In Formula 1, un team principal con vent’anni di esperienza ha già scartato centinaia di piloti prima che salgano in macchina per la prima gara. Simulatori, test con vetture di due stagioni fa, sessioni riservate ai rookie durante i weekend. Si mette insieme un quadro completo. Si capisce chi è davvero il pilota, non solo il giro veloce.
Guenther Steiner ha fatto esattamente questo per tutta la sua carriera. Poi è passato in MotoGP.
Una mancanza di fondo
La prima cosa che emerge parlando con Steiner della scelta dei piloti per il 2027, per il Tech3 che gestisce insieme a KTM, è l’assenza. Non l’incertezza normale che accompagna qualsiasi decisione su un atleta. Proprio la mancanza degli strumenti che in F1 vengono dati per scontati.
In MotoGP non esistono simulatori paragonabili. Non ci sono test con moto vecchie aperti ai giovani di Moto2 che vogliono farsi vedere. Le sessioni dedicate ai rookie, durante i weekend di gara, non previste dal regolamento. Il pilota emergente un modo definito per farsi valutare per dimostrare cosa sa fare su una MotoGP. Lo ha detto Steiner. Lo conferma la struttura stessa del campionato.
Quello che resta, senza questi strumenti, è la una sorta di pettegolezzo. Il parlare con le persone. Raccogliere impressioni. Capire chi spinge un nome e perché.

Le dinamiche di potere nel paddock
Steiner lo dice senza diplomazia: in MotoGP c’è molto “conosco questo ragazzo, quindi lo promuovo.” Orientarsi in queste dinamiche, capire quando una raccomandazione è sincera e quando è interesse di qualcuno, è una competenza che non si improvvisa.
Oggi la motogp è un ambiente meno rigido, meno procedurale, ma meno affidabile. Non perché le persone mentano, ma perché le relazioni distorcono il giudizio senza che ce ne si accorga. In F1 i dati non sono neutrali. Però esistono. In MotoGP il riferimento principale resta la reputazione.
Steiner ha portato analisti finanziari per applicare analisi numeriche sulle prestazioni dei piloti. È una soluzione pragmatica. Dice anche tutto sul vuoto che cerca di colmare.
Quello che si impara davvero
C’è una cosa che Steiner ha imparato in F1: finché non metti il pilota in macchina in una gara, non sai davvero cos’hai di fronte. La differenza è che in Formula 1 arrivi a quel momento con molti elementi su cui basare la scelta. In MotoGP ci arrivi prima, con meno.
Il Tech3 sceglierà i piloti per il 2027 con le informazioni disponibili. Steiner non sa se la scelta sarà giusta. Lo dice. È un sistema che non produce certezze, produce scommesse, come per quasi tutti gli altri. Solo con meno margini di protezione.

