Al Mugello la Ducati ha fatto quello che sa fare: si è presa la gara con pazienza, ha aspettato che gli altri sbagliassero e ci si è infilata. Bagnaia era davanti quando Fernandez aveva allargato alla prima curva del secondo giro e Martin aveva fatto lo stesso nella stessa staccata dove avrebbe dovuto sorpassare Bezzecchi. Due Aprilia che si erano tolte di mezzo da sole, e Bagnaia ne aveva approfittato.
Superata la metà gara, però, le Aprilia hanno ripreso quello che era loro.

L’Aprilia riprende quello che è suo
Prima Bezzecchi, poi Martin, senza strappi. Bagnaia scivola al terzo posto mentre Ogura risaliva dal tredicesimo e Di Giannantonio, sprofondato al dodicesimo al primo giro, tornava su. La Ducati ha cominciato ad amministrare una posizione invece di guidare la gara, e la differenza si è vista nel finale.
Ogura azzera il distacco, sorpassa Bagnaia all’ultimo giro, poi allunga quanto basta. La Ducati recupera il terzo posto per 34 millesimi.
Bezzecchi chiude con 3,6 secondi su Martin. Porta il vantaggio in campionato a 17 punti sul compagno di squadra. Al Mugello, sua gara di casa, non aveva mai vinto.

Quello che l’ordine d’arrivo non racconta
Fernandez aveva vinto la sprint il giorno prima, era partito dalla pole e ha chiuso ottavo risalendo dal diciassettesimo posto dopo aver allargato alla prima curva nel tentativo di attaccare Bezzecchi. Acosta, Marquez e Aldeguer si sono dati battaglia per un pezzo, poi Ogura li ha raggiunti e ha scavalcato chi non aveva passo.
Marquez chiude settimo, al rientro da un intervento chirurgico. Al Venerdì era già chiaro a tutti che fosse fuori dalla lotta per il podio.
Razgatlioglu prende una penalità per track limits all’ultimo giro. Il punto va a Miller.

Mugello 2026: quello che resta
L’Aprilia aveva infranto il record di velocità in qualifica, riempito la prima fila, perso la testa della gara nei primi giri. L’ha ripresa quando contava. Quattro piloti nelle prime cinque posizioni.
La Ducati al Mugello ha comandato venti minuti buoni. Non è bastato.

