Il 24 agosto, quando la Polisportiva San Martino è tornata in campo, nell’aria c’era già la sensazione sottile di un cantiere aperto: una squadra che si ricostruisce pezzo per pezzo, mentre il pallone rotola ancora nell’aria secca di fine estate.
Si torna in C1 regionale, e questa stagione porta più discontinuità del solito. Marco S. ha lasciato il suo posto in campo per quello in piedi davanti alla panchina, promosso allenatore. Mister Cast è diventato il nuovo direttore sportivo: consigli tecnici quando servono, una parola in più quando serve altro. Intorno a loro, una rosa è cambiata più del previsto.
I veterani rimasti sono pochi: Dado, ancora capitano, ancora il punto fermo attorno a cui si organizza tutto il resto. Gianvito, Michele, Giancarlo, Luigi A., la vecchia guardia che ha visto altre stagioni cominciare così, con la stessa incertezza travestita da entusiasmo. Si sono aggiunti Alessandro e Pedro, quest’ultimo spagnolo, con un curriculum da giocatore scritto in altre città italiane, in altri spogliatoi.
Chi è andato via lascia un vuoto che non si nasconde come la polvere sotto il tappeto. Vanni e Ciccetto sono partiti per Ostuni, categoria C2, dopo anni passati insieme a questo gruppo: mi mancheranno davvero. Con loro se ne sono andati anche Marco R., Luigi C. e Alessio. Al loro posto, il vivaio: Ricky, Peppe e Lele, che si erano già guadagnati un posto fisso in prima squadra dalla metà della scorsa stagione, e poi Anthony, Mattia, Fabio, Angelo, Marco M. e Raffaele, tutti nuovi, tutti da scoprire in una categoria che non fa sconti a nessuno.

La preparazione serve esattamente a questo: dare fiducia, costruire schemi, misurare la condizione fisica contro un calendario di amichevoli che funziona come banco di prova. E qualcosa di buono si è visto, segno che il lavoro settimanale non è stato solo formale. Restano cose da correggere, certo, ma è il momento giusto per farlo: prima che contino i punti, non dopo.
Sabato arriva il primo vero esame. Cassano delle Murge, in casa, il campionato che comincia sul serio. Dopo settimane di allenamenti e amichevoli, il battesimo del fuoco per tutti quelli che quest’anno indossano questa maglia per la prima volta.
L’obiettivo dichiarato resta la salvezza. Ma anche provare a costruire qualcosa di più, senza fissarsi su un solo traguardo. La mentalità giusta è quella di chi punta più in alto, sapendo che la stagione si scrive partita dopo partita, non a tavolino ad agosto.
Il mio incitamento non mancherà, come ogni anno. E porto ancora con me un sogno piccolo ma tenace: giocare almeno una partita. So che gli anni passano, ma in questo sport ho imparato che si può scendere in campo anche a cinquant’anni, magari una volta sola, magari per dieci minuti che valgono una vita.
La stagione ha ufficialmente inizio. Spero solo di non rivivere l’epilogo di due stagioni fa: chi c’era lo sa già, e non serve raccontarlo di nuovo.

