“C’era una volta un’Italia del futsal che a livello europeo e mondiale non aveva paura di nessuno. Una Nazionale che otteneva grandi risultati, che faceva sognare e innamorare. Una squadra che dopo il trionfo Europeo del 2014, arrivato dopo il terzo posto al Mondiale del 2012 (in continuità con il bronzo all’Europeo dello stesso anno) negli ultimi 10 anni ha però faticato tremendamente a ritrovarsi: due Mondiali consecutivi saltati e un Europeo del 2022 in cui non andò oltre la fase a gironi sono stati i (non) risultati più evidenti di una crisi importante.”
Questo è l’incipit del pezzo che commenta la qualificazione dell’Italia maschile di futsal al prossimo Europeo di categoria. Confesso di averlo letto più volte, di aver controllato di essere all’indirizzo web giusto. L’ammissione di un progetto in crisi, di una difficoltà oggettiva sancita dai numeri, dai risultati sul campo che raccontano di una disciplina in affanno. Molto affanno.
Ovviamente qualche riga più in basso arriva il segno che probabilmente Barannikov contribuisce anche a questa pubblicazione di settore. Leggiamo che questa impresa “guarisce” l’Italia, di nuovo protagonista a livello europeo. Un’impresa, e cito ancora, “perché nel calcio a 5 il Kazakistan è una superpotenza a livello europeo”.
Quindi il movimento è in crescita ed è guarito perché la Nazionale italiana è passata dal vincere l’Europeo, all’uscire al primo turno dalla manifestazione per due volte di fila, al qualificarsi ai rigori in uno spareggio nel quale il Kazakistan ha sbagliato tutti e quattro i rigori che ha calciato.
Certamente un movimento in crescita. Siete sicuri che non manchi il prefisso “de” davanti? Due anni fa gli azzurri non andarono oltre il primo turno agli europei, oggi faticano a qualificarsi ed è necessario uno spareggio. Ma siamo guariti. Giova ricordare che uscire al primo turno agli europei è costato la panchina al precedente commissario tecnico.
La realtà degli “oriundi”
Il Kazakistan da anni ha deciso di non inseguire più la politica del brasiliano trasformato in uomo delle steppe per decreto presidenziale, affidandosi sempre di più ai nativi, ai prodotti locali. Provate questo esercizio: guardate quanti “oriundi” schieravano gli azzurri e quanti la nazionale delle steppe. Ma è una vittoria del movimento, in crescita.
Così in crescita che questa partita decisiva l’abbiamo potuta seguire grazie a un canale pirata su YouTube, perché RaiSport offriva la diretta – c’era davvero la dicitura “in diretta” – tre ore dopo il fischio finale. Certo, se siete spettatori occasionali e in qualche modo vi ostinate a guardare RaiSport, probabilmente non sapete che la partita si è già giocata. O dell’esistenza del futsal in Italia.

L’autocelebrazione come strategia
Il movimento ha quindi preso la strada giusta: quella di autocelebrarsi, di raccontarsi quanto è “bello e bravo”, affidabile, sul punto di rubare il palcoscenico al calcio. Probabilmente di vincere l’Europeo così da rinverdire i fasti di Anversa, la capitale dei diamanti.
Perché il futsal si ama, incondizionatamente, anche se poi quell’amore è un po’ tossico.
Tutti pronti per questa nazionale che “sarà lo spauracchio di tutte le big al prossimo europeo”. Io questa frase me la segno: potrebbe tornare a mordere la penna, anche digitale, di qualcuno.

