Obiettivo Raggiunto: quarti

Festeggiare i Quarti di Finale Diventa un Successo, ecco L’Italia del Futsal

Il Pareggio Che sa di impresa

Missione compiuta. È questa l’espressione che preferiscono usare. Gli azzurri hanno strappato un 2-2 all’Ungheria giovedì sera e sono volati — oddio, volati è una parola grossa, diciamo che si sono aggrappati con le unghie — ai quarti di finale. Dove li aspetta la Spagna di Velasco. Quella Spagna che ha appena rifilato un 10-3 al Belgio, tanto per intenderci.

Ma facciamo un passo indietro. Il percorso per arrivare a questo “traguardo” è stato: sconfitta con il Portogallo (6-2, ma poteva andare peggio), vittoria con la Polonia (4-0, finalmente), e questo pareggio inseguendo l’Ungheria. Una nazionale, quella magiara, che nell’immaginario collettivo del futsal sta più o meno dove il Kazakistan sta nel calcio vero. Eppure ci hanno fatto sudare.

52 Tiri Contro 24

I report di stato — che poi sono quei documenti che leggi e pensi “ma chi li scrive, il Ministero della Propaganda?” — ci dicono che l’Italia ha tirato 52 volte contro le 24 dell’Ungheria. Impressionante. Intimidatorio. Quasi da titolo.

Poi leggi le statistiche vere e scopri che di questi 52 tiri, solo 22 sono finiti nello specchio della porta. Il 42 per cento. L’Ungheria? 14 tiri in porta su 24. Il 58 per cento. Facciamo che sparacchiare ogni volta che se ne ha l’occasione verso la porta avversaria non si può sempre considerare “essere pericolosi”?

È un po’ come quando vai al poligono di tiro e ti vanti di aver sparato 50 colpi, ma poi hai centrato il bersaglio solo 20 volte. E il tuo amico ne ha sparati 24 centrando 14 volte. Chi è più bravo? Spoiler: non sei tu.

La Retorica del “Percorso Fatto”

“Questa qualificazione è frutto del percorso fatto,” ha detto qualcuno dopo la partita. Percorso che include una sconfitta con il Portogallo, una vittoria sulla Polonia e un pareggio con l’Ungheria. Lo stesso percorso fatto da Francia, Belgio, Armenia e Croazia. Tutte power house di questa disciplina… ah no, aspetta.

Gli azzurri però raggiungono un traguardo che mancava da 10 anni: passare la fase a gironi. Dieci anni fa bastò battere Repubblica Ceca e Azerbaigian, ma poi finimmo travolti dal Kazakistan per 5-2. Kazakistan. Nel futsal. Lasciate che questo dato si depositi per un momento.

Dal Tetto d’Europa alla Gioia per i Gironi

Qualcuno s’è accorto — e qui divento cattivo, lo so — che la nazionale maschile di calcio a 5 è passata, in tre edizioni della competizione continentale, dall’alzare il trofeo europeo (nel 2014 ad Anversa, quando battemmo la Russia 3-1) a festeggiare il passaggio della fase a gironi come un successo “sudato e meritato?

Nel 2003 vincevamo a Caserta. Nel 2014 ad Anversa. Nel 2026 festeggiamo per essere arrivati ai quarti. È come se Sinner festeggiasse per essere arrivato agli ottavi. O se la Ferrari facesse una festa perché ha ottenuto un punto iridato.

Eppure si continua a suonare la stessa melodia: quella della disciplina in crescita, pronta a prendersi il grande pubblico, a brillare sui grandi palcoscenici. Il movimento in salute. Il futuro radioso.

La Sindrome del Figlio Genio

A leggere il racconto di questo movimento e poi ad osservarne i risultati e le partite, ho come l’impressione che sia il figlio di quei genitori che ritengono il loro pargolo un genio. Quando poi fallisce miseramente è colpa ovviamente degli insegnanti che non lo capiscono, della sfortuna, d’un accidenti del caso. Mai che il problema sia: “non è abbastanza bravo”.

E se invece fosse semplicemente così? Non abbastanza bravi. In fondo che c’è di male? Per qualcuno che vince ci devono essere altri che perdono. O se preferite — come dicono quelli che usano gli eufemismi — che partecipano. È lo sport. È la vita.

L’Elefante nella Stanza: La Spagna

Domenica 1° febbraio ci sarà la Spagna. Quella che ha vinto sette Europei. Quella che ha sconfitto 10-3 al Belgio nell’ultima partita. Quella che nei quarti è una presenza fissa come il caffè del mattino.

E noi? Noi abbiamo festeggiato per esserci qualificati. Non per aver vinto il girone. Non per aver dominato le partite. Per esserci qualificati. Punto.

La verità è che il futsal italiano vive in una bolla autoreferenziale. Una di quelle bolle in cui tutto va sempre bene, in cui ogni risultato è un successo, in cui il movimento è sempre “in crescita”. Come quelle persone che continuano a dirti che il loro disco uscirà “presto” da dieci anni.

Il Problema Non È il Talento

Non fraintendetemi. Non sto dicendo che i giocatori non siano bravi. Bellobuono ha fatto parate incredibili contro l’Ungheria. De Oliveira ha segnato una tripletta alla Polonia. Merlim ha giocato la sua 136esima partita in azzurro, a -1 dal record di Ercolessi.

