Il calciomercato estivo del Pescara dura quanto dura. Quest’anno si parla soprattutto di Lorenzo Insigne.
Insigne gioca nel Pescara. O forse no, dipende dal giorno. La Sampdoria ha fatto un’offerta. Il Qarabag sarebbe interessato. Il Limassol pure, a quanto pare. I quotidiani registrano tutto con la cura riservata ai movimenti di un campione, non a quelli di un trentaquattrenne che in Serie C deve ancora decidere se vuole starci.

L’estate è il tempo del calciomercato, per quanto sia diventato breve e si estenda ben oltre l’inizio della stagione. Per le squadre retrocesse questo è un periodo nel quale aleggia un misto di speranza di restare “da categoria superiore” e la consapevolezza che la rosa verrà ridimensionata.
Se siete tifosi del Pescara Calcio, però, il destino non si limita a essere cinico. Vi imbroglia proprio.
Perché quest’estate la campagna acquisti della vostra squadra viene raccontata con al centro l’unico nome della rosa che porta ancora una vaga aura di grandezza passata: Lorenzo Insigne. Aprite i giornali e trovate fiumi d’inchiostro digitale sulle vicissitudini di mercato dell’ex giocatore del Toronto. Nemmeno Vincenzo Pisacane, il suo procuratore, si dilungherebbe tanto.
Qualcuno sa spiegare perché al tifoso del Pescara dovrebbe importare dell’offerta della Sampdoria? In che modo l’interesse del Qarabag e del Limassol riguarda chi, anche la prossima stagione, di nuovo in terza divisione, affollerà lo Stadio Adriatico?
È la vecchia abitudine di dare in pasto qualsiasi cosa a una tifoseria che ha dimostrato di saper assorbire tutto. Una dirigenza, un presidente, che sa di poter rifilare qualsiasi mossa perché lui è “disposto a vendere”, e sa benissimo che non ci sono acquirenti. Perchè Pescara non è Como. Non ha le ville rinascimentali e il lago, che fa sempre un po’ tristezza ma un suo fascino ce l’ha.
Parliamo di una tifoseria capace di portare 22mila persone sugli spalti per un playoff di Lega Pro. Lì fuori c’è una quota di occasionali disposti a seguire una squadra che vince. Sono stati abituati male, qui in riva all’Adriatico.

Ma pensateci: questa è una tifoseria che da anni vive con le arterie principali della città in eterno rifacimento. Un eterno sarà bellissimo, molto poi, non adesso. Si è abituata quindi a muoversi a prescindere dal contesto. Come se covasse in fondo al cuore una speranza mai sopita di una grandeur destinata a tornare, perché l’ha già vissuta.
Il presente, invece, è preso a prestito dai sogni di altri. I giocatori arrivano nella speranza di farsi notare e volare altrove, verso ingaggi e piazze più importanti. Il Pescara è uno di quei lavoratori stagionali che devono preoccuparsi dell’oggi, dell’immanente, senza poter guardare al futuro.
I tifosi restano prigionieri del loro sogno. Chi affolla la Nord e chi siede nella stanza dei bottoni non aprono la stessa finestra.
Qualcuno però da qualche parte, un presidente così l’ha chiamato: “ladro di sogni”.

