Mentre il mondo della Formula 1 celebrava ancora la conclusione della stagione 2025, ad Abu Dhabi si stava già scrivendo il futuro. Il giorno dopo il gran premio finale, tutti e dieci i team sono rimasti sul circuito di Yas Marina per quello che rappresenta molto più di un semplice test pneumatici: un’anteprima concreta della rivoluzione tecnica che ci aspetta nel 2026.
Per la prima volta quest’anno, tutte le squadre si sono riunite contemporaneamente per testare le gomme della prossima era regolamentare. E quello che abbiamo visto ci ha dato indizi preziosi su come cambierà questo sport.
Cosa Sono le Mule Car e Perché Sono Importanti
Prima di addentrarci nei dettagli, facciamo chiarezza su cosa siano effettivamente queste “mule car”. Non si tratta dei veri bolidi 2026, quelli sono ancora nei reparti di progettazione, ma di versioni modificate delle monoposto attuali. Adattate per simulare quanto più possibile le caratteristiche della prossima generazione.
Durante il 2025, Pirelli ha condotto 12 sessioni di test in due giorni distribuite su otto circuiti diversi. Abu Dhabi ha rappresentato il gran finale, ma con una differenza sostanziale: mentre negli altri test Pirelli decideva il programma di lavoro, questa volta i team hanno avuto carta bianca per testare quello che volevano.
Questo ha amplificato enormemente il valore dei dati raccolti, permettendo alle squadre di esplorare scenari specifici e confrontare le prestazioni degli pneumatici definitivi con i prototipi testati nei mesi precedenti.
Quanto Sono Lente le Mule Car?
La domanda che tutti si pongono è: quanto sono veloci questi simulacri dei bolidi 2026? La risposta è semplice: parecchio più lenti delle attuali. Il giro più veloce della giornata è stato firmato da Kimi Antonelli su Mercedes con un 1:25.170, ben 2,5 secondi più lento del miglior tempo in qualifica dello stesso team nel weekend di gara.
E Mercedes è stata la squadra con il distacco minore. La media generale parla di un gap di quasi 4 secondi rispetto ai tempi del gran premio. Numeri che rispecchiano le previsioni di Nikolas Tombazis, direttore monoposto della FIA, che aveva stimato una perdita di prestazione tra uno e due secondi rispetto alle vetture attuali per i veri bolidi 2026.
Il motivo principale? La configurazione aerodinamica drasticamente ridotta. Le mule car utilizzano ali da Monza, il circuito più scarico del calendario, per simulare i bassi livelli di deportanza previsti dal nuovo regolamento.

Il Parere dei Team: Utili Ma Non Decisive
James Vowles, team principal della Williams, è stato piuttosto diretto: queste mule car sono “troppo lontane” dalla realtà del 2026 per dare indicazioni precise. Il vero lavoro, sottolinea, si fa al simulatore.
Le ragioni sono molteplici. L’equilibrio aerodinamico non sarà rappresentativo, l’altezza da terra sarà diversa nel 2026, le caratteristiche meccaniche delle sospensioni cambieranno completamente. Sono migliaia i piccoli dettagli che definiscono il comportamento di una monoposto, e nessuno di questi è replicabile accuratamente con una mule car.
Anche per i piloti l’utilità è limitata. Possono farsi un’idea delle gomme, certo, ma stanno usando le vecchie power unit. Questo significa che elementi cruciali della guida 2026, come gestire i sistemi di recupero energetico potenziati o modificare lo stile di guida per massimizzare la ricarica della batteria, rimangono completamente fuori dall’equazione.
Il Primo Sguardo agli Alettoni Anteriori Mobili
Se c’è stato un momento “wow” durante questo test, è stato vedere per la prima volta prototipi di ali anteriori mobili in azione. Nel 2026, una delle rivoluzioni più significative sarà l’introduzione dell’aerodinamica attiva su entrambe le ali, anteriore e posteriore, per ridurre la resistenza nei rettilinei.
Alcuni team hanno colto l’opportunità di sperimentare sistemi che aprono l’elemento superiore dell’ala anteriore, proprio come accadrà l’anno prossimo. Mercedes ha presentato un design piuttosto rudimentale, con un sistema di attuazione collegato tramite grossi tubi a un meccanismo interno nel muso.
Ferrari, che aveva già sviluppato un sistema per i test privati di Pirelli, ha mostrato una soluzione molto più raffinata. L’attuatore sull’ala era connesso da quello che sembrava uno stelo in fibra di carbonio, nascosto elegantemente dietro l’ala e che tornava sotto il muso.
Lo spettacolo di vedere le ali anteriori “aprirsi” nei rettilinei per la prima volta è stato affascinante, anche se i sistemi utilizzati erano basilari e lontani da quello che vedremo realmente in pista nel 2026.
Pneumatici Più Stretti: Non Solo Una Questione Estetica
Pirelli ha svelato anche il nuovo look degli pneumatici 2026, con modifiche al branding sulle fiancate. Ma i cambiamenti vanno ben oltre l’estetica. Le nuove gomme sono visibilmente più strette rispetto a quelle attuali – una differenza che Mario Isola, boss di Pirelli, ha personalmente dimostrato durante il test.
La riduzione della larghezza serve principalmente a diminuire la resistenza aerodinamica, ma comporta anche un risparmio di peso. Non si tratta semplicemente di pneumatici scalati: il cambio di dimensione ha richiesto una riprogettazione completa, con particolare attenzione all’impronta a terra – la porzione di gomma che tocca l’asfalto e che varia costantemente con il carico.
Per Pirelli, questo test è stato fondamentale per valutare il delta di tempo tra le diverse mescole (l’obiettivo è circa 0,7-0,8 secondi per step) e monitorare comportamenti come il surriscaldamento o il possibile graining.
Cerchi Scoperti: Il Ritorno di Un’Estetica Più Accattivante
Un’altra novità visiva riguarda i cerchi. Nel 2026 i team avranno maggiore libertà nel design dei cerchioni, e ad Abu Dhabi alcuni hanno già portato versioni simili a quelle che useremo l’anno prossimo.
McLaren inizialmente sembrava l’unica squadra ad aver portato cerchi proprietari, ma poi è apparsa la Williams con ruote completamente esposte, senza le coperture a cui ci siamo abituati nell’era regolamentare attuale. Un cambiamento dettato dal risparmio di peso ma che ha un effetto collaterale gradevolissimo: l’estetica migliora immediatamente.
Norris Deve Aspettare per il Numero 1
Piccola curiosità sul nuovo campione del mondo Lando Norris. Presente in pista la mattina del test con McLaren, il britannico ha dovuto accontentarsi del suo abituale numero 4 sulla vettura, nonostante un casco speciale dorato e merchandise da campione del mondo.
Il motivo? Tecnicamente la stagione non è ancora conclusa ufficialmente. Lo status di campione viene confermato solo alla cerimonia di premiazione di fine anno della FIA, che si tiene venerdì in Uzbekistan. Fino ad allora, il numero 1 “appartiene” ancora a Max Verstappen.

