Verstappen rinnova con la Red Bull fino al 2030: cosa cambia davvero

Illustrazione generica di veicoli in movimento su pista

La firma sul contratto che nessuno si aspettava è arrivata alla vigilia di Zandvoort, ultima edizione pianificata del Gran Premio d’Olanda. Max Verstappen rimarrà con la Red Bull fino alla fine del 2030. L’accordo siglato ne 2022 scadeva nel 2028, con alcune clausole legate ai risultati. Questo nuovo è, nei fatti, un prolungamento di due anni.

La Red Bull del 2026 è un gigante acciaccato. Marko, Newey, Horner: via tutti. Gianpiero Lambiase, ingegnere di pista di Verstappen, ha già accettato di passare alla McLaren entro il 2028. Laurent Mekies, subentrato a Horner soltanto lo scorso luglio, ha ereditato una squadra con meno uomini chiave e più questioni irrisolte. Eppure è lui l’artefice di una delle trattative meno semplici della F1 riuscendo a trattenere il pilota più forte del campionato.

Il vero problema non era il team

Chi ha seguito la stagione sa che il rischio maggiore per la Red Bull non era perdere Verstappen per un’offerta migliore. Era perderlo per noia.

Il regolamento 2026, con la divisione 50/50 tra unità ibrida e motore a combustione interna, ha irritato Verstappen in modo visibile, tutt’ora. Il pilota ha messo sul tavolo, a più riprese, l’ipotesi di correre altrove. La Mercedes aveva bussato alla sua porta già l’anno scorso; le clausole di performance nel contratto avevano però, alla fine, bloccato tutto. Ma chi frequenta il paddock sapeva che, se le sue sensazioni di guida non fossero migliorate, un rinnovo sarebbe stato semplicemente impossibile.

Quello che ha modificato la situazione è la traiettoria del regolamento: il nuovo piano prevede una ripartizione 60/40 a favore del motore a combustione interna nel 2028. Per Verstappen, è un orizzonte abbastanza vicino da fargli riconsiderare le sue opzioni.

Sketch tecnico con silhouette semplificata di veicolo da corsa

Quattro anni

Mekies ha definito la decisione di continuare «radicata nella fiducia che Max e il team hanno costruito nel corso degli anni». La Red Bull ha parlato di «una delle partnership più riuscite e consolidate nella storia della Formula 1». Iperbole da comunicato stampa, forse. Ma in questo caso il comunicato ha quasi ragione.

Per il mercato piloti, le conseguenze sono immediate. Carlos Sainz aveva firmato il giorno prima con la Williams; i pezzi sembravano essersi allineati per qualcosa di più clamoroso. Proprio chi guardava alla Red Bull come prossima destinazione dello spagnolo, può smettere di guardare, per un bel po’. Può farlo anche Piastri.

Una firma, due letture

La firma a Zandvoort ha il peso di un simbolo: Max resta nel posto dove è diventato campione del mondo quattro volte, alla sua ultima gara di casa, davanti al suo pubblico. Funziona bene come racconto.

Sotto la superficie, però, il team non è più lo stesso di tre anni fa. Il regolamento non è ancora quello che Verstappen vuole. L’ingegnere di pista che lo ha guidato per anni se ne va.

Qualcosa, nel frattempo, scorre via.

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Di Vittorio Gravel

Vittorio covers motorsport as a cultural ecosystem rather than a sequence of races. He focuses on people, contexts, and contradictions, blending reportage and analysis with a calm, direct tone. He prefers the details that reveal more than official statements ever do.