Red Bull F1: I 10 Errori Peggiori sui Piloti



La Red Bull cambia ancora i suoi piloti per il 2026, e francamente, a questo punto ci siamo abituati. Isack Hadjar affiancherà Max Verstappen, mentre il diciottenne Arvid Lindblad farà il suo debutto in F1 con Racing Bulls. È la solita giostra che gira da quasi vent’anni: promettono, promuovono, poi tritano carriere come fossero lupini da masticare.

Ma ecco il punto: per quanto queste ultime mosse possano sembrare rischiose, difficilmente finiranno tra gli autentici disastri che hanno caratterizzato la gestione piloti di Christian Horner e Helmut Marko. Perché quando si parla di Red Bull e piloti, parliamo di una storia costellata di decisioni che oscillano tra il discutibile e il catastrofico.

L’Arte di Rovinare i Debuttanti

Benvenuto in F1, Ora Affonda

Ricordate quando avere un programma giovani significava preparare i talenti? La Red Bull ha sempre preferito il metodo “gettali in piscina e vediamo se nuotano. Nel 2009, Jaime Alguersuari divenne il pilota più giovane della storia della F1 a soli 19 anni, sostituendo Sébastien Bourdais a metà stagione. Il problema? Zero test veri, solo qualche rettilineo in circuiti privati e via, nel Gran Premio d’Ungheria.​

Lo spagnolo se la cavò dignitosamente. 31 punti in due stagioni complete. Ma a 25 anni si ritirò completamente dal motorsport. Missione compiuta, Red Bull: hai accelerato sia il debutto che la fine della sua carriera. Un capolavoro di efficienza, se l’obiettivo era bruciare talenti.

E ora tocca ad Arvid Lindblad, che a 18 anni farà il suo debutto senza particolari preparazioni speciali. Almeno lui è stato avvisato che sarà “difficile”, come hanno sottolineato i boss di Racing Bulls. Che sollievo, davvero.​

una questione di ego

Scott Speed: La Colluttazione che Nessuno ha Dimenticato

Scott Speed al Nürburgring 2007: pioggia torrenziale, incidente nelle prime curve caotiche, ritorno ai box. Fin qui, tutto normale. Poi Franz Tost, il team principal dell’epoca, avrebbe afferrato Speed per il collo. Lo stesso Speed ha ammesso anni dopo di aver mancato totalmente di rispetto a Tost, con l’arroganza tipica di un ragazzino presuntuoso.

Il pilota americano fu mediocre in F1, zero punti in carriera, ma la scelta iniziale aveva una sua logica: terzo in GP2 e la Red Bull cercava disperatamente un piloto statunitense per motivi di marketing. Con il senno di poi? Un fallimento totale, con tanto di rissa verbale (e quasi fisica) nel garage.

L’Illusione dell’Esperienza Esterna

Alex Albon: quello già scaricato una volta

Nel 2019, la Red Bull richiamò Alex Albon, che aveva già scaricato dal programma giovani sette anni prima, togliendolo all’ultimo da un contratto con la Formula E. Pochi mesi dopo, lo promosse al team principale per sostituire Pierre Gasly. Albon resistette una stagione e mezza accanto a Verstappen prima di essere rimpiazzato da Sergio Pérez.​

Fu il momento in cui la Red Bull ammise implicitamente: il nostro programma giovani non funziona più. Serviva esperienza esterna. E mentre Albon ora prospera in Williams, dimostrando che forse il problema non era solo suo, quel cambio segnò l’inizio dei dubbi su un’accademia che un tempo sfornava campioni.​

Daniil Kvyat: Il Boomerang Russo

Kvyat merita un paragrafo a parte per l’assoluta assurdità della vicenda. Retrocesso dalla Red Bull nel 2016 (sostituito da un certo Max Verstappen), tornato in Toro Rosso, scaricato, poi richiamato una terza volta nel 2019. Perché? Perché la Red Bull si ritrovò imbarazzantemente a corto di piloti dopo l’uscita shock di Daniel Ricciardo.​

Un’organizzazione di quelle dimensioni che deve riciclare piloti già bocciati due volte è l’equivalente sportivo di rovistare nel cestino per recuperare un appunto. Funzionò? Kvyat fece persino un podio in Germania. Ma la domanda vera è: come si arriva a questo punto?

Il Circo del 2017: Tre Piloti in Quattro Gare

L’apice del caos gestionale arriva nel 2017, quando la Toro Rosso dovette cambiare completamente la lineup per il GP degli Stati Uniti. Carlos Sainz era già stato ceduto alla Renault, Pierre Gasly doveva correre in Super Formula in Giappone (gara poi cancellata per un tifone), e servivano due piloti per una sola gara.​

Soluzione? Richiamare Kvyat (che segnò pure un punto!) e dare il debutto a Brendon Hartley, pilota di sportcar di 28 anni ritirato dalle monoposto da cinque anni. Hartley era un campione Le Mans rispettabilissimo, ma la chiamata fu palesemente disperata. Ottenne un sedile a tempo pieno per il 2018, ma fu eliminato a fine anno. Un’altra carriera bruciata in nome dell’improvvisazione.

