La pira
Il vicepresidente lo ha detto, in un video: se entro dieci giorni non arrivano risposte concrete, il titolo sportivo torna nelle mani del sindaco. Non il presidente. Il vicepresidente. Negli sport così di periferia, le gerarchie sono decorative. Chi parla non è sempre chi decide, e chi decide non sempre è quello che firma e c’è poi sempre quello che firma dove capita.

Qualche mese fa, lo stesso patron aveva condiviso un articolo con questo titolo: «Non è finita qui». Ricondiviso sui social, immagino con soddisfazione, nemmeno troppo silenziosa, di chi pensa di aver detto qualcosa. Potrei fermarmi qui e fare dell’ironia su quel titolo. Ma sarebbe troppo comodo.

Prima stagione in Serie A. Playoff scudetto, final eight di coppa. Su dodici squadre, otto vanno ai playoff. Basta stare fuori dalle ultime quattro. Per farlo, hanno preso giocatrici, hanno speso, hanno costruito un’immagine. Che in parte ha funzionato, almeno sul campo.
Il problema non è quella squadra in particolare. Il problema è quello che succede sempre, qui. Il calcio a cinque femminile in Italia è, economicamente, una pira funeraria. Non è una critica: è una descrizione. Non ci sono diritti televisivi. Non ci sono sponsor che tengono. Gli investimenti li fa chi ci crede, per un po’, poi si ferma. La storia lo racconta a ogni stagione, senza sorprese.
E ogni stagione il ciclo ricomincia. Annunci di apertura. Qualche risultato. Tensione. Poi il comunicato. I ricorsi alla commissione accordi economici. Il titolo che torna da qualche parte. E l’anno dopo, di nuovo riappare, magari con altro nome.
C’è un’idea ricorrente, in queste storie, che sia compito della politica farsi carico della situazione. Il calcio e la politica si frequentano da decenni, a volte con confini difficili da vedere. Ma una squadra di futsal femminile in Serie A non è un servizio pubblico. Non è salute, non è integrazione, non è sport di base. È una competizione privata tra chi ha scelto di iscriversi a una lega, con tutto quello che questo implica.
Ognuno con i propri soldi fa quello che vuole.
Anche alimentare la pira.

