Immaginate che Pep Guardiola venga esonerato dal City dopo una sconfitta. Non l’ennesima sconfitta: una sconfitta. Nei giorni successivi, qualsiasi spazio che si occupa di calcio, anche non solo di Premier League, si affannerebbe a produrre contenuti che sviscerano la vicenda. Analisi, commenti e, perché no, speculazioni.
Mantenendo le dovute proporzioni — un po’ quelle tra Gulliver e i lillipuziani — viene esonerato l’allenatore italiano di calcio a 5 più vincente di questa generazione. E indovinate come viene raccontata la vicenda? Riportando il comunicato stampa della squadra. Esattamente copiato e incollato, letteralmente ovunque.
Occupa lo stesso spazio dedicato a un trasferimento di tesserati in terza divisione maschile. E c’è ancora chi si meraviglia che il calcetto a 5 non attragga nuovo pubblico e disaffezioni quello che ha.
Il problema della comunicazione
Non scendiamo dalla montagna del sapone con la piena. Come vi abbiamo più volte ripetuto, la comunicazione non istituzionale del calcio a 5 è alimentata dagli stessi soggetti di cui tratta: le squadre. È normale che nessuno voglia mordere la mano che lo nutre. C’è da chiedersi, però, quale valore aggiunto al movimento offra la semplice aggregazione delle notizie già diffuse dalle singole squadre.
Anche quei pochi che provano a offrire uno spazio di commento si limitano agli elogi. È un rincorrersi a chi usa l’aggettivo più roboante. David, dopo una stagione da 34 reti, fatica nella Juventus: vengono spesi fiumi d’inchiostro, anche digitale, per criticarlo. Nel calcio a 5 ci sono giocatori che chiaramente stentano nella categoria alla quale partecipano, eppure ci tocca ascoltare o leggere “si è subito adattato/a alla categoria” mentre vengono saltati come birilli dagli avversari.
La Fiorentina langue in fondo alla Serie A e quotidianamente la gestione sportiva della Viola viene criticata sui tre maggiori giornali sportivi italiani. Vi è mai capitato di leggere articoli critici sulle scelte di un allenatore, di una società, sulle prestazioni di un giocatore del calcio a 5 italiano?

Al servizio di chi?
Appare chiaro che la comunicazione del calcio a 5 italiano è al servizio dei suoi praticanti, dei tesserati, quando invece dovrebbe esserlo degli appassionati, dei lettori. A questi dovrebbe offrire testi che approfondiscano un’informazione che già ottengono direttamente dalle squadre.
Molti degli spazi indipendenti dedicati al calcio a 5 non sono che propaggini degli uffici stampa delle squadre. Spesso capita che le figure coincidano. Il racconto del calcio a 5 italiano finisce con il somigliare a un feed RSS: un luogo conveniente nel quale trovare tutto raccolto. Ma la stessa cosa accade con il feed social personale.
Un delitto mortale
In una società globale profondamente digitale, nella quale si è in ritardo anche semplicemente nel progettare il domani, raccontarsi non solo con gli strumenti del passato ma con una retorica consumata proprio a causa dell’esposizione aumentata vertiginosamente è un delitto mortale.
Il futsal — o calcio a 5, e già questo dualismo di definizioni è un problema — non è una disciplina brutta. È semplicemente presentata con enfasi smisurata e raccontata con deamicisiano fervore. Profondamente danneggiata dai suoi problemi strutturali, legislativi e di politica sportiva. Terreno di scorribande, di avventure sportive che durano il tempo di una strisciata di carta a debito, perché di credito ce n’è davvero poco.

