A Spa l’Aston Martin ha chiuso la gara con due giri di ritardo. Valtteri Bottas, sulla Cadillac, era lontano 70 secondi. In qualifica Fernando Alonso era uscito al Q1 con 4.137 secondi di distacco, a 2.031 dalla Cadillac direttamente davanti, quella di Sergio Perez.
Sono dati che si commentano da soli, e Alonso lo sa.
L’uomo che guida i suoi pezzi da museo
In Belgio, Alonso ha raccontato che quando la Formula 1 del 2026 lo delude, e lo delude spesso, si mette al volante delle sue monoposto, quelle che sono ormai pezzi da museo. La 2007, la 2012. Dice che a guidarle è ancora un piacere. Lo ha detto senza nostalgia, con quella lucidità che ha sempre avuto nel descrivere le cose come stanno.
Il sottotesto è evidente. Un pilota di 44 anni, a stagione in corso, che torna sulle proprie vecchie auto per ricordarsi perché guidare vale la pena, sta descrivendo una situazione di cui conosce benissimo i confini.
Alonso è chiaro: la sua decisione sul futuro non dipende dai risultati di quest’anno, perché sa che la squadra è partita con il piede sbagliato e che questo non è il vero potenziale del progetto. Ha aspettato anni per lavorare con una macchina disegnata da Newey. Capisce che andarsene adesso, prima che il progetto abbia preso forma, avrebbe poco senso, anche perché le alternative sono poche: i quattro team davanti sono occupati, un ritorno all’Alpine sarebbe un passo di lato senza prospettiva di rimonta.
Però rimane il problema concreto. Le stime interne parlano di un pacchetto di aggiornamenti che potrebbe valere fino a due secondi, tra l’aerodinamica prevista per il Hungaroring e il motore Honda in programma per Zandvoort. Se tutto andasse per il verso giusto, Alonso si troverebbe a lottare per non uscire al Q1 con le Williams e le Haas più lente, sui circuiti dove la potenza conta meno. Lui stesso ha chiesto di «restare calmi» sulle aspettative. Sa bene dov’è il limite massimo.

Honda e la camera di combustione
Honda sta lottando con problemi di detonazione in camera di combustione e fatica ad avvicinarsi al rapporto di compressione massimo consentito dal regolamento. Il budget cap rende più difficile trovare soluzioni in fretta: Honda non è abituata a lavorare sotto queste costrizioni, e questo rallenta il recupero di potenza.
A Spa il referente Honda in pista, Shintaro Orihara, ha confermato che il motore a combustione interna è l’unico nodo che stanno cercando di sciogliere adesso: batteria e MGU-K aspettano.
Lance Stroll ha sintetizzato lo stato della vettura con quella franchezza che in certi momenti è il modo più diretto per dire le cose: «Non c’è nulla che ci piaccia di questa macchina, non ha punti di forza». A Silverstone aveva iniziato a guidare in situazioni estreme di proposito, per mostrare agli ingegneri dove e come la macchina cede. In termini relativi, l’AMR26 figura tra le monoposto più lente dal 2010, sotto persino la Williams 2019, quella che arrivò ai test invernali in ritardo e con le sospensioni anteriori fuori norma.
Budapest
Mike Krack ha ammesso che alcune componenti dell’auto attuale sono «molto logorate», perché il team ha smesso di aggiornarle per concentrarsi sul nuovo pacchetto. Giovedì scorso a Spa diceva che i programmi erano «tirati» e che avere tutto pronto per Budapest era «la domanda da un milione di dollari». Dopo la gara, guardando i monitor in fabbrica con la macchina nuova che prendeva forma nelle baie di assemblaggio, si è detto «abbastanza fiducioso».
L’Hungaroring aiuta: le sue curve lente attenuano la dipendenza dalla potenza Honda e permettono alla squadra di capire con più precisione quanto vale davvero l’aggiornamento aerodinamico. Alonso ha segnalato che nelle ultime tre gare il team ha trovato stabilità «nella gestione del deployment e in cose che per tutti gli altri sono normali».
Piccolo progresso. Reale, però.
Il punto è che nemmeno un aggiornamento riuscito risolve il problema principale. Alonso compie 45 anni il mercoledì dopo il GP d’Ungheria. Ha scelto di restare perché crede nel progetto Newey e perché non ha alternative migliori. Ma un progetto del genere ha bisogno di tempo per maturare, e per lui quel tempo non è infinito.
A Spa ha detto che vuole vedere «un incremento di fiducia in quello che stiamo facendo». Tradotto: non chiede pole position, chiede di capire se la direzione è quella giusta.
Budapest dirà se almeno quello è vero.