Il problema è aspettarsi che questo basti. Che 52 tiri (di cui 22 in porta) siano un’impresa. Che passare i gironi sia un’epopea. Che un movimento “in crescita” festeggi risultati che dodici anni fa sarebbero stati considerati deludenti.

La Memoria Selettiva

Sapete quando è stata l’ultima vittoria dell’Italia in una fase finale di un Europeo prima della Polonia? 7-0 alla Repubblica Ceca. Il 7 febbraio 2016. Quasi dieci anni fa. Nel frattempo: tre pareggi, due sconfitte, un’eliminazione ai quarti (nel 2018) e un’altra senza passare lo sbarramento del girone (nel 2022).

Ma il movimento è in crescita, ricordate?

Verso i Quarti: Cosa Aspettarsi

Domenica affronteremo la Spagna all’Arena Stožice di Lubiana. E qui le opzioni sono due:

Opzione A: Ci presentiamo con la consapevolezza di chi non ha nulla da perdere, giochiamo la partita della vita e magari — magari — facciamo la sorpresa. Sarebbe bellissimo. Sarebbe emozionante. E avrei torto io su tutto.

Opzione B: Prendiamo un poker, usciamo dicendo che “ce l’abbiamo messa tutta”, che “la Spagna è più forte”, che “abbiamo comunque fatto un bell’Europeo” e torniamo a casa con la solita retorica del “movimento in crescita”.

Io, nel mio cinismo da tifoso disilluso (che è quello che Nick Hornby chiamerebbe “realismo”), punto sull’opzione B. Ma spero di sbagliarmi. Davvero.

Forse È Ora di Essere Onesti

Il problema del futsal italiano non è tecnico. È culturale. È l’incapacità di accettare che forse — solo forse — non siamo più tra le prime della classe. Che vincere due Europei non ti garantisce uno status perpetuo. Che la storia è bella, ma il presente conta di più.

E il presente dice che festeggiamo per i quarti di finale. Che l’Ungheria ci ha messo in difficoltà. Che la Spagna ci aspetta con un sorriso beffardo.

Non c’è nulla di male nell’essere una squadra media. Davvero. Il problema è continuare a raccontarsi di essere qualcos’altro. È come continuare a dire che uscirai con quella ragazza anche se ti ha friendzonato tre anni fa. A un certo punto devi accettare la realtà e andare avanti.

Domenica ci sarà la Spagna. E forse — solo forse — sarà il momento di smetterla con le illusioni e iniziare a guardare in faccia la realtà. O forse no. Forse sarà la notte magica. Forse De Oliveira segnerà quattro gol. Forse Bellobuono farà venti parate impossibili.

Forse. Ma probabilmente no.

L’appuntamento con Italia-Spagna è per domenica 1° febbraio 2026 all’Arena Stožice di Lubiana. Orario da definire (16:00 o 19:30). Sarà trasmessa su RaiSport.

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  1. Ho avuto l’idea di leggere tutte le tue cronache. Ti definisci un tifoso disilluso; anch’io scrivo un po’ in questo stesso senso. Stare dall’altra parte, osservando da fuori, è sempre più facile. Non sono una grande esperta di questo sport e sospetto che nemmeno tu ti consideri tale, nonostante tu ne scriva così bene. Solo non dirmi che hai provato a fare il calciatore e che la disillusione venga da lì…
    In ogni caso, tutte le grandi squadre attraversano delle fasi. La cosa più difficile non è vincere sempre, ma riuscire a restare costantemente al vertice. La Spagna, per esempio, ha sette titoli europei, ma basta chiedere come funziona il loro sistema di formazione, quale base sostiene quei successi. Il Portogallo, anni fa, sfiorava soltanto le vittorie. Ha investito seriamente nella formazione circa dieci anni fa e oggi è un punto di riferimento in questo ambito. Forse la risposta è proprio lì.
    Conosciamo bene la situazione dei giocatori naturalizzati e, per fortuna, molti di loro giocano da anni in Italia e hanno diritti indiscutibili di essere dove sono. Nel caso che conosco, per esempio, il giocatore non è nato in Italia, ma i suoi nonni fuggirono in Brasile durante la Seconda guerra mondiale. Per diritto di sangue, ha pieno diritto alla cittadinanza. Se ti trovi in viaggio o vivi nelle Americhe con tua moglie e tuo figlio nasce lì, smetterebbe forse di essere legittimamente italiano solo perché non è nato in Italia?
    In ogni caso, senza mettere in discussione il talento dei naturalizzati o di chi è nato, credo che la questione centrale sia un’altra: l’Italia deve investire con forza e con urgenza nei settori giovanili. Solo così, tra qualche anno, potrà tornare a dominare più frequentemente la vetta della classifica. So che, molti anni fa, la nazionale italiana ha beneficiato della formazione brasiliana, ed è stato un bene che sia successo. Ma ora è il momento di puntare con decisione sulla propria formazione.
    Leggo molta ironia e poca speranza. Ma ormai ho capito il tuo pensiero. Voglio allora lasciare anche il mio: qualunque cosa accada, SEMPRE FORZA ITALIA.

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