Ocon Haas, l’ultimo atto di una rottura scritta da mesi

A Città del Messico, Esteban Ocon non ha completato il weekend.

Sabato mattina la Haas lo ha sostituito con la riserva Ryo Hirakawa, già in pista nelle FP1 del venerdì per il suo programma da terzo pilota. Nessuna spiegazione ufficiale. Niente che rimandi a un infortunio o a una malattia: i motivi che di solito giustificano un cambio a metà weekend.

Nel vuoto lasciato dal silenzio della squadra, la speculazione si è mossa in fretta. Un quotidiano francese ha scritto che l’incontro tra il team principal Ayao Komatsu e Ocon si fosse concluso bruscamente, forse addirittura in modo fisico.

Prima di tutto questo, in FP2, Ocon aveva avuto uno scambio radio teso con l’ingegnere di pista Laura Mueller, per un cambio di programma che non aveva gradito. È rientrato al box con il casco ancora in testa, visibilmente contrariato. Di quello che sarebbe successo dopo, però, non esiste alcuna prova.

Ocon è rimasto in silenzio per quasi tutto il sabato. Poi, dopo le qualifiche, ha diffuso una nota che parlava meno della sua esclusione e più di quello che si stava dicendo intorno a lui. Ammette che vi sia stata, per usare le sue parole, «una differenza di vedute». Ma respinge categoricamente l’idea che per risolverla sia stata usata violenza fisica, e dice di condannarla in ogni sua forma, convinto che i disaccordi vadano affrontati con professionalità e rispetto reciproco.

Una differenza di vedute diventata, poco dopo nella stessa nota, differenze di qualunque natura. Il linguaggio resta vago, ma basta a confermare che l’esclusione di Ocon è stata una scelta precisa della squadra, non un dettaglio tecnico. Su cosa sia successo per davvero, la Haas non si è sbilanciata: Komatsu ha rifiutato ogni domanda anche quando intervistato da Sky Sports F1 dal muretto, durante le FP3. Hirakawa ha chiuso la sua prima qualifica in Formula 1 in diciannovesima posizione, al posto suo.

La rottura lontana

Perché la scintilla di Città del Messico non racconta la storia per intero. Da mesi la Haas aveva deciso di non rinnovare l’opzione contrattuale su Ocon, comunicandoglielo poco dopo la pausa estiva. Dietro, un copione già scritto: Rafael Camara, il giovane brasiliano sostenuto dalla Ferrari, aveva impressionato nei test di Portimao al punto da bruciare la concorrenza di Hirakawa e del pilota della McLaren, Leonardo Fornaroli.

Con Ocon, la convivenza si era logorata su un punto preciso. La squadra lo giudicava troppo combattivo nei momenti difficili, pronto a mettere in discussione specifiche tecniche o differenze di prestazione invece di prendersene la responsabilità. Ocon, dal canto suo, considerava quell’atteggiamento lo stesso che la Haas gli aveva chiesto quando lo aveva ingaggiato: fare pressione, essere esigente.

A Baku, dove si è qualificato al tredicesimo posto e ha chiuso all’ottavo davanti a Bearman, Ocon ha ricordato a tutti il valore che porta in pista. Ma quella rimonta arrivava troppo tardi per cambiare qualcosa.

Komatsu, quando gli chiedono di Ocon al meglio della sua forma, non nasconde la stima. Lo considera un ragazzo perbene, quando tutto va bene. Il problema, semplicemente, è che tutto raramente andava bene.

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Di Vittorio Gravel

Vittorio covers motorsport as a cultural ecosystem rather than a sequence of races. He focuses on people, contexts, and contradictions, blending reportage and analysis with a calm, direct tone. He prefers the details that reveal more than official statements ever do.