Se non ricordate che si attendeva il giudizio sul ricorso presentato dal Falconara contro il risultato della partita disputata con il CMB a Salandra, non ve ne faccio una colpa. Approfitto dell’occasione per rinfrescarvi la memoria.
Prima dell’incontro, la dirigenza della squadra ospite presenta una riserva scritta sulla conformità del campo rispetto alle nuove norme di sicurezza concordate per la serie A femminile di calcio a 5. Tutto perfettamente legittimo e nei parametri stabiliti dalla normativa sportiva.

A stonare, però, era il comunicato con cui la società, attraverso il suo presidente, elevava sui social la contestazione giuridico-sportiva a un livello di moralità che stride fortemente con la rilevanza dei fatti. Se ne faceva una ricostruzione etica, come se una squadra fosse paladina dell’osservanza delle regole mentre l’altra fosse disposta a mettere a repentaglio l’incolumità delle atlete. Sull’osservanza delle regole,che vale per tutte le regole, soprattutto quelle imposte dalla Commissione Accordi Economici, ci sarebbe molto da dire.
Arriva la decisione: ricorso respinto.

La motivazione conferma quanto molti sospettavano.

Questa vicenda sarebbe stata solo l’ennesima giornata nello Sport dei Ricorsi se non si fosse tentato di spostare una questione regolamentare, tra l’altro erroneamente interpretata dal ricorrente, elevandola a questione morale. Per cosa, poi? Tre punti in un campionato che, se non importasse così tanto ai protagonisti, importerebbe decisamente poco a chiunque altro.
La giustizia sportiva ha fatto il suo corso.