Budget cap a Sepang: Vowles, Briatore e l’intermezzo di Vasseur
Il budget cap ha reso sostenibili i conti e allargato il divario. A Sepang Vowles lo ricorda, Briatore vuole i piloti nel cap, Vasseur rievoca com’era prima.
Alla conferenza stampa dei team principal del Gran Premio del Bahrain in Malesia, Fred Vasseur ha interrotto James Vowles mentre questi parlava di come correggere il budget cap. Per il team principal della Williams, il sistema produce un campionato a due velocità: da una parte le prime quattro squadre, dall’altra tutte le altre. Una critica dura e costruita con cura: le squadre di centro gruppo, dice, sono finite nella «trappola del budget cap».
La premessa
Prima ha parlato degli errori commessi dalla scuderia. Durante l’inverno la Williams ne ha commessi. Macchina sovrappeso, squadra peggiorata. Vowles chiede però di tenere questo discorso separato dalla questione se una squadra fuori dalle prime quattro possa arrivare davanti, con il budget cap in vigore. Ha analizzato poi i tre obiettivi fondativi che al tempo del Covid animarono la discussione intorno al budget cap. Conti sostenibili nel lungo periodo, equità sportiva, un gruppo più compatto. Il primo è stato raggiunto, anzi superato. Gli altri due, dice, sono falliti.
Il numero
Nei cinque anni di budget cap le prime quattro squadre si sono prese l’83% dei punti. Prima la quota era di settanta e qualcosa, e tutte le altre si contendono il 17% circa. I podi occupati da squadre diverse dalle prime quattro sono scesi dal 10% al 5%.

Il conto
Professionalmente Vowles è passato dalla squadra migliore, la Mercedes, alla peggiore, la Williams del 2023. Con il budget cap la Williams spende decine di milioni per i sistemi di base, quelli che servono a sapere dove sta un pezzo in fabbrica, non per un’ala nuova o per un aggiornamento. Ogni intervento a breve termine, di conseguenza, rallenta lo sviluppo più avanti. Anche l’anno scorso, un anno ottimo a sentir lui, la Williams ha chiuso a 238 punti dalla Ferrari, quarta.
In realtà erano 261. Per la precisione.
Le soluzioni
Per Vowles il tetto del budget deve restare. Ma servono meccanismi perché tutti lavorino con gli stessi strumenti. Flavio Briatore, executive advisor dell’Alpine, trova buona l’idea ma tremenda l’amministrazione del budget cap. Vorrebbe un tetto di budget unico. Con dentro tutto, ingaggi dei piloti compresi, qualunque sia la cifra. Vowles lo trova un buon punto, una delle possibili strade da percorrere. Nel 2009, alla guida della Renault, Briatore si era opposto a un budget cap facoltativo che avrebbe diviso il campionato in due serie di regole: un mondiale così, aveva detto, non ha senso. Prima del tetto la Williams non spendeva praticamente nulla, ricorda Vowles, e oggi spende circa il triplo. La sua proposta è un meccanismo semplice, legato ai punti o alla posizione in campionato, che permetta di accorciare le distanze nel tempo. Non dal prossimo anno. E senza che faccia balzare nessuno all’improvviso in testa. Una squadra come la Mercedes, se lavora meglio, deve ancora vincere un campionato.
L’intermezzo
Vasseur, seduto in mezzo ai due, ha avuto qualcosa da aggiungere: sulla galleria del vento un meccanismo c’è già. Sono le restrizioni ai test aerodinamici, che in base alla classifica assegnano più o meno tempo di sviluppo. Vowles le chiama un passo avanti. Poi Vasseur ricorda com’era prima: tra il 2016 e il 2018 le squadre fallite o sull’orlo del fallimento erano cinque o sei. Oggi, dice, passa il messaggio che tutti possono competere, e questo attira nuovi investitori e nuove case automobilistiche.
Giusto o sbagliato, parole sue.

