Perché non lui — Serafino Perugino

Illustrazione stilizzata con linee pulite e forme semplificate

Serafino Perugino.

Prima che vi distraiate.

Se lo sport è intrattenimento (e a questo punto negarlo sarebbe un esercizio di fantasia), le chiavi del calcio a 5 italiano dovrebbe averle lui in tasca. Lui. L’attuale presidente del Napoli Futsal, nel tempo che resta dopo essersi dedicato alla sua creatura: la Frontiers Records.

Chi non avesse idea di cosa sia la Frontiers Records non verrà perdonato, almeno qui. La Frontiers Records, oggi un colosso del Melodic Rock, dell’Hard Rock, dell’AOR e del Progressive Metal, è nata in una cameretta. 1996. Perugino importava CD dalla Svezia. Da quella stanza, nella casa dei genitori, ha costruito un’etichetta capace di firmare i Toto. Fermatevi sull’abisso tra i due punti.

Una premessa, per non lasciare spazio a interpretazioni comode. Da quando esistono queste pagine, la famiglia Perugino mi avrà scritto due volte. Forse tre. I banner della Frontiers non girano da queste parti. Detto.

Disegno tecnico minimalista con silhouette semplificate

Ma non è la traiettoria imprenditoriale il punto, o non solo. È la categoria. I mercati che la Frontiers abita sono di nicchia: un pubblico fedele, globale, che si costruisce nel tempo, senza il traino di una hit da classifica. Nicchia. La parola non vi dice nulla? Nicchia, futsal, calcio a 5.

Mi chiedo allora perché un imprenditore forte di trent’anni di successi di quel livello, debba prendere indicazioni da una governance che nell’intrattenimento a Perugino non potrebbe nemmeno allacciare le scarpe. Perché non sia lui a dettare la direzione. Avevo un’immagine più colorita in mente, ma l’ho già usata.

Un modo più semplice per dirlo: se gestite un tabacchino vendete prodotti Philip Morris, ma questo non vi dà gli strumenti per guidare la Philip Morris International. Al massimo avete qualcuno che entra e vi chiede se avete un gratta e vinci. È una citazione. Cercatela. Almeno il gruppo Abete: quello di Giancarlo Abete, presidente LND, ex presidente FIGC, possiede case editrici e agenzie di stampa. Una filiera. Qualcosa che assomiglia a un’idea.

Tutto questo avrebbe senso in un contesto dove sostenibilità e crescita non fossero slogan da campagna elettorale. Avrebbe senso se si cercasse davvero di commercializzare il prodotto calcio a 5, invece di lasciare che i presidenti meno facoltosi vadano a fare la questua presso le imprese del territorio.

Ma non è così.

In fondo a voi, va bene così.

Di Elias Rowe

Elias Rowe writes about the things he loves to understand the world around him. His voice is calm, observational, and quietly ironic, always searching for meaning in the details.