Alla sua ultima partita non c’ero. Avrei dovuto sapere, immaginare, sospettare che poteva essere l’ultima.
Ha chiuso con l’agonismo in un giorno qualunque, d’una stagione qualunque, con una maglia qualunque. Avrei voluto esserci, davvero.
Nelle cuffie suona ora forte una canzone, mentre scrivo.
Who cares if one more light goes out? / In the sky of a million stars / It flickers, flickers / Who cares when someone’s time runs out? / If a moment is all we are / We’re quicker, quicker / Who cares if one more light goes out? / Well I do
A chi importa se si spegne una luce in più, in un cielo di mille stelle, che brillano.
Beh, a me importa.
Scelgo questa frase per spiegare che per me Ersilia è un cielo uggioso, d’un paesello in mezzo alle montagne, in un giorno triste. Sono le sue cicatrici sulle ginocchia che raccontano di lacrime e dolore, di dubbi e speranze, ma solo se ti siedi lì vicino e resti in silenzio. Perché Ersilia è fatta di sorrisi e d’urla, mischiate esattamente a caso, un po’ come i suoi capelli che non ho mai capito che forma abbiano, e forse non è poi così importante.
È una sirena di quelle delle navi che urla “siamo campioni d’Italia” mentre gira con la coppa dello scudetto infilata nel cestino della bici. Sono le lacrime per una fascia, per una maglia. Sono tutte le sue contraddizioni, che la rendono unica.

Se un momento è tutto quello che abbiamo, allora scelgo questo: il gol in finale scudetto a Firenze. Nel grido che sapeva di liberazione, d’affermazione e felicità. Poi forse penso che ce ne sono di più sciocchi, ma che per qualche motivo si sono incastrati in mezzo ai ricordi.
Il suo parrucchiere che chiaramente l’ha odiata per anni, altrimenti non si spiegano certe acconciature. Le attese per le risposte ai messaggi, e poi arrivano dei “wall of text” che potevano essere un racconto breve. Le sue follie fatte per amore, già, perché lei al suo cuore ha sempre dato ascolto, con un coraggio che davvero ammiro.
Dieci anni, t’ho vista giocare per soli 10 anni e sono volati via.
Hai smesso come ha fatto Michel Platini, in un giorno qualunque, in una partita qualunque, e anche allora non sapevo sarebbe successo. Hai smesso per mille ragioni tutte giuste, ma come “le roi” hai smesso prima di diventare l’immagine opaca di te stessa.
Non so se ci rivedremo o incontreremo ancora. Ma lascia che porti tutti quei pezzetti di ricordi via con me.
Love. You.

