L’Olimpico e il brand: la retorica dello spettacolo nel futsal

L’Olimpico come scenografia: quando il futsal diventa “spettacolo” nei comunicati

C’è un salto narrativo affascinante in questo comunicato. In poche righe, il futsal viene traslato dai palazzetti comunali, con le loro luci al neon e le porte da stoccare, direttamente sotto le tribune dello Stadio Olimpico. Non è solo un cambio di location per un evento. È un cambio di registro retorico.

Il testo si apre definendo l’evento “Play” un “appuntamento identitario”. È un’operazione di upscaling linguistico. Un evento di presentazione, per sua natura commerciale e promozionale, viene elevato a momento fondativo dell’appartenenza. È il solito meccanismo: trasformare il marketing in comunità, la vetrina in casa.

Poi arriva il cuore della narrazione: lo Stadio Olimpico definito “cornice dal valore simbolico straordinario”. Qui siamo di fronte a un classico caso di prestigio in affitto. L’istituzione prende in prestito l’aura del tempio del calcio a undici per vestire il futsal di una grandezza che, nella quotidianità operativa delle società, ancora non esiste. Serve a legittimare la parola che più ricorre: “brand”. Il futsal non è più uno sport da palestre, è un “brand” che merita location iconiche.

Ma è nella chiusura che la macchina retorica mostra i suoi ingranaggi più sofisticati.

“Il cambiamento non appartiene a una sola persona… appartiene a un’intera comunità che ha scelto di credere nel valore del futsal”.

Torniamo alla trappola della gratitudine, già vista nel rinnovo con Sky. Se il futsal è una “comunità che crede”, chi solleva dubbi sui costi, sulla logistica o sulle priorità, automaticamente si auto-esclude. Non è più un socio con delle legittime richieste, ma qualcuno che non “crede”. La critica viene neutralizzata in anticipo, trasformata in mancanza di fede.

C’è però una dissonanza cognitiva, quasi involontaria, nella frase finale. Dopo aver celebrato l’Olimpico, la Final Four e il “brand”, il testo inciampa improvvisamente sulla realtà: “tra poco si tornerà nei palazzetti, dove si respira l’essenza più autentica del nostro sport”.

È un ritorno al reale, brusco. L’istituzione sembra quasi scusarsi, per un attimo, per aver alzato troppo lo sguardo. Perché la verità è che l’essenza autentica del futsal non si respira sotto le tribune dell’Olimpico durante un evento istituzionale, ma nelle palestre di periferia che faticano a pagare le bollette e a trovare un giorno per allenarsi.

Questo comunicato non è un semplice messaggio per la nuova stagione. È un manifesto di posizionamento. Ci dice che, per la governance, il futsal è ormai un prodotto da esporre in vetrine prestigiose. Peccato che la maggior parte di chi lo produce, quella vetrina, non se la possa permettere.

Di Elias Rowe

Elias Rowe writes about the things he loves to understand the world around him. His voice is calm, observational, and quietly ironic, always searching for meaning in the details.