La Battaglia Elettorale
Le elezioni per la presidenza della FIA del 12 dicembre 2024 stanno prendendo una piega inaspettata e controversa. Laura Villars, candidata alla massima carica della federazione internazionale dell’automobile, ha sollevato serie preoccupazioni circa la regolarità del processo elettorale e non esclude di adire le vie legali.
La questione centrale? Un requisito tecnico che prevede la presenza di almeno un vicepresidente sudamericano nella lista presidenziale sembra ora impossibile da soddisfare per chiunque non sia l’attuale presidente Mohammed Ben Sulayem. Una situazione che puzza di democrazia a senso unico.
Il Nodo Sudamericano
Ben Sulayem cerca un secondo mandato quadriennale come presidente FIA durante le Assemblee Generali previste a Tashkent, in Uzbekistan. Ma c’è un problema: i suoi tre sfidanti: Villars, l’ex commissario di gara di Formula 1, Tim Mayer e Virginie Philippot, potrebbero non arrivare nemmeno sulla scheda elettorale.
Il motivo? Ogni candidato deve presentare una “lista presidenziale” composta da 10 persone, tra cui un presidente del senato, due vicepresidenti e sette vicepresidenti dello sport provenienti da diverse aree geografiche. Tra questi sette vicepresidenti, almeno uno deve provenire dal Sudamerica.
Ed è qui che le cose si complicano: nell’elenco di 29 candidati dichiarati idonei dalla FIA, c’è una sola persona dal Sudamerica. Fabiana Ecclestone dal Brasile, già inserita nella squadra di Ben Sulayem. Coincidenza? Forse. Conveniente per l’incumbent? Sicuramente.
La Risposta Legale di Villars
Villars non si arrende. Giovedì ha pubblicato il suo manifesto elettorale continuando a promuovere la sua campagna, rivelando che il suo team legale è già in contatto con l’amministrazione FIA.
Secondo la candidata svizzera, diverse modifiche procedurali recenti sarebbero incoerenti con lo statuto della FIA e dovrebbero essere corrette. Il riferimento è chiaro: alcune modifiche alle regole elettorali sono state approvate durante l’Assemblea Generale della FIA a Macao nel giugno di quest’anno.
Scambi formali sono attualmente in corso tra il mio team legale e l’amministrazione FIA,” ha dichiarato Villars, aggiungendo che la procedura elettorale solleva “legittime preoccupazioni di conformità con lo statuto FIA.
L’Articolo 1.3 Sotto i Riflettori
Villars cita l’articolo 1.3 dello statuto FIA, che impone alla federazione di rispettare i più alti standard di governance, trasparenza e democrazia. Il messaggio è chiaro: “Tutte le opzioni, incluse quelle legali e giudiziarie, restano sul tavolo.”
La FIA, dal canto suo, ha preferito non commentare, limitandosi a sottolineare che tutte le informazioni sul processo elettorale erano pubblicamente disponibili ben prima dell’apertura del periodo per presentare le liste presidenziali. Una risposta che sa tanto di “caveat emptor”. Chi si candida si assume i rischi.

