Ieri, Moggi e Domani

Il futsal femminile tricolore ha solo due categorie nazionali: una Serie A e una Serie B. Niente A Plus, A Elite, A qualcosa a caso. La terza categoria è regionale. . Tanto non è che i trofei siano particolarmente costosi, e far felici i presidenti è il primo compito di ogni buon dirigente sportivo italiano.

Happy President, Happy Re-Election.

Il mercoledì è quel giorno che ci regala l’unica lettura davvero sempre meritevole nel panorama delle comunicazioni ufficiali della Divisione Calcio a 5: le decisioni del giudice sportivo.

“Espulso per proteste nei confronti dell’arbitro nel corso del secondo tempo, a fine gara faceva indebito ingresso nello spogliatoio arbitrale protestando ulteriormente nei confronti della terna, venendo allontanato solo grazie all’intervento dei dirigenti locali. Il medesimo attendeva gli arbitri fuori dallo spogliatoio prima di abbandonare l’impianto di gioco e rivolgeva loro frasi minacciose.”

INIBIZIONE A SVOLGERE OGNI ATTIVITÀ FINO AL 31/12/2025

“Espulsa per aver rivolto all’arbitro frase offensiva a fine gara, alla notifica del provvedimento rivolgeva ulteriore frase minacciosa al direttore di gara. Dopo il rientro degli arbitri negli spogliatoi, la giocatrice continuava a protestare nei loro confronti sull’uscio della porta dello spogliatoio arbitrale e, dopo aver afferrato la maniglia, apriva con forza la porta colpendo alla spalla l’arbitro che stazionava accanto, provocandogli dolore momentaneo.”

SQUALIFICA PER SEI GARE

Se vi state chiedendo a carico di chi sono, non è importante. L’elemento centrale è altrove. La caccia all’arbitro è una triste realtà che da sempre esiste nel mondo del calcio e, per estensione, del futsal. Anche se Reggina-Juventus qualcosa avrebbe dovuto insegnare a tutti: lo spogliatoio dell’arbitro è un luogo che è meglio non visitare.

Urlare ai direttori di gara dopo gli eventi: quale effetto dovrebbe sortire? Quale esempio di sportività dovrebbe dare? Dico, a parte sfogare la propria frustrazione… a parte quello. Erano più efficaci, in quel caso, le telefonate di Moggi o di Facchetti al designatore arbitrale.

C’è della serenità nella cadetteria del calcio a 5 femminile. Si ha l’impressione che molti protagonisti credano davvero di partecipare a una competizione con un livello di professionalità che non ha nessuna relazione, nemmeno quantica, con la realtà. Qualcuno pone davvero la domanda: “Perché non ci mandano arbitri migliori?” quando la conduzione arbitrale lascia, a loro modo di vedere, a desiderare.

Davvero? Vi chiedete perché gli arbitri migliori non vengono nella seconda divisione femminile? Questa è davvero una domanda? Io ne avrei qualcuna decisamente più aderente ai fatti. In che modo prendere sei giornate di squalifica aiuta la qualità della classe arbitrale? Questa, ad esempio. Beccarsi due mesi di inibizione rende migliore l’atmosfera intorno alla disciplina che dite di amare? Oppure questa.

Accadimenti come questi sono tristemente la norma: accadono e accadranno ancora. Se non fosse che questa disciplina ama raccontarsi usando parole come famiglia, ambiente familiare, valori e tutto un corollario deamicisiano. Non fatelo, perché poi lo sapete che urlate le peggio cose all’arbitro. Oppure aggiungete “disfunzionale” dopo la parola famiglia.

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