Norris ha vinto. Ma la gara che vale la pena raccontare è quella della Ferrari.
Venerdì e sabato avevano dato ragioni serie per aspettarsi di più: la SF-26 davanti a tutti nelle prove libere, Hamilton in lotta per la pole. Su un circuito come l’Hungaroring: tortuoso, tecnico, dove le soste valgono quanto il passo, partire dall’1-2 non è un vantaggio astratto. È un punto di partenza su cui costruire. Fred Vasseur lo ha detto senza cercare attenuanti: il passo puro era probabilmente migliore rispetto a Spa e a Silverstone. La domenica ha restituito qualcos’altro.
La SF-26 e il problema di consistenza
Charles Leclerc, arrivato quarto, ha descritto la macchina con una parola: tricky. Primo stint sulle hard non male, ultimo stint sulle soft abbastanza buono. Nel mezzo, troppi sali e scendi. «È proprio strano quanto tutto sia scorrelato», ha detto. Cercano consistenza con questa macchina, e la macchina risponde in modo diverso a ogni stint, a seconda del pilota, della mescola, del momento. Vasseur ha ammesso che era difficile leggere il passo, e che una gara diversa sarebbe stata possibile se Leclerc fosse rimasto secondo alla partenza, tra le due McLaren.

Non ci è rimasto.
Quello che è andato storto, nell’ordine
Vasseur ha elencato tutto con una precisione quasi contabile: la partenza, la penalità per eccesso di velocità in corsia box, Verstappen che ha superato in pista, i pit stop da cui la Ferrari usciva ogni volta con due o tre decimi di ritardo. «Tutto è andato storto», ha detto, «ma dobbiamo fare un lavoro molto migliore la domenica.»
La penalità ad Hamilton merita un dettaglio: aveva spento il limitatore una frazione troppo presto, sconfinando di 0,1 km/h. L’ultimo pit stop ha fatto il resto. Il tempo perso all’uscita dai box ha permesso ad Antonelli di infilarsi davanti sulla riga del cronometro. Il gap di Antonelli su Hamilton in campionato era a 45 punti; adesso è a 50.

Il pit stop sotto la virtual safety car
Hamilton ha definito la gara «piuttosto brutta, piuttosto frustrante». Col senno di poi, avrebbe preferito restare in pista durante la virtual safety car scattata per il problema di Piastri, invece di rientrare. Verstappen, rimasto fuori su gomme più fresche, stava guadagnando. Hamilton ha riconosciuto che avrebbe perso la seconda posizione comunque, ma avrebbe salvato il terzo posto, invece di finire quinto.
Vasseur si è difeso sulla scelta di rientrare: la soft non era così lenta, avevano preso come riferimento il stint di Verstappen, e in quel momento la Ferrari aveva le hard più vecchie del gruppo. A dare un’idea di quanto le C3 reggessero quel giorno: Arvid Lindblad e Gabriel Bortoleto hanno chiuso la gara rispettivamente decimo e undicesimo con 49 e 40 giri sullo stesso treno. Nessuno dei due sembrava felice di ammetterlo.
Il passo c’era. Gli errori anche.
Vasseur li ha elencati con la calma di chi sa che la lista parla da sola.

