Il Tuccillo Furioso

Il presidente e patron del Genzano, Vincenzo Tuccillo, non ha mai fatto mistero delle sue ambizioni nel mondo del futsal né ha mai lesinato risorse per la sua creatura sportiva. Eppure, nonostante gli onerosi investimenti, la squadra, pur stabilmente nella parte alta della classifica di Serie A, non riesce a imporsi, a dominare.

Dopo la sconfitta in trasferta contro il Sala Consilina, borgo di 12 mila abitanti nel salernitano, la squadra di casa si è portata al terzo posto. Il Genzano, invece, è finito almeno per il momento fuori dalla zona playoff, scivolando all’inopinato nono posto.

L’arrivo di Fulvio Colini sulla panchina e una rosa che sulla carta appariva competitiva avevano alzato le aspettative del massimo dirigente, da sempre generoso negli investimenti. La sconfitta, però, ha scoperchiato una pentola emotiva che forse ribolliva da troppo tempo.

Ed ecco che il patron pubblica su Facebook due post inequivocabili. Il linguaggio, seppur crudo e diretto, trasmette un messaggio chiaro: basta così.

Nel futsal di massima serie, le squadre che aspirano allo scudetto, sono un’enorme pira che brucia soldi. Il calore di quella pira genera un tepore emotivo che giustifica l’investimento a fondo perduto. Ma cosa accade quando, dopo anni di risorse bruciate, si perde in casa del Sala Consilina? Prendo a prestito le parole dello stesso Tuccillo: “…allora quei soldi me li godo io…”

In qualsiasi azienda, uno dei criteri fondamentali è il ROI (Return of Investment): quanto ritorna a fronte dell’investimento. Nel calcio a cinque di Serie A, il ritorno è un’emozione che può essere senza prezzo, ma gli ingaggi dei giocatori hanno eccome un prezzo.

I giocatori accettano un ingaggio a fronte di una libera trattativa. Cari presidenti, li avete pagati troppo i vostri giocatori? Non è che ve li hanno estorti, quei denari. “Lascia perdere il calcio a 5 e vieni in Africa”, suggeriva un presidente del calcio a 5 femminile al massimo dirigente del Genzano. Non è il peggior suggerimento possibile.

Il disimpegno economico è in fondo l’unica via d’uscita, l’unico modo per cauterizzare un’emorragia che prima di Tuccillo ha fatto arretrare anche presidenti di sodalizi vincenti. Figurarsi quando si occupa il nono posto in classifica.

La sostenibilità, lemma più di moda che concretamente adottato, cozza contro l’emotività che spinge i mecenati a riversare denaro in operazioni sportive destinate, magari, al successo sul campo ma inevitabilmente condannate al fallimento economico.

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