Che succede a Francavilla…

Se il Milan nella sessione di mercato invernale cedesse Maignan, Leao, Pulisic e mandasse Rabiot alla Juventus, come minimo ci sarebbe un’interrogazione parlamentare. La Gazzetta dello Sport spenderebbe fiumi d’inchiostro sull’argomento. Sky Sport Italia mobiliterebbe l’intera redazione, compresi i due stagisti interisti allontanati, e farebbero sembrare la copertura di Sinner il video di un tiktoker.

Se ne parlerebbe in qualsiasi podcast sportivo, anche quelli di sport diversi dal calcio. Sportitalia intervisterebbe perfino chi fa le pulizie a Casa Milan e non si fermerebbe lì: chiederebbe un’opinione anche a chi posteggia semplicemente in via Aldo Rossi.

Ma quando accade nel calcio a 5 femminile? Silenzio.

La squadra che attualmente occupa la quarta posizione in classifica cede tre giocatrici che sono nelle rotazioni della squadra, cede la sua miglior marcatrice alla capolista. E sapete come viene trattato l’argomento? Esattamente come tutti gli altri trasferimenti. Badate bene, non è compito delle squadre dare spiegazioni o offrire motivazioni. Sono perfettamente nel loro ruolo quando si limitano a vuoti comunicati stampa, anche quando fanno sorridere.

Un semplice “che succede?”

Ma com’è che con tutto questo proliferare di spazi dedicati a questa disciplina in rapida crescita (sarcasmo mode off), nessuno si chiede “perché?”. Nessuna domanda, a parte qualche coraggioso lettore che commenta giustamente perplesso: “che succede?”.

Posso comprendere che il processo di “cioeizzazione” dei contenuti sia il più facile da perseguire, ma perfino la nota rivista per adolescenti con forte ritardo cognitivo faceva inchieste del calibro “l’amore sbagliato di Madonna”. Essere superati in capacità informativa “dall’unico con la copertina adesiva” potrebbe essere un primato del quale non vantarsi. Questa immagine mentale della copertina adesiva lascia aperte domande che potrebbero avere risposte inquietanti.

Una squadra quarta in classifica perde pezzi importanti del suo roster e le uniche informazioni che troviamo sono il copia-incolla del comunicato mescolato ad altrettante importantissime informazioni su movimenti di mercato tra squadre che hanno lo stesso appeal per il pubblico di una dissertazione sulla piaga dello scorbuto sulle navi della marina inglese nel 1700.

Dove sono le domande?

Non dovrebbe soprattutto quello che resta del “Cioè del calcio a 5 femminile”, quello che “informa”, raccontarci qualcosa? No? Già solo le pagine più belle: la lista degli arbitri, affermazioni del calibro “voltare pagina a testa alta” e non dimentichiamo le “anticipazioni corrette”, fondamentali a fare di una sola notizia due parti altrettanto inutili.

In attesa di leggere cosa accade in quel di Francavilla, potete sempre dedicarvi alla lettura sulle virtù della vita bucolica, sui pregi di una vita a chilometri zero, a ritmi più lenti. Sempre sulle stesse pagine.

Il caso Francavilla

A tutti è chiaro che a Francavilla è in corso un’emorragia prima di tutto tecnica. Perdere quattro giocatrici titolari ha un impatto evidente sulla capacità competitiva della squadra. Probabilmente una diaspora sportiva generata da un affanno economico, preoccupante perché avviene quasi a metà stagione.

Questa depauperazione del patrimonio tecnico della squadra abruzzese riduce la lotta al vertice a un affare privato, anzi privatissimo, di una sola squadra. Paradossalmente, la Serie A di calcio a 5 femminile diventa una competizione dove si corre tutti per il secondo posto, mentre s’ingrossa la corsa a non finire impantanati nella lotta per non retrocedere.

Quello che accade a Francavilla dovrebbe indurre a una riflessione seria sui reali costi per competere, sulla reale sostenibilità di una disciplina che incassa cifre risibili a fronte delle spese. Quella in terra d’Abruzzo non è l’unica squadra in difficoltà, ce ne sono altre. Ma se v’aspettate di leggerne sulla “rivista con la copertina adesiva”, attenderete a lungo.

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