Hamilton vince con la Ferrari: a Barcellona è andata in scena la fine di un anno lungo diciotto mesi

Diciotto mesi. È questo il numero che conta, non il podio, non i venti secondi di distacco con cui ha tagliato il traguardo. Diciotto mesi da quando Lewis Hamilton ha messo piede nel box Ferrari con la convinzione di poter vincere, e il lento sgretolamento di quella convinzione nel corso del 2025, finché lui stesso ha ammesso di essersi chiesto se avesse ancora qualcosa da dare.

A Barcellona ha risposto.

La macchina che mancava

Ma partiamo dall’inizio vero: le nuove regole 2026. Hamilton aveva scommesso su di esse, o almeno lo sperava. La tesi era che la fine dell’era ground-effect avrebbe liberato un certo tipo di pilota da certi tipi di limitazione. Allora era un’ipotesi. Ora è un fatto.

Queste macchine si muovono diversamente in frenata, si caricano diversamente all’ingresso di curva. È lì che Hamilton è sempre stato pericoloso. Il comportamento dei nuovi regolamenti gli ha restituito il margine per attaccare come vuole, senza litigare con la macchina a ogni staccata.

Poi c’è l’upgrade portato dalla Ferrari a Barcellona: otto aree specifiche della vettura, dal fondo al musetto. Russell, leader per buona parte del pomeriggio, ha riconosciuto che chi porta gli aggiornamenti prima guadagna terreno. La Ferrari ne ha portati, e si vedeva: nelle curve, nel comportamento delle gomme su una pista dove domenica faceva caldo sul serio. Il problema sulle rettilinee rimane, lo sa anche il muretto. Norris ha detto senza giri di parole che con un motore migliore la Ferrari dominerebbe. Ma a Barcellona le curve erano abbastanza.

Il cambio che Vasseur ha dovuto conquistare

C’è un dettaglio tecnico che vale la pena fermarsi a guardare: i dischi freno. Dal GP del Giappone, Hamilton monta i Carbon Industrie, gli stessi che usava in Mercedes e prima ancora in McLaren. Con i Brembo non aveva mai trovato il feeling giusto, non sulle prestazioni oggettive ma sul mordente iniziale, su come la frenata carica la vettura all’ingresso di curva.

Cambiare fornitore di freni in Ferrari non è una telefonata. Brembo è un nome pesante nell’ecosistema del team. Vasseur ha fatto la mossa ugualmente. Hamilton lo ringrazia con una precisione che non lascia margine: «questo non sarebbe successo senza quei cambiamenti».

Carlos Santi

L’altro cambiamento è l’ingegnere di pista. Con Ricardo Adami nel 2025 la collaborazione non ha mai trovato il ritmo. Ferrari ha cambiato, e Carlos Santi, pensato inizialmente come copertura temporanea, si è rivelato qualcosa di più.

Hamilton lo chiama il suo “Bono italiano”. «Non ci conoscevamo, non avevamo mai parlato. Ci siamo incontrati e penso che ci siamo capiti subito.» Non è il tipo di rapporto che si costruisce per direttiva aziendale.

Tre soste, un piano C e una VSC

La gara è stata un esercizio di costruzione lenta. Hamilton ha girato a lungo in seconda posizione su una strategia alternativa: tre soste contro le due degli avversari. Nel secondo stint ha praticamente azzerato il vantaggio di Russell. Poi la virtual safety car per la Aston Martin ferma di Alonso ha anticipato un pit stop già in programma, consegnando a Hamilton la posizione e cinque giri di vantaggio sulle gomme.

Russell ha detto nel post-gara che Hamilton sarebbe passato comunque. Non è una valutazione generosa: nel finale Hamilton ha dominato, ha fatto il giro più veloce, ha vinto di venti secondi. Quello che la VSC ha cambiato è la geometria del finale, non chi avrebbe vinto.

Quello che rimane

Nel 2025 Hamilton non ha trovato un podio in gara nemmeno una volta. Ha passato un anno a spingere su tutto, a essere «molto, molto insistente» come dice lui stesso, su un sistema costruito in un certo modo da decenni. Vasseur ha mediato, ha assorbito, ha agito dove poteva.

Mercedes ha perso la prima gara della stagione anche per ragioni proprie: Russell ha perso il passo in modo inaspettato, e Wolff ha lasciato intendere che la gestione interna tra i due piloti abbia complicato le cose nel momento che contava.

Niente di tutto questo cambia il dato di fondo: a Barcellona Hamilton era il più veloce. Con la macchina giusta, il team giusto, e diciotto mesi di pazienza da smaltire.

Nella classifica è a meno 41 da Antonelli. Ha detto che non è finita. Da dove viene, è una dichiarazione su cui vale la pena ragionarci.

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Di Vittorio Gravel

Vittorio covers motorsport as a cultural ecosystem rather than a sequence of races. He focuses on people, contexts, and contradictions, blending reportage and analysis with a calm, direct tone. He prefers the details that reveal more than official statements ever do.