I Recenti Disastri

Gasly: Troppo Presto, Troppo Tardi

Pierre Gasly meritava due stagioni complete in Toro Rosso prima di affrontare la Red Bull. Invece ne ebbe una e mezza, le ultime gare del 2017 più il 2018, prima di essere catapultato accanto a Verstappen. Il pre-stagione fu disastroso, l’atteggiamento criticato internamente, i risultati deludenti.​

Dopo sei mesi, la Red Bull passò settimane a giurare che Gasly era al sicuro. Poi lo retrocesse ad agosto, facendone la prima vera vittima del “Verstappen tritapiloti”. Con il senno di poi, dopo le prestazioni di Gasly altrove e la graduale comprensione che forse le monoposto Red Bull sono problematiche quanto i piloti, quella mossa sembra sempre più affrettata e ingiusta.

Lawson: Il Record Negativo del 2025

E qui arriviamo al disastro più recente, quello che supera persino la debacle De Vries per velocità di marcia indietro. A dicembre 2024, la Red Bull era categorica: Liam Lawson era più veloce, più robusto, con un potenziale superiore a Yuki Tsunoda. La scelta giusta per affiancare Verstappen nel 2025.

Due gare dopo – due – Lawson veniva retrocesso e Tsunoda promosso. Come può un giudizio essere così sbagliato in così poco tempo? La verità è che la Red Bull ha semplicemente sperato che Lawson fosse abbastanza bravo. Una scommessa in un momento in cui serviva certezza per lottare per il campionato costruttori.

Almeno Lawson è rimasto in F1, si è ricostruito, e tornerà nel 2026 in Racing Bulls accanto a Lindblad. Ma il danno reputazionale? Irreparabile.​

De Vries: L’Errore Che Marko Ha Ammesso

Nyck de Vries: campione di Formula E 2021, test driver Mercedes, autore di un debutto straordinario a Monza 2022 con la Williams. Helmut Marko lo vide e si convinse immediatamente. Lo ingaggiò per il 2023 scavalcando i propri giovani – tra cui Lawson, terzo in F2 e candidato naturale.​

Dieci gare dopo, zero punti, de Vries fu scaricato. Marko lo definì il suo “errore più grande”. Il problema? Estrapolò una singola, ottima prestazione su un tracciato favorevole alla Williams in un giudizio definitivo sul potenziale F1 di de Vries. Un errore da dilettante per chi dovrebbe essere uno dei talent scout più esperti del paddock.

Al suo posto arrivò Daniel Ricciardo, in una mossa nostalgica e disperata che comunque aveva più senso – almeno Ricciardo era un ex stella Red Bull in cerca di riscatto.

Carlos Sainz: L’Occasione Mancata

E arriviamo al numero uno, il capolavoro di miopia strategica: rifiutare Carlos Sainz per il 2025.

Quando Lewis Hamilton ha preso il suo sedile in Ferrari, Sainz era disponibile. Un pilota collaudato, vincitore di gare, veloce e consistente. La Red Bull disse no. Motivazione ufficiale? Le prestazioni di Pérez nel 2023, quando finì secondo dietro Verstappen nella stagione più dominante di sempre per il team.

Motivazione reale? Paura. Paura che affiancare Sainz a Verstappen creasse tensioni interne dopo il loro periodo conflittuale come compagni rookie in Toro Rosso nel 2015. Invece di testare se davvero “solo Verstappen” sapeva guidare quelle macchine o se la Red Bull ingaggiava semplicemente piloti mediocri, il management scelse la strada più comoda.​

Poi, per peggiorare le cose, rinnovarono Pérez per due anni proprio mentre la sua stagione stava crollando. Risultato? Pérez è stato esonerato a fine 2024, ma la Red Bull gli paga milioni per due anni di contratto non utilizzati. E Sainz? Ha firmato con Williams, dove nel 2025 ha conquistato il primo podio del team in quattro anni a Baku e ha dimostrato tutto il suo valore.

Il 2026: Storia che si Ripete?

Ora Isack Hadjar avrà la sua occasione accanto a Verstappen. Il francese ha fatto bene nel 2025 con Racing Bulls – un podio a Zandvoort, top 10 in classifica generale. Lindblad arriva con appena una stagione di F2 alle spalle, ma almeno il programma giovani torna a fare il suo mestiere.formula1+3​

Funzionerà? Forse. Ma la storia Red Bull ci insegna che il talento, da solo, non basta. Serve pazienza, strategia, e la capacità di ammettere gli errori senza bruciare carriere.

Spoiler: non è mai stato il loro forte.