Russell vince, ma i dati dicono altro
Il GP d’Austria lo ha vinto George Russell. Con il passo giusto, le gomme giuste al momento giusto, la testa sgombra da tutto il rumore che lo aveva appesantito nelle gare precedenti. Ha guidato in modo «anomalo», parole sue. Ha funzionato.
Alle sue spalle, Verstappen. Poi Antonelli, quarto al via per colpa di una bandiera gialla fraintesa in qualifica, singola scambiata per doppia, e poi una gara piena di uscite di pista e freni che non entravano in temperatura in modo uniforme tra destra e sinistra.
Laurent Mekies, dopo la gara, ha indicato l’ordine reale dei ritmi: Antonelli, Verstappen, Russell. Il vincitore era terzo sul passo.
Il risultato non cambia. Ma è il tipo di informazione che va messa da parte.

Ferrari: il motore nuovo non cambia il problema vecchio
Barcellona aveva illuso. L’upgrade alla power unit sembrava aver riportato la Ferrari li davanti, con Hamilton che vinceva in modo convincente. L’Austria ha ridimensionato tutto.
Il motore ha funzionato come previsto. Sul dritto, però, la Ferrari perdeva ancora 20 km/h in frenata alla curva 4: il turbo piccolo faticava nel caldo del Red Bull Ring, con pochissimi punti di ricarica rispetto a Barcellona. Le gomme posteriori si consumavano a un ritmo che ha imposto tre soste, mentre il resto della top 10 ne faceva due.
Vasseur ha detto che la Ferrari ha sbagliato strategia, concentrandosi troppo sulla Mercedes. Forse. Ma con la macchina che aveva in Austria, il risultato non sarebbe cambiato di molto.
Il prossimo upgrade alla power unit è previsto dopo la sosta estiva. Silverstone, nel frattempo, non promette molto di diverso.

Red Bull: l’aggiornamento giusto al momento giusto
La RB22 aggiornata è arrivata in Austria con un tempismo che non è casuale. L’estate si avvicina, e con essa la finestra contrattuale che potrebbe permettere a Verstappen di valutare altre opzioni. Il management del pilota ha già parlato con McLaren, Vermeulen lo ha confermato ai media olandesi. Red Bull lo sapeva.
Verstappen ha fatto una gara solida, podio, macchina tornata competitiva. Non ancora al livello della Mercedes, ma il margine si è ridotto. Per Red Bull era esattamente quello che serviva mostrare.
McLaren: dritti e rapporti
La McLaren perde sul dritto. Tra la curva 3 e la curva 4, la differenza con la Mercedes arrivava a 8 km/h in qualifica. Quasi metà del distacco da Russell veniva dai rettilinei.
La causa è multipla: troppa resistenza aerodinamica, energia non ancora ottimizzata, rapporti del cambio corti. La nuova ala posteriore, quella ribattezzata «Macarena», non è arrivata in Austria come previsto. Sui rapporti non si mette mano a stagione in corso: troppo complicato per il guadagno che porterebbe.

Tre storie dalla metà campo
Ocon in Austria aveva meno carico al retrotreno del compagno Bearman. Non è un problema suo: Komatsu ha confermato che c’è un’inconsistenza nei fondi che colpisce entrambe le vetture a turno. Ocon ha provato il fondo 13, il 14 e il 15. Il deficit restava.
La Racing Bulls ha gestito bene la gara, poi ha creato da sola un caso interno: Lindblad ha ignorato un ordine di scuderia e ha attaccato Lawson nel secondo stint, nonostante avesse appena garantito che non l’avrebbe fatto. La squadra ha risolto con un undercut. Lindblad è arrivato davanti. La domanda è se Red Bull consideri la cosa chiusa.
Cadillac ha fatto sei giri. Bottas tre ritiri consecutivi, Perez zero punti su una macchina che sul passo sembrava in grado di lottare con la Williams. Graeme Lowdon ha scelto le parole con cura: «dobbiamo garantire l’affidabilità per dimostrare i progressi». È una frase che dice tutto senza dirlo.

