C’era qualcosa di speciale in quel modo di raccontare la Formula 1. Non era solo cronaca, non era nemmeno solo competenza tecnica – e Dio sa quanta ne avesse. Era passione allo stato puro, quella che ti arrivava dritta attraverso lo schermo ogni domenica mattina e pomeriggio.
Andrea De Adamich era uno di noi, eppure era stato lassù, tra i grandi. Aveva guidato quelle macchine impossibili tra gli anni 60-70, quando la Formula 1 era pericolosa sul serio, quando ogni gara poteva essere l’ultima. Aveva vissuto sulla sua pelle cosa significava sfrecciare a Monza, a Monaco, al Nürburgring fino al terribile incidente di Silverstone del 73 che ha messo fine alla sua carriera. E poi aveva scelto di raccontarcelo.
Ricordo le domeniche davanti alla tv, quando “Gran Prix” era un appuntamento sacro. La sua voce, quel tono inconfondibile, quell’entusiasmo contagioso che non si spegneva mai. Sapeva spiegarti una curva, un sorpasso, una strategia ai box come se stesse dipingendo un quadro. Ti faceva capire cosa stava succedendo veramente in pista, cosa pensavano i piloti, cosa rischiavano.

Non era uno di quei telecronisti distaccati. No, Andrea vibrava insieme a noi. Soffriva per gli italiani, esultava per le vittorie, si arrabbiava per le ingiustizie. Era come avere un amico esperto seduto accanto sul divano, uno che era stato dall’altra parte della telecamera e ora ti accompagnava nel tuo viaggio di appassionato.
Ha fatto conoscere la Formula 1 e altro a generazioni di italiani. Ha reso accessibile un mondo che poteva sembrare lontano, elitario. Con lui ti sentivi parte di qualcosa di più grande, di quella famiglia globale che si ritrova davanti a uno schermo per due ore di pura adrenalina.

La sua voce è stata protagonista anche nei videogiochi, con le prime edizioni di F1 e chi ha giocato e soprattutto conservato, vi consiglio di tenerlo stretto perché un pizzico di nostalgia ci si porta per sempre dentro di noi. Inoltre, ha promosso un corso di guida sicura, per far capire che guidare un auto o una moto, porta sempre dei rischi e bisogna essere sempre attenti in ogni circostanza.
Grazie, Andrea. Per le emozioni, per la competenza, per quella passione autentica che non hai mai perso. Hai fatto parte delle nostre vite, delle nostre domeniche, dei nostri ricordi più belli di appassionati di motori.
Il rombo dei motori continuerà, ma non sarà più lo stesso senza la tua voce.