Sakhir, primo giorno pubblico. Il rookie svedese piazza il tempo, il motore Red Bull-Ford macina giri. Williams c’è, finalmente. E adesso si capisce perché nessuno sa davvero cosa aspettarsi.
Lindblad Davanti
Mercoledì mattina, Bahrain. Finalmente le macchine nuove girano davanti a tutti. Primo nome in cima alla classifica dopo un’ora: Arvid Lindblad. Racing Bulls. 1:37.945. Davanti a Piastri, davanti a Verstappen.
Bella storia? Certamente. Diciottenne che fa il tempo. Il problema è che i tempi, a febbraio, li leggono solo i tifosi e i giornalisti a caccia di titoli. Chi sta nel paddock guarda altro.
Guarda i giri. E lì la musica cambia.
Lindblad ha fatto più di venti tornate nel primo stint. Con le soft. Mentre gli altri facevano giri di installazione e si guardavano intorno spaesati. Racing Bulls è stata la prima sopra quota venti. E non è che abbiano spinto: hanno girato. Liscio. Senza fermarsi.
Il che significa una cosa sola: il motore Red Bull Ford Powertrains funziona. O almeno, funziona abbastanza da non fermarsi ogni tre giri.

Il Motore Che Doveva Essere un Disastro
Tre anni di lavoro a Milton Keynes. Progetto nuovo, senza MGU-H, con un MGU-K che passa da 120 a 350 kW. Ford come partner. E tutti a fare i profeti di sventura: “Arriveranno in ritardo”, “Non ce la fanno”, “Meglio quando compravano da Honda”.
Beh, a Barcellona hanno girato. E in Bahrain, mercoledì mattina, hanno fatto girare Lindblad per più di venti giri senza problemi. Poi è toccato a Verstappen. E anche lui ha girato. Terzo tempo, ma chi se ne frega. Il punto è che la macchina gira.
Ovvio che nessuno ti dice se il motore è al 100% o all’80%. Ovvio che la mappatura è chissà dove. Ma intanto, mentre altri si fermano per check-up vari, la RB e la Racing Bulls girano. E quando hai una power unit nuova di pacca, al primo test pubblico, con regole che stravolgono tutto, girare è già metà del lavoro.
Poi magari a Melbourne scoprono che mancano quaranta cavalli. Ma oggi, a Bahrain, intanto girano.
Lindblad: Diciotto Anni, Zero Paura
Arvid Lindblad. Nato a Virginia Water, papà svedese, mamma con origini indiane. Red Bull Junior dal 2021. F4, F3, F2. Tutto di corsa, tutto in fretta. E adesso eccolo qui, unico rookie della griglia 2026.
Alan Permane, che di piloti ne ha visti passare, l’ha definito “calmo, mai agitato”. Tim Goss, CTO di Racing Bulls, aggiunge che il feedback è “chiaro e semplice”. Che in italiano significa: non si perde in chiacchiere e dice quello che serve.
Nel paddock c’è chi dice che Marko abbia visto qualcosa. Ma Marko vede sempre qualcosa, poi metà delle volte si sbaglia e metà ci prende. Il punto è che Lindblad, a diciotto anni, si ritrova a dover gestire una power unit ibrida al 50%, l’aerodinamica attiva, i media che gli chiedono di tutto. E per ora non ha fatto una piega.
Vedremo tra tre settimane. Quando a Melbourne inizieranno a fare sul serio e finirà il teatrino dei test.
Il 2026 Non È una F1 Normale. È un Reset
Bisogna dirlo chiaro: quello che sta succedendo a Bahrain non è un normale test. È il reset più grosso che la F1 abbia fatto da anni.
Via l’MGU-H, che la FIA ha deciso essere troppo complicato e inutile per il mondo stradale. Dentro un MGU-K che fa il triplo: da 120 a 350 kW. Risultato: combustione ed elettrico si dividono il lavoro quasi al 50%. Carburante sostenibile al 100%. Gestione energetica che diventa fondamentale.
Le macchine? Più corte di 20 cm, più strette di 10, più leggere di 30 kg (in teoria). Aerodinamica attiva, addio DRS. Ora hai modalità: Straight Mode, Corner Mode, Overtake Mode quando sei vicino. E devi decidere tu quando attivare cosa.
Hamilton, che ne ha viste tante, ha detto che è il cambiamento più grosso della sua carriera. E quando uno che ha vinto sette titoli mondiali ti dice “è complicato”, vuol dire che è davvero complicato.
Ogni giro diventa un esercizio mentale. Gestisci energia, turbo, alettoni. Sbagli all’inizio del giro, arrivi scarico alla fine. E addio sorpasso.

