0-23 e non è un prefisso

La Serie A2 Elite—nome pomposo scelto dalla Divisione Calcio a 5 per definire la sua seconda divisione nazionale—offre sempre interessanti spunti di riflessione. Non solo per una nomenclatura proiettata più verso l’apparenza che verso la sostanza.

C’è sempre un momento in cui la propaganda sportiva incontra la realtà. Accade a Soverato.

Nelle settimane precedenti alla partita di campionato contro la Lazio, il club annuncia attraverso una serie di comunicati ufficiali quella che sembra una liquidazione dell’organico tecnico. Letteralmente dei saldi per incendio.

Il giorno dell’incontro, ingresso a 5 euro, in campo per i padroni di casa scendono i giovani della under 19. Il risultato finale: 23 a 0 per gli ospiti. Tutto perfettamente nei limiti del regolamento.

Immaginate di andare a teatro, pagare il biglietto per vedere un’opera e trovare sul palco i ragazzini dell’oratorio al posto della compagnia in cartellone. Restereste quantomeno sorpresi dalla qualità dell’evento.

Quella che segue è la dichiarazione pubblicata solo poche settimane prima del 0-23. Invecchiata malissimo in così poco tempo. Il Soverato agisce—e occorre ribadirlo—nella piena legittimità, schierando la migliore formazione possibile. Incrina però i rapporti di forza nel girone. Ventitré reti garantiscono un incremento considerevole nella differenza reti a favore dei biancocelesti. Quanti altri club usufruiranno di questa possibilità?

Risultati come questi minano la credibilità di un movimento che al vertice continua a battere sulla grancassa della sua supposta grandeur.

Questo 2026 parte con il botto: 0-23. Come dargli torto.

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