Un’Elezione Già Decisa Prima del Voto?
Le elezioni per la presidenza della FIA, previste per il 12 dicembre 2024 a Tashkent in Uzbekistan, rischiano di trasformarsi in una formalità. Mohammed Ben Sulayem, presidente uscente dell’organismo che governa il motorsport mondiale, sembra destinato a ottenere un secondo mandato quadriennale senza nemmeno dover affrontare un vero confronto elettorale.
La situazione che si è venuta a creare ha dell’incredibile: nonostante tre candidati abbiano manifestato pubblicamente l’intenzione di sfidare l’attuale presidente, nessuno di loro potrebbe effettivamente riuscire a presentare una candidatura valida secondo le regole elettorali della FIA.
I Candidati Rimasti Fuori Dai Giochi
Tre figure hanno pubblicamente annunciato la volontà di candidarsi contro il 63enne emiratino. Il più attivo è stato Tim Mayer, ex commissario di gara di Formula 1, che ha lanciato la sua campagna “FIA Forward” durante il Gran Premio di Gran Bretagna. Mayer, con oltre trent’anni di esperienza nel motorsport, ha costruito una campagna basata sulla promessa di portare nuova energia e rinnovata integrità alla federazione.
Alle sue spalle si sono mossi altri due candidati: Laura Villars e Virginie Philipott, entrambe con l’ambizione di portare un cambiamento alla guida della FIA.
Ma c’è un problema: le regole elettorali della federazione potrebbero rendere impossibile per chiunque sfidare realmente il presidente uscente.

la Lista Presidenziale
Per capire cosa sta accadendo, bisogna entrare nel meccanismo elettorale della FIA. Non basta presentare la propria candidatura per apparire sulla scheda elettorale. Ogni aspirante presidente deve infatti costruire quella che viene definita “lista presidenziale” entro la scadenza del 24 ottobre.
Questa lista è molto più di un semplice gruppo di sostenitori. Si tratta di un vero e proprio team di governo composto da 11 persone in totale:
- Il presidente del senato
- Il vicepresidente per la mobilità automobilistica e il turismo
- Il vicepresidente per lo sport
- Sette vicepresidenti per lo sport
Il Nodo Cruciale: La Rappresentanza Geografica
Qui arriva la parte più complessa. I sette vicepresidenti per lo sport non possono essere scelti liberamente. Devono provenire da una lista di candidati che la FIA ha preventivamente approvato come eleggibili per far parte del World Motor Sport Council (WMSC), l’organo che supervisiona tutte le attività sportive della federazione.
Ma non è tutto. Questi sette nomi devono rappresentare diverse aree geografiche del mondo:
- Uno dal Nord America
- Uno dal Sud America
- Uno dall’Asia-Pacifico
- Uno dall’Africa
- Uno dall’area MENA (Medio Oriente e Nord Africa)
- Due dall’Europa
E qui sta il problema che rischia di stroncare sul nascere qualsiasi opposizione a Ben Sulayem.
Il Punto di Non Ritorno
La FIA ha recentemente pubblicato l’elenco dei 29 candidati ritenuti idonei per il World Motor Sport Council. Scorrendo questa lista emerge un dato scioccante: c’è un solo candidato proveniente dal Sud America.
Si tratta di Fabiana Ecclestone, figura nota nell’ambiente essendo la moglie del leggendario Bernie Ecclestone, ex patron della Formula 1. E indovinate un po’? Ecclestone ha già dichiarato pubblicamente il suo sostegno a Ben Sulayem e fa parte della sua lista presidenziale.
Secondo le regole elettorali, un candidato non può apparire in più di una lista presidenziale. Questo significa che chiunque voglia sfidare il presidente uscente si trova nell’impossibilità matematica di soddisfare il requisito della rappresentanza sudamericana.