I Nuovi Piloti Red Bull Fanno Rodaggio
Red Bull ha sempre sfruttato intelligentemente i test per far lavorare i giovani talenti, e questa volta non ha fatto eccezione. Isack Hadjar, nuovo pilota del team principale, ha avuto l’intera giornata a disposizione sulla mule car della scuderia. Un’occasione definita “estremamente preziosa” per conoscerlo meglio e sviluppare il rapporto in vista del 2026.
. La sua giornata è stata interrotta da un problema tecnico, ma Racing Bulls si è detta soddisfatta: Lindblad “sta prendendo velocità molto bene” e ha potato “le fondamenta di base.
Chi Ha Disertato il Test
Con 25 piloti in pista tra test pneumatici e sessione giovani piloti, per un totale di quasi 14.000 chilometri percorsi, l’assenza di alcuni nomi di spicco è stata notevole. Max Verstappen, George Russell, Fernando Alonso, Lance Stroll e Franco Colapinto non hanno partecipato.
Per Red Bull e Mercedes c’è una logica: dare spazio rispettivamente a Hadjar e ad Antonelli, quest’ultimo al primo anno in F1 e bisognoso di chilometraggio. Meno chiaro perché Alpine non abbia dato tempo prezioso in macchina a Colapinto, preferendo Pierre Gasly.
La vera stranezza è stata Aston Martin: unico team a non schierare nessuno dei suoi piloti titolari, affidandosi invece al pilota di riserva Stoffel Vandoorne.
E Il Più Veloce È Stato…
I tempi di un test sono sempre da prendere con le pinze: diversa evoluzione della pista, programmi di lavoro vari, macchine condivise. Ma alla fine qualcuno deve pur essere il più rapido nell’ultimo test ufficiale di quest’era della Formula 1.
L’onore è toccato a Jak Crawford, che con 1:23.766 ha chiuso circa 0,8 secondi più lento del miglior tempo Aston Martin nelle qualifiche del gran premio. Un primato simbolico ma comunque significativo.

Uno Sguardo al Futuro
Il test di Abu Dhabi ha rappresentato molto più di una semplice sessione di sviluppo pneumatici. È stata la prima occasione concreta per vedere, toccare e capire come sarà la Formula 1 del 2026. Certo, le mule car sono approssimazioni imperfette e i team lo sanno bene. Ma fino a quando i veri bolidi non prenderanno forma nei prossimi mesi, sono tutto ciò che abbiamo.
L’appuntamento vero è fissato per fine gennaio a Barcellona, quando inizieranno i test ufficiali pre-stagionali. Lì vedremo finalmente le monoposto definitive, con le loro power unit ibride rivoluzionarie e l’aerodinamica attiva completa. Nel frattempo, i dati raccolti ad Abu Dhabi vengono già assimilati nei simulatori delle squadre, che lavorano giorno e notte per decifrare il nuovo regolamento.
Una cosa è certa: il 2026 sarà un anno di reset totale per la Formula 1. E dopo aver visto queste prime anticipazioni, l’attesa diventa ancora più elettrizzante.

