Lightning McQueen in F1: la Disney porta Cars a Monza

Illustrazione generica di veicoli in movimento su pista

La Formula 1 estende il suo accordo con Disney fino al 2028 e porta la saga Cars a Monza. Non nostalgia: strategia da 21 miliardi, di dollari.

Venti anni dopo. Il film Pixar che parlava di rallentare arriva in Formula 1, che rallentare non ha mai imparato a farlo.

La notizia di oggi è questa: la Formula 1 e Disney prolungano la loro partnership commerciale fino alla fine della stagione 2028, aggiungendo per la prima volta la saga Cars al programma «Fuel the Magic», nato a Las Vegas nel novembre 2025 con Mickey Mouse e la sua banda. Lightning McQueen farà la sua comparsa a Monza in settembre, al Gran Premio d’Italia, con una livrea inedita di cui per ora non si sa ancora nulla.

Il numero

Prima di parlare di nostalgia e di «due community che condividono la stessa passione per la velocità» come ha dichiarato Joss Hastings, vicepresidente marketing di Disney Consumer Products, conviene dare un’occhiata alle cifre. Cars ha generato, dalla sua uscita nel 2006, circa 21,5 miliardi di dollari di fatturato, ad oggi. Di questi, 19,1 miliardi vengono dal merchandise. Il film in sé, al botteghino, ne ha incassati molto meno. L’accordo con la F1, quindi, non è uno stunt culturale: è l’innesto di uno dei franchise più redditizi nella storia Disney in uno sport che, negli ultimi anni, ha scoperto di avere un pubblico smisurato e giovane da monetizzare.

Bozzetto di veicoli che affrontano una curva con linee fluide

Emily Prazer, Chief Commercial Officer della Formula 1, ha descritto tutto questo con il linguaggio che ci si aspetta da uno nella sua posizione: creatività, storytelling, autenticità. Ma il punto è un altro. Quando la F1 aveva annunciato la partnership nel 2025, Prazer aveva spiegato che Disney serviva per raggiungere fasce di pubblico non tradizionalmente sportive, bambini, famiglie, under-25. Sedici mesi dopo, quella strategia ha funzionato a sufficienza da giustificare un’estensione di un anno e portare l’importo dell’affare a quella cifra.

Un’auto NASCAR in un paddock di F1

Cars è, nei fatti, un film sulla cultura NASCAR: gare ovali, stock car, sponsor su tutto, Radiator Springs in mezzo al nulla americano. Lightning McQueen ha poco a che fare con un DRS o un pit stop da 2,4 secondi. La Formula 1 lo sa benissimo, e probabilmente non le interessa.

Quello che le interessa è che Cars compie vent’anni proprio quest’estate, che torna al cinema a settembre, e che il suo indotto commerciale supera quello di Toy Story. Per uno sport che parla da anni di voler diventare intrattenimento globale, portare a bordo pista il protagonista di una delle proprietà animate più redditizie di sempre ha una sua logica precisa.

Il rischio, semmai, è l’opposto. Non che la F1 si stia snaturando per colpa di un cartoon, quello è un argomento che i puristi hanno consumato nel 2023. Il rischio è che, a furia di accordi con Disney, Apple, LVMH e chiunque altro voglia associarsi a uno sport in ascesa, il paddock diventi un luogo in cui è difficile capire cosa si stia vendendo, esattamente. La velocità, o qualcos’altro.

Lightning McQueen arriverà a Monza. Le macchine vere faranno i loro 350 chilometri orari sul rettifilo.

Sullo sfondo, qualcosa scorre via.

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Di Vittorio Gravel

Vittorio covers motorsport as a cultural ecosystem rather than a sequence of races. He focuses on people, contexts, and contradictions, blending reportage and analysis with a calm, direct tone. He prefers the details that reveal more than official statements ever do.