Sabato c’è una di quelle partite a senso unico, conficcata nel mezzo di un pomeriggio che onestamente si può riempire con cose più divertenti. Però un incontro di calcio a 5 femminile di massima divisione dall’esito scontato si può tenere in una finestra su un secondo monitor.
Tanto è su YouTube, rifletto quando mi accorgo che la partita è iniziata da un po’. Mi collego al canale e, nonostante lo schermo da 42 pollici, per qualche ragione il risultato di 2 a 1 viene registrato dal mio cervello con l’informazione: “dai, ne prendono solo due”. Non metabolizzo nemmeno che abbiamo segnato una rete alla capolista.

Riavvolgo la diretta per vedere i gol. Il primo che mi compare con il selvaggio rewind di 5 secondi alla volta è un gol di tacco della squadra che presupponevo stesse perdendo. Mi colpisce non tanto la leggerezza del gesto—un gol di tacco spalle alla porta—ma il linguaggio del corpo di chi lo esegue. Quel “so di poterlo fare”, e quindi in un misto di sana arroganza sportiva la mette nel sacco con un colpo che in pochi hanno nei piedi. Infatti in molti nei piedi hanno generalmente la ghisa. Fermo l’immagine per riguardare e noto solo allora lo scoreboard in sovraimpressione. Segna 1-1. “Ma stanno vincendo?” urla il mio cervello in un misto di incredulità e meraviglia.
Come nello speed reading, nella capacità di lettura veloce, il cervello spesso completa parole che conosce presupponendo la composizione. Così avevo dato per scontato che due reti di una squadra che nelle precedenti cinque partite ne aveva segnati solo 5 fosse quantomeno altamente improbabile. Eppure.
Non solo stavano vincendo, avevano addirittura pareggiato con la protagonista di alcuni dei miei più recenti scatti, che mi hanno colpito molto per la sua mimica facciale. Una di quei giocatori che, se vuoi davvero sapere come sta giocando e per esteso come gioca la squadra, basta scattarle un paio di primi piani.

Alla fine di reti le ragazze in trasferta ne metteranno a referto 3. Certo ne hanno subite 7, ma per un solo gol non occupano l’ultima piazza in classifica. In una stagione complicata come quella che stanno affrontando, tanto vale appigliarsi a qualsiasi scoglio nella tempesta.
Non sono queste le partite da vincere per le ragazze in trasferta, ma per una corsa che probabilmente sarà decisa anche dalla differenza reti, forse evitare punteggi larghi potrebbe essere utile al morale e alla classifica. Ricordate il Capena di Chiesa? Tutta chiusa dietro e ripartenze. Portiere di movimento nemmeno a morire. Le sconfitte pesanti non hanno mai insegnato niente a nessuno.