Williams: Finalmente in Pista (Dopo il Caos)
E poi c’è Williams. L’unica che a Barcellona non si è vista. L’unica. Cadillac, team nuovo di zecca, c’era. Audi, che ha preso la Sauber e ricostruito tutto, c’era. Williams no.
James Vowles ha parlato di “scelte aggressive”, di “rilasci strategici. La realtà? Sono andati lunghi. La FW48 era in ritardo. I crash test passati, ma tardi. E Grove ha dovuto decidere: vai a Barcellona con una macchina mezza e fai figuracce, oppure salti e arrivi preparato in Bahrain.
Hanno scelto la seconda. Virtual Track Test, dyno, simulazioni. Ma intanto Albon e Sainz hanno perso tre giorni rispetto agli altri.
Mercoledì Sainz è finalmente salito sulla Williams. Quarto tempo nella prima ora. Vowles può tirare un sospiro di sollievo. Ma sa anche che un terzo dei test se lo sono bruciati. E con un regolamento nuovo, ogni giro conta doppio.
Ricorda il 2019? Quando Williams arrivò in ritardo a Barcellona con Claire e Paddy Lowe? Ecco. Quelli non erano bei tempi. Questa volta almeno la macchina c’è. E gira.
Sakhir: Vento, Sabbia, e Qualche Uscita di Pista
Sakhir non è mai facile. Vento che cambia ogni ora, sabbia che arriva dal deserto, temperature ballerine. Mercoledì aria a 27°C, asfalto a 35°C. E una pista che se sbagli non perdona.
Hamilton, sulla Ferrari, è finito largo alla doppia sinistra delle curve 9-10. Niente di grave, un’escursione sul run-off. Colapinto sull’Alpine, Stroll sull’Aston Martin, Bottas sulla Cadillac: stessa zona, stesso problema. Tutti a cercare i limiti, tutti a capire dove sono.
Colapinto poi si è fermato tra curva 7 e 8. Prima bandiera rossa del test. Niente di drammatico, ma un promemoria: queste macchine 2026 sono nervose. Più complesse, più difficili. Piloti e ingegneri dovranno lavorare parecchio per trovare il setup giusto.
Stroll ha fatto pochi giri nella prima ora, poi ha recuperato nella seconda sessione. Aston Martin, con l’AMR26 firmata Newey, sta ancora capendo cosa ha tra le mani. A Barcellona hanno girato poco, qui devono recuperare.
Audi Porta Già gli Aggiornamenti
Gabriel Bortoleto, l’altro rookie (anche se ha fatto più test di Lindblad), è sceso in pista con una R26 con pance nuove. Audi ha portato modifiche aerodinamiche già al primo test pubblico.
Non è strano. Chi ha avuto problemi a Barcellona sa che ogni test è un’occasione per correggere il tiro. E Audi, che sta costruendo tutto da zero – motore compreso – ha bisogno di capire, provare, cambiare. Il marchio tedesco vuole fare le cose per bene. Ma la strada è lunga, e il tempo non è mai abbastanza.

Verdetti? Troppo Presto. Ma Qualcosa Si Capisce
Mercoledì mattina ha dato qualche risposta. Ma soprattutto ha fatto esplodere le domande.
Red Bull Powertrains funziona? Sì, almeno per ora. Williams ce la farà? Difficile dirlo. Chi sta nascondendo il gioco? Probabilmente tutti.
Mercedes con Russell e Antonelli non ha mostrato nulla. Ferrari ha portato la spec A, aspettando gli aggiornamenti per dopo. McLaren, campione in carica, ha girato con Piastri senza forzare. Alpine, Haas, Aston Martin: tutti in modalità “raccolta dati.
Lindblad primo? Bello, fa titolo. Ma significa poco. A Melbourne vedremo i valori veri. Adesso è tutto un grande casino dove nessuno sa davvero chi vince. E onestamente? È la notizia migliore che potessimo avere.
Perché la F1, quando non sai chi arriva primo, diventa interessante. E questa, per la prima volta da anni, sembra proprio una F1 interessante.
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