L’uomo del mutuo è una di quelle figure mitologiche — un po’ uomo e molto mito — che ho incontrato nella disciplina del pallone che rimbalza poco. A un presidente che si lamentava di aver speso “un filino troppo” quella stagione, lui rispose con una battuta geniale: “Quando li cacci li hai spesi… fino ad allora…”
Così inizia questo ennesimo capitolo d’una storia fatta di promesse, valori e parole. Troppe parole. .

È solo una questione di soldi
Perché anche la giocatrice di calcio a 5 in Italia è un lavoro. Lo sancisce la legislazione corrente. Un lavoro per il quale si dovrebbe — e non uso il condizionale a caso — percepire regolarmente una cifra pattuita in un contratto tra il datore di lavoro e i suoi dipendenti.
Spesso però, in questo strano mondo del futsal femminile, le donne si fanno abbindolare da parole vuote: famiglia, valori, gruppo, casa. Dimenticano che sono lì per denaro, in cambio di una prestazione sportiva. Non sono lì per baciare le maglie. Sono lì per vincere, o almeno provarci.
Quando lasciano che la narrazione tracimi oltre i confini sportivi, diventano vittime d’un sistema che non le considera più dipendenti ma parte di una famiglia. E no, non si paga qualcuno per essere fratello o sorella. Così queste giocatrici che reclamano il loro giusto compenso diventano mercenarie. Soldati di ventura.
Ma non lo siamo tutti? Perché io posso cambiare lavoro, azienda, e non sono considerato un mercenario, ma se lo fa un calciatore lo diventa? Semplice: avete, miei cari giocatori, baciato la maglia. Promesso amore eterno. Confuso un lavoro — quindi una professione — con una passione estemporanea.
Lo sfogo di Tampa
Arriva così lo sfogo pubblico di Lediane Marcolan, semplicemente Tampa.

Stagione 2024-2025. La foto in testa al suo post non lascia dubbi sulla squadra in cui ha militato nella scorsa stagione. Facile da intuire, no?
Ecco. Ammesso che la giocatrice abbia da rivendicare del denaro non percepito, come ha fatto quella squadra a iscriversi regolarmente al campionato in corso? O la squadra ha presentato una liberatoria falsa, oppure alla giocatrice aveva promesso dei soldi in nero, fuori dal contratto.
? Perché l’effetto domino di una tale indagine porterebbe a un cataclisma cosmico?
La ragazza nel suo post parla chiaramente di stipendi non pagati, di premi, d’un principale responsabile della società che la blocca sui social e la tratta senza rispetto. Se dovessi investire dei soldi falsi, come le loro promesse, avrei un nome quasi sicuro da collegare a “principale responsabile”. Otto mesi per ricevere il dovuto. Qui fuori, nel mondo reale, un datore di lavoro del genere sarebbe già davanti a un giudice, ammesso che sia così folle da ignorare un pignoramento.
La regola del clown
Lì dentro, nel “grande spettacolo del futsal femminile italiano” — rigorosamente virgolettato — vige la regola del clown: quando va bene sei una regina, quando va male non servi. E a volte non servi nemmeno quando va bene. Là dove “tutto” viene confuso con “il minimo e il dovuto”.
A Tampa vorrei rivolgere una domanda. Perché. Perché hai giocato, continuato a giocare per gente che non pagava le prestazioni sportive? Non sei una che “parla con la stampa”, anche qui rigorosamente virgolettato. Avresti però potuto raccontarla prima questa storia. Ma ti sei sentita ostaggio del denaro, dell’idea che se non avessi creato problemi alla fine ti avrebbero pagato il dovuto.
Sai quante volte negli ultimi dieci anni ho sentito la stessa identica storia? Più di quante abbia voglia di ricordare. Diversi i clown, medesimi gli atteggiamenti. Perfino la narrazione delle loro squadre si somiglia: vantarsi dei successi sul campo e ignorare le condanne della Commissione Accordi Economici. Fa bene “l’uomo nero del futsal” — altra figura metà uomo e metà mito — a trascinare questi clown davanti alle loro mancanze.

Perché solo ora
Ho un’altra domanda per Tampa, ma che va bene per tutte voi che aspettate d’essere pagate per mesi. Perché. Non li avete visti gli striscioni con i soldi finti appesi alle balaustre che salutavano il ritorno da avversarie di giocatrici che avevano permesso alla loro precedente squadra di vincere tutto? Quelle stesse atlete che hanno dovuto adire le vie legali per farsi corrispondere gli arretrati. Perché esultate a un gol, baciate la maglia, se non sapete come fare la spesa? Perché succede anche questo.
Ogni volta che restate in silenzio permettete che quello che è successo a voi succeda anche ad altre. Bianca, Amanda, che avete commentato al post di Tampa su IG: perché. Perché solo ora. Invece di rilasciare dichiarazioni roboanti su quanto “credete al progetto”, su quanto “questa squadra sia una famiglia”, perché non mettere sul tavolo questa conversazione?
Il silenzio di fronte a un problema è una forma di consenso.

