No, non è un piatto da ordinare al ristorante. Ma un titolo suggerito a un giornalista sportivo dal massimo dirigente di una squadra nel film di Pupi Avati, Ultimo Minuto. Correva l’anno 1987. “Quanti ne abbiamo venduti così, serve a creare un certo interesse…” Nel film quella scena racconta un trucco, mai davvero passato di moda, usato per favorire la cessione del corrotto centravanti Boschi.
C’è sempre stato un rapporto di vicinanza tra la stampa di settore e le società calcistiche. Sebbene perseguano interessi diversi, li accumuna la ricerca dell’utile economico. Esiste una comprensione comune sull’utilità di creare opposizioni, critiche, diatribe e alimentarle: sono funzionali ad accrescere e mantenere vivo l’interesse intorno al calcio.

Il calcio a 5 italiano potrebbe imitare quel rapporto simbiotico. Nel calcioiI tifosi pagano per i contenuti dei giornali esattamente come pagano per accedere agli incontri. Potrebbe accade anche nel calcio a 5, se ci fossero abbastanza i tifosi. Però anche volendo monetizzare il risicato numero di appassionati, non si raggiungerebbero numeri tali da suscitare davvero interesse. Nemmeno da parte di partner commerciali.
Per questo negli anni nel calcio a 5 si è sviluppato un rapporto di relativa dipendenza economica tra chi genera contenuti e le società, tra gli spazi dedicati al calcio a 5 e l’organizzazione della disciplina. Non è un mistero, è tutto alla luce del sole. Tanto che si ringrazia pubblicamente l’organo di governo della disciplina che, in occasione di una vittoria, offre al rappresentante della società un articolo su una rivista distribuita in tutti i palazzetti.

Non importa la squadra, non importa la rivista. È un rapporto di dipendenza diretta. Si tratta di contenuti di addetti ai lavori per addetti ai lavori. Spesso a pagamento. Non penserete che lo spazio dedicato al calcio a 5 sul Corriere dello Sport sia gratuito, vero?
Non c’è alcuna valutazione morale su una pratica come questa. Un lavoro va retribuito, soprattutto se commissionato. Vorrei però rivolgere l’attenzione sull’utilità di questa pratica. Indubbiamente permette a tanti spazi dedicati al calcio a 5 di sopravvivere, affossando però l’interesse del tifoso.
Si generano contenuti che raccontano di quanto sia bello, professionale, spettacolare — aggiungete voi aggettivi positivi a caso. La verità del campo, della disciplina, è profondamente diversa. Ma soprattutto: quand’è l’ultima volta che avete cercato una notizia di calcio che non fosse legata a una polemica, un risultato negativo, una diatriba? Pensate davvero che a qualcuno interessi leggere di quanto siete “belli e bravi”?

La conversazione intorno al calcio a 5 italiano è mortalmente noiosa. Una delle ragioni per le quali siete qui a leggere è proprio quella. Perché qui si offre un contenuto che non potete trovare altrove: uno “spritz”. Altrove vi vendono una camomilla, qualche volta un tè. Tutti lo stesso prodotto, identico.
Ma la camomilla non crea problemi. . Vi farà dormire… ma poi, alla fine, non importa davvero.
Dimenticavo: Boschi al Napoli.

