Nel paddock, in questo momento, c’è un gioco che tutti stanno facendo con discreta eleganza: fingere di non sapere dove si trova la propria power unit nella classifica di potenza. Red Bull ha scelto di non giocare.
Laurent Mekies ha aperto le porte di Red Bull Powertrains a un gruppo ristretto di giornalisti e ha detto quello che pensa. Mercedes è davanti di circa tre decimi al giro. Quel distacco si sente principalmente nel motore termico, non nel sistema elettrico: la potenza elettrica è cappata dal regolamento, e lì i margini tra le squadre sono ridotti. Il vero differenziale è nell’ICE.

Il problema dell’ADUO
Il meccanismo ADUO, Additional Design and Upgrade Opportunities, funziona così: la FIA valuta le prestazioni delle power unit in griglia, identifica chi è giudicato in difetto, e assegna opportunità aggiuntive di sviluppo. Il verdetto è atteso tra il Gran Premio del Canada e quello di Monaco.
Mekies non nasconde che farlo in modo equo è complicato. Una turbina piccola o grande. Lo scarico soffiato o no. La contropressione e i suoi effetti sul picco di potenza. Non sono dettagli da officina: sono scelte architetturali che rendono qualsiasi confronto diretto tra le power unit un esercizio difficile anche per chi ha tutti i dati. Per la FIA, che deve farlo dall’esterno, è un altro ordine di problema.
“Non è un lavoro piacevole”, ha detto.
La sua lettura dello scenario attuale: Mercedes molto avanti, Honda in difficoltà visibile, Ferrari e Audi vicine a Red Bull. Nessuno, eccetto forse Mercedes, ha interesse a nascondere la propria prestazione reale. Chi non è in testa sta combattendo per ogni punto. Togliere potenza significa perdere gare.
Il fantasma che non c’è più
Red Bull Powertrains è un progetto giovane. Costruire una power unit di Formula 1 da zero, senza la storia e i brevetti accumulati da Mercedes o Ferrari, era una scommessa che poteva andare molto male. Mekies lo dice senza retorica: si aspettavano di partire da molto più lontano. Quello che hanno invece è un gap di tre decimi, che fa male ma non compromette il progetto degli ultimi tre anni.
“Il fantasma della power unit è sparito.”
Non essere molto indietro significa non restare fuori dal gioco per stagioni intere. Significa che la distanza è misurabile, che il problema ha una forma precisa. Nel paddock del 2026, dove nessuno conosce integralmente il proprio posto nella classifica dei motori, avere i propri numeri chiari è già una posizione.

Nessuna fretta
Il paradosso dell’ADUO, per Red Bull, è che riceverlo non cambierebbe quasi niente nell’immediato. Quattro power unit per tutta la stagione: non puoi introdurre un aggiornamento sostanziale alla prima occasione disponibile e poi gestire tre unità già evolute per il resto dell’anno. Il regolamento non lo permette.
Mekies è esplicito: niente di significativo nella prima parte della stagione. Gli upgrade arriveranno nella seconda metà del 2026, raggruppati in passi abbastanza grandi da giustificarne l’introduzione. Il reset vero, comunque, è nel 2027.
Tre decimi. Non è un gap da ignorare. Ma è una misura. E avere una misura vale più di quanto sembri, quando tutto intorno c’è qualcuno che la propria preferisce non comunicarla.

