Una frase che si allunga dalla domenica fino a qui, e recita esattamente così: “Poi dici perché il C5 non se lo fila nessuno. Tennis, vinciamo tutto: maschile e femminile. Volley, lo stesso… C5, festeggiamo una qualificazione come un miracolo. Ma un bambino o una bambina perché dovrebbero prendere come ispirazione sta gente?”
È di un amico, uno di quelli che non cerchi ma trovi. Averlo trovato in un ambiente che somiglia a un incendio appiccato in un cassonetto è uno di quegli eventi rari, inaspettati. Con lui non parliamo di calcio ma di vita, anche quando le due cose si confondono decisamente.
Già, festeggiamo i miracoli. In fondo succede anche a Fatima, in Portogallo. Dal Portogallo arrivano anche i sette gol subiti dall’Under 19 italiana all’esordio nell’Europeo di categoria. Sette gol che gli azzurrini avevano già subito dai lusitani anche a Porec, durante la Futsal Week. Com’era quella frase… “a diciannove anni sono tutti uguali, tranne Eric Lamela”… evidentemente c’è qualcuno più uguale di altri. Poi però arrivano i trisavoli a salvare la maglia azzurra.

A proposito di risultati larghi
Se il risultato di Sassuolo-Udinese fosse stato un 9 a 1 a favore degli emiliani, cosa pensereste della prestazione dei friulani? Se il Verona fosse stato travolto con sei gol dalla Roma, cosa pensate avrebbero scritto i giornali sportivi italiani sulla prestazione degli scaligeri?
Provate a portare quei risultati nel calcio a cinque. Serie A italiana, maschile e femminile, non cambia l’effetto. Notate qualcosa? L’assenza di critica. L’assoluta irrilevanza della sconfitta. Qualcuno ha segnato nove reti e, paradossalmente, nessuno le ha subite. Se andate a leggere le cronache delle partite, scoprirete di aver visto una partita diversa. Qualcuno realizza una rete per un clamoroso errore del portiere? Non sia mai che si scriva qualcosa che possa criticare la prestazione di un giocatore, le scelte di un allenatore, la qualità delle decisioni in fase di allestimento della squadra.
Diventa tutto tremendamente noioso. Badate bene: non è la disciplina del calcio a 5 a essere noiosa, lo è il racconto di un campionato che per molti versi è anche modesto dal punto di vista dello spettacolo. Il problema non sono le righe che vi dicono che non tutto è bello. Il problema non è la qualità del campionato o dei suoi protagonisti. No, il problema è raccontare la realtà.

Questa non è una critica
O meglio, non nel senso comune del termine. Se vi fosse mai capitato di inciampare in un’opera di Kant, sapreste che la critica va intesa come esame delle nostre facoltà conoscitive. Del rapporto tra soggetto conoscente e cosa conosciuta. Un rapporto che Sartre raccolse in un’affermazione: “ogni fisica presuppone una metafisica”. Studiare qualcosa in quanto tale. Non per generare cambiamento.
Il calcio a 5 italiano non vuole cambiare. Vuole perpetrare all’infinito la narrazione del cambiamento, dello sport in crescita, per creare quell’aspettativa di un futuro migliore che è alla base di qualsiasi politica elettorale. Ricordate? “Un milione di posti di lavoro”. Esattamente. A ogni nuova stagione, quella che sta per iniziare sarà quella della consacrazione. A ogni maledetta stagione.
Ma ogni maledetta domenica ma anche di venerdì o di sabato, si ripete la stessa identica narrazione, con Edmondo De Amicis sugli spalti a raccontare quanto siano brillanti le imbarcate che nel calcio professionistico verrebbero esposte al pubblico ludibrio.
La verità è semplice
Il calcio a 5, il futsal, è uno sport bellissimo. Trattato malissimo da quelli che ne sono responsabili. Tutto qui, semplicemente.