L’Africa Complica lo Scenario
Se il Sud America rappresenta un ostacolo insormontabile, la situazione africana non aiuta certo i candidati dell’opposizione. I due rappresentanti del continente nella lista dei candidati WMSC sono Rodrigo Rocha del Mozambico e Amina C. Mohamed del Kenya.
Entrambi sono noti sostenitori di Ben Sulayem. Rocha, in particolare, figura già accanto a Ecclestone nella lista presidenziale del presidente uscente.
Questo rende ancora più difficile per qualsiasi rivale assemblare un team credibile e conforme ai requisiti regolamentari.
Come Si È Arrivati a Questo Punto?
La domanda che molti osservatori del motorsport si stanno ponendo è: come è possibile che una situazione del genere si sia verificata?
Tim Mayer, in particolare, non è certo uno sprovveduto. Con la sua lunga esperienza in FIA, conosce perfettamente i meccanismi elettorali e i requisiti necessari per presentare una candidatura valida. È quindi altamente improbabile che non abbia cercato di assicurarsi candidati dalle varie regioni geografiche, Sud America incluso.
Le possibilità sono essenzialmente tre:
- I club automobilistici di alcune regioni hanno declinato di proporre candidati al WMSC
- Hanno perso la scadenza del 19 settembre per presentare le candidature
- Le loro candidature sono state respinte dalla Commissione Nomine della FIA
Il Ruolo della Commissione Nomine
Secondo le regole elettorali, la Commissione Nomine ha l’autorità finale per decidere sull’idoneità dei candidati al WMSC. I criteri sono chiari:
- Età inferiore ai 75 anni al giorno delle elezioni
- Assenza di elementi che mettano in discussione l’integrità professionale
- Provenienza da club conformi agli statuti FIA
- Almeno una competizione inserita nel Calendario Sportivo Internazionale 2025
Il processo di candidatura è stato aperto da metà giugno, quindi teoricamente c’è stato tempo sufficiente per presentare i nomi e chiedere chiarimenti in caso di problemi.

Una Democrazia Apparente?
La situazione solleva interrogativi pesanti sulla reale democraticità del sistema elettorale della FIA. Se le regole di fatto impediscono a candidati qualificati di presentarsi alle elezioni, si può ancora parlare di un processo democratico?
Mayer aveva dichiarato di vedere “un fallimento nella leadership” e che “invece di riforme, abbiamo assistito a performance teatrali”, riferendosi alla gestione di Ben Sulayem. La sua critica acquista un sapore amaro se considera che potrebbe non avere nemmeno la possibilità di portare le sue idee al voto.
il Controverso Mandato di Sulayem
Il primo mandato di Ben Sulayem non è stato privo di polemiche. Nel 2024 è stato oggetto di un’indagine per presunta interferenza in un risultato di Formula 1, con accuse di aver ribaltato una penalità inflitta a Fernando Alonso durante il Gran Premio dell’Arabia Saudita 2023.
Nel novembre 2024, due membri del comitato di audit sono stati licenziati dopo aver espresso preoccupazioni sulla creazione da parte di Ben Sulayem di un fondo da 1,5 milioni di dollari per i club membri della FIA, gli stessi che votano nelle elezioni presidenziali.
Altri momenti di tensione hanno riguardato il supporto pubblico a progetti poi respinti (come l’ingresso di Andretti in Formula 1) e le dimissioni improvvise di figure chiave dell’organizzazione.
Cosa Succederà Ora?
La scadenza del 24 ottobre per la presentazione delle liste presidenziali si avvicina rapidamente. A meno di sviluppi dell’ultimo minuto, sembra altamente probabile che Ben Sulayem sarà l’unico candidato sulla scheda elettorale del 12 dicembre.
In teoria, l’elezione è ancora aperta. Ma se nessuno dei rivali di Ben Sulayem riesce a compilare una lista presidenziale valida entro la scadenza, la porta si chiude definitivamente su qualsiasi possibilità di competizione.

Implicazioni per il Futuro della FIA
Questa situazione pone domande fondamentali sul futuro della governance nel motorsport. Una federazione che governa uno sport globale dovrebbe garantire che il processo elettorale sia trasparente, accessibile e veramente competitivo.
Le regole elettorali della FIA, pensate probabilmente per garantire rappresentanza geografica e competenza tecnica, rischiano di trasformarsi in una barriera che protegge il potere costituito piuttosto che favorire il dibattito democratico.
Per i fan del motorsport e per gli stakeholder dell’industria, il messaggio è chiaro: il cambiamento potrebbe essere molto più difficile da realizzare di quanto sembri, indipendentemente dal livello di insoddisfazione con la leadership attuale.
Mentre la Formula 1 e il motorsport mondiale continuano a crescere in popolarità e rilevanza economica, la governance di questi sport rimane avvolta in meccanismi complessi e, secondo molti critici, poco trasparenti.
L’elezione presidenziale FIA 2024 rischia di passare alla storia non per il confronto tra visioni diverse del futuro del motorsport, ma come esempio di come le regole elettorali possano de facto annullare la competizione prima ancora che inizi.
Resta da vedere se, negli anni a venire, ci sarà una riforma del sistema elettorale che renda più accessibile e democratico il processo di selezione della leadership FIA. Per ora, Mohammed Ben Sulayem può già iniziare a pianificare i prossimi quattro anni alla guida della federazione.
Aggiornamento: Per le ultime notizie sulle elezioni FIA e gli sviluppi della situazione, continuate a seguire i nostri aggiornamenti.

