Grazie Lo Stesso è stato già detto?

La Scena del Crimine

Ci sono momenti nella vita di un tifoso in cui vorresti semplicemente spegnere tutto e fingere di essere appassionato di scacchi. O di curling. Qualcosa dove la delusione arriva con dignità, senza il bisogno di leggere comunicati ufficiali che ti chiedono di essere grato per l’ennesima figuraccia.

Domenica sera, all’Arena Stožice di Lubiana, la Spagna ha travolto l’Italia 4-0 nei quarti di finale degli Europei di futsal 2026. Gli spagnoli se ne sono andati veloci, probabilmente già con la testa alla semifinale. Noi siamo rimasti lì, sul campo, a guardarci intorno come chi ha appena capito che la festa è finita da un pezzo e tutti se ne sono accorti tranne lui.

Il tabellone diceva Spagna 4 – Italia 0, ma avrebbe potuto dire anche: “Avete visto? Ve l’avevamo detto.”

La Sindrome del “Grazie Ragazzi”

La Divisione Calcio a 5 ha postato un “Grazie Ragazzi. Punto. Come se bastasse questo per chiudere il cerchio, per darci pace, per giustificare l’ennesimo ritorno a casa anticipato.

Grazie per cosa, esattamente? Per l’impegno? Per l’abnegazione? Ma non è questo il minimo sindacale per chiunque indossi una maglia azzurra? È come se io scrivessi “questo articolo non contiene errori di grammatica” e pretendessi una standing ovation. È il minimo, amici. Il minimo.

Eppure eccoci qui, a dover essere grati. L’Italia ha chiuso il suo Europeo con un bilancio di una vittoria, un pareggio e due sconfitte. Prima vittoria dopo dieci anni, accesso ai quarti di finale. E già questo dovrebbe farci esultare come se avessimo vinto il Mondiale.

La Francia Che Ride (E Noi Che Piangiamo)

C’è un dato che mi ossessiona. Un dato che mi sveglia la notte e mi fa pensare che forse, dopotutto, il problema non è solo la sfortuna o “il livello internazionale diverso” – come se fosse una scoperta rivoluzionaria ammettere che le altre squadre sono più forti.

La Francia ha disputato la sua prima partita internazionale di futsal nel 1997. Il 1997, ragazzi. Quando l’Italia aveva già una nazionale dal 1981. Quando gli azzurri vincevano Europei che i francesi neanche giocavano.

E ora? Ora la Francia è tra le prime quattro d’Europa, mentre noi siamo già sull’aereo per casa, con l’Armenia, il Belgio e l’Ucraina a farci compagnia.

Ventotto anni. In ventotto anni la Francia è passata dal nulla alle semifinali europee. Noi, in quarant’anni, siamo passati dalla vittoria dell’Europeo a gioire per un pareggio contro l’Ungheria.

I Numeri Non Mentono (Ma Preferiremmo Che Lo Facessero)

Qualcuno, nei giorni precedenti al match con la Spagna, ci ha raccontato che potevamo sognare. Che avevamo ricostruito una credibilità internazionale. Che c’erano “idee chiare abbinate alla qualità, la voglia di imporsi, un gioco verticale, una pressione feroce”.

Tutto questo generato da uno spareggio vinto ai rigori contro il Kazakistan e da una vittoria contro la Polonia. Non male come superpotere: trasformare due vittorie in un Rinascimento sportivo.

Poi arrivano i numeri veri. La Spagna ha tirato 49 volte verso la porta contro le 24 dell’Italia, prendendo anche 5 pali. Quarantanove a ventiquattro. Il doppio.

Suona familiare? Dovrebbe. Perché è esattamente lo stesso copione del pareggio con l’Ungheria, quando ci siamo raccontati la favola del “abbiamo tirato il doppio di loro” per giustificare un 2-2 che sapeva di sconfitta.

Ventun Anni di Tabù (E Contando)

Sono 21 anni che l’Italia non batte la Spagna. Ventuno. Alcuni di voi che state leggendo questo articolo non erano ancora nati l’ultima volta che abbiamo vinto contro gli spagnoli. L’ultimo successo azzurro risale all’Europeo di Ostrava nel 2005.

E non stiamo parlando di una Spagna al suo apice. Stiamo parlando di una nazionale che, secondo gli esperti, è “in fase di ricostruzione” e sta “cercando di aprire un nuovo ciclo”. Immaginate quando saranno pronti davvero.

Le Furie Rosse. Il soprannome dice tutto. La Spagna ha chiuso il girone a punteggio pieno, travolgendo 10-3 il Belgio. Dieci gol in una partita. Noi invece abbiamo passato il girone per differenza reti, dopo aver pareggiato 2-2 con l’Ungheria all’ultima giornata.

