Alpine a Zandvoort: il pacchetto che può salvare la stagione

Illustrazione generica di veicoli in movimento su pista

In Ungheria, la McLaren ha vinto. L’Alpine ha raccimolato zero punti per la seconda volta nelle ultime quattro gare. La Racing Bulls, nel mentre, ha sorpassato proprio la squadra di Enstone al quinto posto del mondiale costruttori, assicurandosi anche un vantaggio di cinque lunghezze prima della pausa estiva.

È un dato semplice. Eppure allo stesso tempo, non lo è.

Il ritmo perduto

A Suzuka, a marzo, Pierre Gasly sorpassava Max Verstappen con il quale battagliava per il settimo posto. La A526 era la quarta vettura più veloce in griglia, con un distacco dell’1.028% dalla vettura di riferimento secondo la metrica dei supertimes di The Race. Gasly nelle sue interviste aveva “messo le mani avanti”. Eppure i tre decimi di differenza dal passo della McLaren a Shanghai, erano un segnale concreto. Certo l’Alpine subiva qualcosa in più in Giappone, ma i progressi sembravano reali.

In Ungheria quel distacco era però salito a 2.120% dalla McLaren. L’Alpine scesa al settimo posto tra le scuderie nella classfica costruttori, la Racing Bulls davanti, l’Audi che si avvicina.

Il punto, secondo Gasly, non è tanto una regressione della A526: è che la concorrenza è stata più reattiva negli sviluppi. Nelle quattro gare precedenti la pausa, la Racing Bulls ha introdotto dieci aggiornamenti prestazionali. L’Alpine ne ha portati sei, di cui cinque in un colpo solo in Austria. In Ungheria, niente.

Cosa Alpine introduce a Zandvoort

A Enstone non hanno detto granché su cosa cambierà per il Gran Premio d’Olanda. Gasly ha descritto un posteriore instabile in frenata e in accelerazione, sottosterzo a centro curva, trazione scarsa: tre problemi distinti che si sovrappongono. Dave Greenwood, racing director della squadra, ha ammesso che la squadra è “leggermente fuori fase rispetto agli altri”, pur sostenendo di non aver perso il contatto con il centro del gruppo.

Gli aggiornamenti che arriveranno a Zandvoort, in ogni caso, rappresentano la scommessa della seconda metà di stagione. Andrea Stella ha detto di non aver mai visto una corsa allo sviluppo cosi frenetica da quando è in Formula 1. In un momento nel quale il nuovo regolamento è una novità per tutti, un pacchetto aggiornamenti può valere due o tre decimi al giro. Chi porta i pezzi giusti avanza; chi aspetta, scivola indietro.

L’Alpine ha aspettato.

Sketch tecnico con silhouette semplificata di veicolo da corsa

La promessa fatta a gennaio

Flavio Briatore a gennaio aveva inquadrato l’obiettivo per la nuova stagione: “lottare in ogni gara per i punti; per i primi sei, sette posti”. A inizio stagione aveva anche fissato l’unica condizione possibile per essere competitivi: avere il motore Mercedes. Mossa pensata per mettere la squadra nella posizione più competitiva possibile all’alba del nuovo ciclo normativo.

I risultati delle prime gare sembravano dare ragione alla sua lettura. Il podio di Monaco, la quarta posizione assoluta in Giappone, Gasly a segno in sei delle prime sette gare. Poi, lentamente, il vantaggio accumulato si è assottigliato. A Silverstone a luglio, sia Gasly che Franco Colapinto parlavano già di “limitare i danni”.

Zandvoort non è una gara come le altre, per l’Alpine. È il momento di verifica di un progetto. Se il pacchetto d’aggiornamenti funziona, la stagione può ancora andare dove Briatore ha detto che doveva andare. Se non funziona, o se i rivali continuano a progredire più in fretta, la domanda sui meriti di questa operazione diventa più difficile da scansare.

Qualcosa, nel frattempo, scorre via.

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Di Vittorio Gravel

Vittorio covers motorsport as a cultural ecosystem rather than a sequence of races. He focuses on people, contexts, and contradictions, blending reportage and analysis with a calm, direct tone. He prefers the details that reveal more than official statements ever do.