La distanza tra eccellente e Sua Eccellenza è grammaticale. Narrativamente, puoi raccontarla a chi è disposto a crederci: funziona, più o meno come funzionano i culti, dove l’unica realtà che conta è quella che qualcuno ti propina.
La stagione non è ancora finita e una società di Serie B fallisce per i debiti. Eccellente.
Due si fondono. Eccellente.
Vi consegnano le coppe per aver vinto due categorie diverse, ma la targhetta è la stessa. Eccellente.
I playoff della massima divisione non partono. Eccellente.
Sei a Guastalla ma le tue foto istituzionali le taggi su Anzio. Eccellente.
Una stagione di eccellenza.
Iniziata con campionati a squadre dispari e giorni di riposo forzato. Eccellente.
Chi va in Coppa Italia lo decide il giudice sportivo. Eccellente.
Le finali scudetto, peraltro femminili, nel weekend del GP di Barcellona. Poteva andare peggio: potevano farle giocare nel weekend del GP di Monaco. Comunque: eccellente, con la minuscola.
C’è chi aspetta ancora il corso allenatori, annunciato mesi fa. Eccellente.
Chi aspetta la nazionale. Eccellente.

Comprare le coppe in serie fa risparmiare, come comprare le etichette in serie: sugli ordini grandi si fa lo sconto. Ma almeno attaccarle giuste? Il punto però non è che queste cose accadano. Ci sta, purtroppo ci sta. Il punto è che il fuSTal italiano è pieno di code di paglia che bruciano più in fretta di un incendio in California. Il problema diventa se qualcuno ve le racconta.
Già. Perché quello che il movimento si aspetta, in generale, è di essere raccontato come si fa con un volantino del Lidl: a prezzo fisso, meglio se scontato, quindi rigorosamente a pagamento. Non cercano un racconto. Cercano un’agenzia pubblicitaria stile anni Ottanta, del secolo scorso. Le uniche parole ammesse sono eccellenza e superlativi. Punto.
Poi entri in un palazzetto, se sei fortunato, altrimenti in una tensostruttura pomposamente ribattezzata “arena”, e quelle parole magiche non le trovi da nessuna parte. Trovi i soliti. Se sei particolarmente fortunato, li trovi al bar. La dimensione minore del calcio a cinque dovrebbe essere un vantaggio strutturale. Invece provano a proiettare un’immagine di grandeur nella speranza che prima o poi diventi realtà.

Non è una condizione esclusiva di questa disciplina. Non per questo è meno rilevante. Nel calcio professionistico, l’ultimo presidente della Ternana, fallita e sepolta nei debiti, chiedeva qualche milione di euro, mi pare due, per cedere la squadra. Se non è una dimensione alternativa della realtà questa, non saprei cos’altro potrebbe esserlo. La Ternana Calcio è sparita.
Questo non è un pezzo eccellente, lo riconosco. Però l’eccellenza, qui, non era quello che serviva.