Il Problema Non È la Sfortuna

Il commissario tecnico Samperi ha detto che “quello internazionale è un livello diverso rispetto ai campionati e alla Serie A. Finalmente. Finalmente qualcuno l’ha ammesso. Ma questa non è una giustificazione, è una confessione.

Se il nostro campionato nazionale non prepara i giocatori per il livello internazionale, se la Serie A di futsal è un mondo a parte rispetto a quello che succede negli Europei, allora il problema è strutturale. Non è la sfortuna. Non è la giornata no. È che siamo semplicemente indietro.

Ricordate Catania-AEK Atene di Futsal Champions League? Ecco, non dovevamo dimenticarcelo. Era un segnale inequivocabile. Ma noi preferiamo ignorare i segnali, continuare a dire “grazie lo stesso” e sperare che il miracolo arrivi la prossima volta.

Il Futuro È Vecchio

Al prossimo Europeo, non ci sarà Alex Merlim e l’ossatura di questa nazionale sarà prossima ai quarant’anni. Quarant’anni.

Saremo pronti per un campionato master, uno di quelli dove ti chiedi se è più importante vincere o arrivare vivo alla fine della partita. E da dove dovrebbero spuntare i talenti nuovi? Da quale vivaio? Su quale filiera giovanile si poggia il futsal italiano maschile?

Il calcio italiano fatica già a produrre talento. E il futsal, che è un sottoprodotto del calcio, da dove dovrebbe tirare fuori i campioni? Dalle stesse accademie che sfornano mediani lenti e ali che non saltano l’uomo?

Batman forever

Ho visto rispuntare su Sportitalia l’ex presidente della Divisione Calcio a 5. È come vedere Batman Forever in televisione ad orari assurdi: sai già come va a finire, ma continui a guardare per pura nostalgia o masochismo.

Dieci anni di promesse dall’ultima vittoria. Dieci anni di “movimento in espansione”, di “futuro brillante”, di “disciplina pronta per il grande palcoscenico”. E dove siamo adesso? Esattamente dove eravamo dieci anni fa, solo con qualche capello bianco in più e meno illusioni.

La Convergenza Economica (O Dove Vanno a Finire i Soldi)

In questa meravigliosa convergenza economica mondiale, dove pensate che vadano le scarse risorse? Verso le discipline che garantiscono un ritorno economico o dentro a pire funerarie per ego ipertrofici?

Il futsal non fa ascolti. Non riempie palazzetti. Non genera sponsor milionari. È uno sport di nicchia che sopravvive con il minimo sindacale e ci chiede di essere grati per questo.

Ma essere grati per cosa? Per continuare a perdere con dignità? Per festeggiare i pareggi come fossero vittorie? Per raccontarci che “abbiamo dato tutto quello che avevamo” quando evidentemente quello che avevamo non era abbastanza?

Il Potere del “Non È Abbastanza”

Forse è giunto il momento di provare con frasi nuove. Invece di “grazie ragazzi”, potremmo provare con “non è abbastanza”. Invece di “abbiamo dato tutto”, potremmo dire “manca il talento”. Invece di nasconderci dietro la “sfortuna” o il “livello internazionale diverso”, potremmo ammettere che semplicemente non siamo all’altezza.

Non è una questione di cattiveria o mancanza di rispetto. È onestà intellettuale. Se continuiamo a ringraziare per le figure barbine, avremo sempre e solo quelle. Se continuiamo a celebrare il minimo sindacale come fosse un traguardo epico, non cresceremo mai.

Dieci Anni di Grazie Lo Stesso

L’Italia ha vinto due Europei di futsal, nel 2003 e nel 2014. Sono passati dodici anni dall’ultima vittoria. Nel 2014 eravamo sul tetto d’Europa. Oggi festeggiamo per essere arrivati ai quarti.

Dieci anni di promesse dall’ultima vittoria. Dieci anni di movimento in espansione. Dieci anni di futuro brillante. E alla fine?

Dieci anni di “grazie lo stesso”.

La Spagna è uscita veloce dal campo. Noi siamo rimasti lì, a indugare. Come sempre. Come se restare qualche minuto in più sul terreno di gioco potesse cambiare il risultato. O forse stavamo solo provando a memorizzare la sensazione, per la prossima volta che qualcuno ci dirà che possiamo sognare.


Questo articolo riflette un’opinione personale sull’eliminazione dell’Italia dagli Europei di futsal 2026. I fatti riportati sono verificati e citati da fonti ufficiali UEFA e FIGC. Le considerazioni e le riflessioni sono dell’autore.

Di Elias Rowe

Elias Rowe writes about the things he loves to understand the world around him. His voice is calm, observational, and quietly ironic, always searching for meaning in the details.