Illustrazione stilizzata con linee pulite e forme semplificate

Trecentosedici gol al passivo. Zero punti. Serie B nazionale, maschile. Una squadra così, in qualunque sistema sportivo fondato su criteri riconoscibili, scende di categoria. Qui no: viene ripescata. Stessa categoria, stagione successiva, come se niente fosse.

Dall’altra parte, a qualche centinaio di chilometri di distanza, in senso geografico e burocratico, c’è una squadra che ha vinto il suo girone regionale. Imbattuta. Ha fatto quello che si suppone si debba fare: ha giocato, ha vinto, ha guadagnato il diritto di salire. Il comitato locale della Lega Nazionale Dilettanti le ha risposto che no, non può. Se salisse, hanno argomentato, svuoterebbe agonisticamente la competizione locale. In calce al comunicato: e questo è il punto dove la cosa smette di essere paradossale e diventa qualcos’altro, hanno aggiunto: «Siamo certi che guadagnare in campo la promozione vi renderà più fieri.»

Quante volte devono vincerlo, quel campionato.

Figura astratta con forme morbide e colori neutri

Questo è il calcio a cinque italiano nel 2026. Quello sport con la visione. Quello che ogni anno sta per fare il salto, per diventare disciplina d’importanza nazionale, anzi mondiale. Ad ogni maledetta stagione. La citazione è voluta.

Esiste un meccanismo preciso che tiene in piedi questo sistema, e non è la competenza né la progettualità. È il plauso. Le società applaudono la governance perché la governance completa i campionati, accolgono qualsiasi domanda di ripescaggio arrivi sul tavolo, tengono in piedi un’architettura che altrimenti collasserebbe sotto il peso delle sue stesse contraddizioni. In cambio ricevono una coppa di similplastica, acquistata anche con i loro soldi, e la possibilità che il bottone sbagliato, quello che li sfavorisce, non venga premuto. Applaudono forte. Abbastanza forte da coprire il silenzio delle società scomparse.

Tra i dati che emergono a stagione conclusa, uno in particolare merita attenzione. Una squadra ha disputato regolarmente un campionato con un debito di oltre quarantamila euro verso ex tesserati. Come ha fatto a iscriversi? Come ha fatto a giocare? La penalizzazione comminata è di tre punti. La multa: settantacinque euro.

Settantacinque euro.

Disegno tecnico minimalista con silhouette semplificate

Funziona così. Lo sponsor promette cinquanta e ne dà cinque. I patron fanno promesse che non riescono a mantenere. I giocatori aspettano. Poi smettono di aspettare. Nel migliore dei casi cambiano squadra. Nel peggiore spariscono insieme alla società che li aveva ingaggiati. Una di quelle che durano tre stagioni al vertice, poi si è ridimensionano, poi spariscono. È un ciclo breve e prevedibile, talmente prevedibile da sembrare strutturale, perché lo è.

Nel frattempo il CSI si mangia la base del movimento. Senza fretta.

Vincere, tanto. Annoiarsi. Mollare.

In fondo il calcio a cinque in Italia è più o meno tutto qui. Una parabola breve, che si ripete. E mentre si applaude, mentre ci si fa le foto in posa con la coppa di similplastica, da qualche parte nella visione manca sempre la stessa cosa: i soldi a quei giocatori a cui non è stato pagato lo stipendio.

What you’re not changing, you’re choosing.

Di Elias Rowe

Elias Rowe writes about the things he loves to understand the world around him. His voice is calm, observational, and quietly ironic, always searching for meaning in the details.