Yuki Tsunoda Fuori da Red Bull: Analisi di 22 GP Fatali


Un Inizio Inaspettatamente Solido

La carriera di Yuki Tsunoda in Red Bull Racing si concluderà dopo appena 22 Gran Premi. Un dato che racconta una storia di opportunità mancate e momenti decisivi falliti. Il pilota giapponese, promosso dalla Racing Bulls al team principale dal Gran Premio del Giappone 2025, non riuscirà a garantirsi un posto per la stagione 2026 nonostante un avvio tutto sommato incoraggiante.​

Guardando i numeri complessivi della stagione, con Verstappen che ha accumulato 360 punti contro i suoi 30. è facile dimenticare che l’inizio di Tsunoda in Red Bull fu decisamente più promettente di quanto il bilancio finale lasci intendere. Nelle prime quattro gare, il pilota di Sagamihara dimostrò di essere immediatamente più competitivo rispetto alle prime disastrose uscite di Liam Lawson, mantenendosi sostanzialmente allo stesso livello di Sergio Perez nella seconda parte della stagione precedente.​

Il Momento Che Ha Cambiato Tutto

L’incidente di Imola a maggio rappresenta la svolta negativa da cui Tsunoda non si è mai completamente ripreso. Un errore evitabile che ha spezzato lo slancio costruito nelle prime settimane e ha minato profondamente la sua fiducia. La dinamica dello schianto racconta molto: Red Bull aveva modificato le specifiche della sua monoposto per le qualifiche, dotandola dell’ultimo aggiornamento al fondo e alla carrozzeria. Tsunoda però affrontò il primo giro di Q1 come se l’auto fosse rimasta invariata.​

Quando attaccò la seconda chicana, l’anteriore risultò più reattivo del previsto, il posteriore perse immediatamente aderenza e il crash fu inevitabile. Le conseguenze andarono ben oltre il singolo episodio: per le sei gare successive, Tsunoda sembrò perdere certezze, cercando di imitare lo stile di guida di Verstappen convinto che fosse l’unica strada per competere alla pari. Il risultato fu l’incapacità di portare la vettura al limite delle sue possibilità.

Il Crollo di Metà Stagione

I numeri certificano il declino dopo Imola. Da una posizione media in griglia di 10.5 con tre apparizioni in Q3 nelle prime quattro gare, Tsunoda precipitò a una media di 16.3 nelle sei gare successive, con tre eliminazioni consecutive in Q1. Il miglior piazzamento in quel periodo fu un dodicesimo posto, mentre i punti divennero un miraggio.​

La scarsità di componenti aggravò ulteriormente la situazione. L’incidente privò Tsunoda degli aggiornamenti più recenti per diverse gare, creando uno squilibrio tecnico con Verstappen che rese Red Bull ancora più restia a fornirgli i pezzi nuovi. Si innescò così un circolo vizioso: meno prestazioni, meno fiducia nella fornitura di upgrade, maggior divario con il compagno di squadra.​

La Falsa Rinascita Estiva

Con l’arrivo di Laurent Mekies alla guida tecnica del team prima della pausa estiva, Red Bull decise di cambiare strategia e fornire a Tsunoda gli ultimi aggiornamenti senza compromettere le scorte di Verstappen. La ripresa sembrò immediata: a Spa il giapponese avrebbe dovuto segnare punti, ma una comunicazione radio disastrosa ritardò il suo passaggio dalle intermedie alle slick, costandogli posizioni preziose.

Nelle cinque gare successive all’equiparazione tecnica, da Spa al Gran Premio dell’Azerbaigian dove ricevette l’aggiornamento cruciale ad ala e fondo con una gara di ritardo, Tsunoda collezionò tre apparizioni in Q3 e ottenne i suoi migliori risultati stagionali, con un sesto posto in qualifica e gara a Baku. Tuttavia, anche in questa fase positiva emerse il limite ricorrente: prestazioni competitive in Q1 e Q2, ma incapacità di replicare il rendimento nel decisivo Q3.​

I Limiti Oltre le Spiegazioni

Da quel momento fino alla fine della stagione, Tsunoda non è mai riuscito a concatenare due weekend solidi consecutivi. Le sue difficoltà cambiavano di gara in gara: problemi di grip complessivo, gestione gomme in corsa, instabilità del posteriore. Il classico tallone d’Achille delle Red Bull. In alcuni casi furono errori del team a penalizzarlo, come le pressioni sbagliate alle gomme nelle qualifiche di Las Vegas.​

Il Gran Premio del Qatar ha sintetizzato perfettamente la sua stagione: competitivo esattamente dove Red Bull ne aveva bisogno nella sprint race – unica volta in cui ha battuto Verstappen in una sessione di qualifica nell’intero anno – ma eliminato in Q1 nelle qualifiche principali. Il gap rispetto a Max era contenuto in tre decimi, ma non abbastanza ridotto da fare la differenza.

La Stagione Che Avrebbe Potuto Essere

Tsunoda si è detto molto soddisfatto delle prestazioni recenti: tra Messico, Brasile e Qatar, con specifiche equiparate, ha registrato un distacco medio di 0.24 secondi da Verstappen. Il problema è che in questo trittico è stato eliminato due volte in Q1, limitando il reale confronto possibile. Inoltre, le migliori performance del giapponese sono arrivate proprio quando Red Bull attraversava weekend più complicati e il ventaglio della griglia risultava più compresso.

Se quel gap di 0.24 secondi rappresentasse davvero il potenziale medio di Tsunoda ed fosse stato mantenuto per l’intera stagione, la narrazione cambierebbe radicalmente. In molti casi lo avrebbe portato stabilmente tra i primi sei in griglia. Tradotto in risultati di gara simili, avrebbe conquistato circa la metà dei punti di Verstappen invece di meno del 10%, permettendo a Red Bull di classificarsi seconda nel Mondiale Costruttori.

Sarebbe stato abbastanza per mantenere il sedile? Non necessariamente. Ma sicuramente sufficiente per guadagnarsi una seconda chance nel 2026, con una preparazione invernale completa e l’opportunità di affrontare un nuovo regolamento tecnico.​

La storia di Tsunoda in Red Bull è quella di un pilota che ha mostrato lampi del potenziale richiesto per restare, ma è caduto troppo spesso dal sentiero che avrebbe potuto salvarlo. L’incidente di Imola rappresenta il punto di non ritorno, ma non ha condannato automaticamente il giapponese: c’era tempo per rimediare. La vera questione è che la ripresa non ha mai acquisito la consistenza necessaria.

Tsunoda diventerà pilota collaudatore e di riserva Red Bull per il 2026, mentre Isack Hadjar – il rookie che lo affiancava in Racing Bulls all’inizio del 2025 – prenderà il suo posto. Una conclusione amara per un pilota che ha dimostrato velocità, ma non la costanza indispensabile per competere al vertice della Formula 1 accanto a un quattro volte campione del mondo come Max Verstappen.​

La responsabilità di questo epilogo è condivisa tra pilota e squadra, ma alla fine prevale una verità semplice: Tsunoda ha avuto l’opportunità che cercava da anni, e non è riuscito a coglierla quando contava davvero.