima era successo di tutto. Pescara-Ostiamare, due a zero, biancazzurri con un uomo in più per gran parte della gara. Una vittoria, non una sconfitta. Eppure, al microfono di Rete8, Buscè ha scelto le parole più dure della sua stagione: «Ci criticate sempre, offendete anche l’uomo. Non siamo degli scappati di casa».

C’è qualcosa fuori registro in un uomo che si difende proprio quando vince. Come se la vittoria, da sola, non bastasse a zittire una voce che sente piovergli addosso comunque, anche quando nessuno gli sta davvero chiedendo conto di niente.

A stretto giro di posta è arrivata la nota dell’Ussi Abruzzo, firmata da Giancarlo Febbo e Walter Nerone. Concede a Buscè il diritto di difendersi: «anche con numeri e casistiche». Poi aggiunge che nessun giornalista iscritto all’Ordine risulta avergli rivolto attacchi personali. Se esistono, chiede di vederli.

Passa qualche altro giorno, ecco le sedie vuote.

Un anno prima, da un’altra panchina, quella del Rimini, dopo due partite complicate con Entella e Pescara, Buscè aveva usato quasi le stesse parole: «Non siamo degli stupidi, degli scappati di casa».

Stessa frase. Altra città, altra classifica, altra sala stampa. Come se certe frasi non appartenessero a una stagione sola, ma restassero in tasca, pronte, per il giorno in cui la pressione torna a farsi sentire.

A Perugia, due giorni dopo il boicottaggio, il Pescara ha vinto. Doppietta di Davide Merola, uscito dal campo zoppicando a fine partita. Rottura del crociato. Sei mesi, forse di più.

Così va, a volte, in questo sport disputato in provincia, dove tutto si gioca tra una sala stampa semivuota e un ginocchio che cede all’ultimo minuto. Buscè avrà una partita in meno di cui preoccuparsi. Merola, una stagione intera da guardare da fuori.

Le sedie, quelle assegnate alla stampa, torneranno a riempirsi, forse. E chi tornerà a occuparle, forse, si ricorderà di quel qualcosa che esula dalla partita, e che un uomo continua a portarsi dietro, di panchina in panchina, come una frase già scritta in tasca.