Il Manifesto di Villars
Nonostante le battaglie legali in corso, Villars ha presentato il suo programma elettorale con proposte concrete e ambiziose, focalizzate su tre pilastri fondamentali.
FIA Social Academy: 20 Milioni per i Giovani Talenti
La candidata propone la creazione di una FIA Social Academy dal valore di 20 milioni di euro all’anno per supportare 120 giovani piloti nel karting, in Formula 4 e in Formula 3.
Non solo: Villars suggerisce l’introduzione di un tetto di spesa per F4 (150.000 euro all’anno) e F3 (600.000 euro all’anno) per rendere il motorsport più accessibile. Una mossa che potrebbe davvero democratizzare l’accesso alle categorie propedeutiche, storicamente riservate a chi ha portafogli molto gonfi.
Women in Motorsport
Il programma prevede un Fondo Women in Motorsport da 15 milioni di euro, con 20 borse di studio all’anno e la creazione di una Women FIA Series nel 2030, preceduta da quattro campionati continentali a partire dal 2027.
Villars è la prima donna nella storia a candidarsi alla presidenza FIA, oltre ad essere la candidata più giovane. La sua enfasi sulle donne nel motorsport non è retorica vuota: è parte di una visione che vuole portare diversità reale in un ambiente ancora troppo maschile.
Governance e Accountability
Tra le proposte anche un Rapporto Annuale sull’Integrità, parità di genere nelle posizioni manageriali entro il 2030 e maggiore trasparenza sui budget. Trasparenza: quella parolaccia che fa tremare i palazzi del potere.
Un Presidente Controverso
Per capire meglio la situazione, vale la pena guardare al presidente uscente. Ben Sulayem è stato eletto nel dicembre 2021 con il 61,62% dei voti, diventando il primo presidente FIA non europeo nella storia dell’organizzazione.
Il suo mandato è stato segnato da diverse controversie, incluse denunce di whistleblower riguardanti la certificazione del circuito di Las Vegas e presunti tentativi di interferire nei risultati del Gran Premio dell’Arabia Saudita del 2023. Ha anche supportato pubblicamente l’ingresso del team Andretti in Formula 1, solo per vederlo rifiutato dalla stessa F1 all’inizio del 2024.
Un presidente controverso che ora rischia di essere riconfermato… senza avversari. La democrazia del motorsport ha un sapore amaro.

Le Voci dei Club
“Diversi club membri con cui sono stata in contatto hanno espresso sorpresa e preoccupazione per la situazione attuale,” ha dichiarato Villars, aggiungendo che molti ritengono che questa situazione “non rifletta lo spirito democratico dello statuto FIA.”
Il messaggio è forte: non è solo Villars a sentirsi a disagio. La base della federazione sta iniziando a mormorare. E quando la base mormora, il palazzo dovrebbe ascoltare.
Cosa Succede Ora?
La scadenza per presentare le liste presidenziali è fissata al 24 ottobre. Se nessun altro candidato riuscirà a soddisfare i requisiti tecnici, leggasi: trovare un vicepresidente sudamericano disponibile, Ben Sulayem sarà l’unico nome sulla scheda elettorale del 12 dicembre.
Villars ha fatto capire che la sua campagna continua “con determinazione e nel pieno rispetto del dialogo istituzionale,” restando “fiduciosa che prevarrà un esito giusto e trasparente.”
Ma le opzioni legali restano sul tavolo. E se dovessero essere esercitate, la FIA potrebbe trovarsi nel mezzo di una battaglia giudiziaria che metterebbe in dubbio la legittimità stessa delle elezioni.
Perché Questa Storia Importa
Oltre al gossip politico del motorsport, questa vicenda solleva questioni fondamentali sulla governance delle organizzazioni sportive internazionali:
- Democrazia reale o apparente? Quando le regole tecniche possono effettivamente impedire a candidati qualificati di partecipare, siamo ancora in una democrazia?
- Trasparenza nelle procedure: Chi ha modificato le regole elettorali a giugno? Con quale mandato? E soprattutto, con quali conseguenze previste?
- Diversità e inclusione: La prima candidata donna alla presidenza FIA rischia di non poter nemmeno competere. Che messaggio manda questo alle giovani generazioni?
Come ha detto Villars stessa: “La mia ambizione è una governance più democratica, più trasparente, più responsabile e aperta alle donne e alle nuove generazioni. Credo fermamente che il motorsport abbia bisogno di diversità e innovazione per continuare a ispirare le giovani generazioni in tutto il mondo.

Una Partita Ancora Aperta?
Mentre scriviamo, la situazione rimane fluida. I team legali sono al lavoro, le deadline si avvicinano e la comunità del motorsport osserva con attenzione crescente.
Una cosa è certa: indipendentemente da come finirà questa vicenda, la FIA dovrà rispondere a domande scomode sulla sua governance, sulla sua trasparenza e sul suo impegno reale verso la democrazia.
Il motorsport merita di meglio. I piloti meritano di meglio. E i fan – che con il loro denaro e la loro passione sostengono tutto questo circo – meritano sicuramente di meglio di elezioni che sembrano già scritte prima ancora di iniziare.
La corsa non è finita. Ma il semaforo potrebbe essere già rosso prima ancora che i motori si accendano.
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