I Maestri Spagnoli

C’è una nazionale che, a leggere la stampa specializzata, “mai come questa volta negli ultimi 15 anni l’Italia è andata così vicina a non perdere con la Spagna”. Ma non finisce qui: “giocano match alla pari con i grandi maestri del futsal”. Per chiosare infine: “il processo per tornare grandi è sulla strada giusta”.

La Spagna di questi “maestri” che quella squadra non batte da quindici anni. L’ultima vittoria di quella nazionale contro le Furie Rosse del futsal festeggia quest’anno i suoi vent’anni. Cosa pensereste davvero della capacità agonistica e competitiva di una squadra nazionale che non batte la Spagna da vent’anni?

Celebrare la maestria spagnola nel futsal, la loro imbattibilità eonica, fa parte di quelle indicazioni contenute nel manuale la cui lettura è obbligatoria nella redazione sportiva del Rodong Sinmun. È quella pratica narrativa tesa a rendere onorevole una sconfitta e a ribadire che, dopotutto, è solo una “prestigiosa” amichevole.

Qualcuno si deve essere dimenticato di avvertire i giocatori del Marocco di quanto siano maestri questi spagnoli. Quasi un mese fa hanno affrontato gli stessi avversari proprio in amichevole: il Marocco ha battuto la Spagna 4-2, poi ha letteralmente costretto le Furie Rosse ad agguantare un insperato 2-2. Quel Marocco che li aveva già battuti nel 2024, sempre in amichevole. Sarà il caso di inserire anche il Marocco tra i “maestri del futsal”?

Sapete qual è l’ultima squadra ad aver perso di misura contro i “maestri spagnoli”? Vi aiuto: la Bosnia, 2-3 durante le qualificazioni a Futsal Euro 2026. La stessa Bosnia che solo un anno prima ne aveva prese sei dalla Spagna. E sapete chi ha buttato fuori dall’ultimo mondiale le Furie Rosse? Il Venezuela. Già, i maestri venezuelani.

C’è una partita, un’amichevole della nazionale spagnola che ha generato una certa ilarità per il suo risultato: una sconfitta per 3-2 contro la Germania. Non la Germania del calcio, quella dei grandi club che vincono le Coppe dei Campioni. No, quella del futsal, il cui campionato ha un forte retrogusto dopolavorista. Molto dopolavorista. Due giorni dopo, i tedeschi vengono letteralmente ribaltati come un vecchio materasso impolverato e spazzati via da nove reti. Non ci sogneremmo mai di definire “maestri” questi occasionali tedeschi, vero?

Perché non è possibile raccontare che quella nazionale “patrimonio di tutti”, anche se poi “tutti” è un numero davvero esiguo, non riesce a battere la peggiore Spagna degli ultimi anni? Perché dobbiamo raccontarci per forza che tutto sia un successo? Cosa genera questo timore nel dire che questa disciplina in Italia potrebbe non essere così bella e competitiva come vorreste?

Si può essere partigiani, parteggiare per qualcosa, seguire un credo. Sulle montagne e alla macchia per difendere lo “sport più bello del mondo”. Ma sapete quale altra parola inizia con la P? Pasdaran. Il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, i difensori della fede, i repressori del dissenso politico e religioso. A volte il confine tra l’ideologia e la passione sportiva è davvero labile, anche in ambito sportivo.

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