Un titolo mai festeggiato

Illustrazione generica di veicoli in movimento su pista

Nella Formula 1, dopo aver vinto il mondiale, si festeggia. È una delle poche certezze di questo sport. Jochen Rindt non ha mai avuto quell’occasione.

Era un pilota veloce e combattivo fin dalla Formula 2, uno di quelli che in pista si riconoscono subito, in uno sport che all’epoca costava la vita con una regolarità che oggi sarebbe inimmaginabile.

Nel ’64 debutta in F1, nella sua Austria, con una Brabham di un team privato. Finisce prima del previsto per un problema tecnico.

Il talento, però, non si esaurisce in Formula 1. L’anno dopo vince la 24 Ore di Le Mans con una Ferrari privata, battendo i team ufficiali della Rossa e della Ford. È il risultato più importante della sua giovane carriera. Nello stesso anno si stabilizza in F1 su una Cooper, affiancando Bruce McLaren, e in Germania chiude quarto.

Affronta Brabham, Hill, McLaren, Ickx, Stewart. Tiene il passo. Ma raccoglie meno di quanto meriterebbe.

Sketch tecnico con silhouette semplificata di veicolo da corsa

Montjuic e Watkins Glen

Nel ’69, sulla Lotus, rischia la vita in un brutto incidente a Montjuic. Confida alla moglie Nina di voler smettere. Poi torna a Watkins Glen, nella stessa stagione, e vince: è la sua prima vittoria in Formula 1.

Il 1970

Colin Chapman gli costruisce una macchina per vincere. Jochen vince cinque delle prime nove gare. Il titolo sembra davvero a portata.

A Monza, nelle prove libere, perde il controllo e sbatte contro il guardrail poco prima della Parabolica, quella che oggi si chiama curva Alboreto. Le condizioni sono subito gravissime. Ha ventotto anni.

Il titolo, aritmeticamente, è ancora aperto. A Watkins Glen, penultimo appuntamento della stagione, Jacky Ickx, il suo unico inseguitore rimasto, si ritira. Jochen Rindt diventa campione del mondo. A vincere quella gara è Emerson Fittipaldi, che il mondiale lo conquisterà due volte da vivo.

Illustrazione astratta con forme che richiamano la velocità

Il prezzo

Ma a quale prezzo arriva quel titolo? La vita.

Chi vince dovrebbe festeggiare. Jochen Rindt non l’ha fatto: è l’unico campione del mondo di Formula 1 a non aver vissuto per vedersi consegnare la corona. Un primato che avrebbe fatto volentieri a meno di avere. Il suo nome, nella storia di questo sport, c’è lo stesso.