Ed eccomi di nuovo a Fasano, per seguire la Nazionale maschile di futsal. Questa volta la posta in palio è altissima: contro il Kazakistan ci giochiamo l’ultima possibilità di qualificazione agli Europei.
Entrando noto che le squadre erano già in campo per il riscaldamento. Sembrano ad un primo sguardo, concentrate al massimo sull’obiettivo. Intanto butto un occhio alla Champions, quella del calcio, quella che conta. Il Bruges dà spettacolo, mentre il Leverkusen fatica a Copenaghen. Nel frattempo, il palazzetto comincia a riempirsi, facilmente, non è poi questa cattedrale.
Le squadre rientrano negli spogliatoi e la tensione sale. L’ingresso in campo, il momento solenne degli inni nazionali, le foto di rito e le formalità: finalmente arriva il tanto atteso calcio d’inizio.

Edson prova subito a impensierire la difesa azzurra, ma il suo tiro si alza sopra la traversa. Carmelo tenta di colpire, ma contro Higuita non basta; anzi, è proprio il portiere kazako a far ripartire l’azione, con Arnold che cerca di gelare il pubblico, ma Jurij ha altri piani. I ritmi non sono altissimi, ma l’agonismo è feroce: nessuno si risparmia.
Edson insiste e crea spesso pericoli, pur senza trovare la porta per pochi centimetri. Anche i piazzati diventano decisivi: Arnold ci prova, ma Jurij chiude ogni varco. Perfino un retropassaggio rischioso di Francesco poteva trasformarsi in autogol, ma il portiere azzurro è attentissimo.
Il numero 6 kazako continua a provarci senza fortuna, così come Chingiz e Albert, che si scontrano sempre con la “saracinesca” Jurij. L’Italia soffre, messa più volte in difficoltà dalle offensive avversarie, ma resiste. Poi l’imprevedibilità del futsal regala un colpo di scena: Giovanni segna proprio mentre il Kazakistan attacca con insistenza. Il palazzetto esplode: un gol così, in quel momento, è pura adrenalina.
Edson continua a provarci con insistenza, Matheus lotta su ogni contrasto, ma Higuita si oppone con sicurezza. Su punizione ancora Edson mette paura, ma una deviazione salva gli azzurri. Intanto Kakà dà istruzioni, mentre Salvo predica calma.

Gli ultimi minuti del primo tempo sono concitatissimi: Higuita avanza in prima persona, facendo tremare tutti. E proprio in chiusura ci prova di nuovo Edson, ma Jurij compie un’altra parata di piede e la sirena sancisce la fine della prima frazione. Pausa per tutti, cena inclusa per me.
La ripresa comincia con il Kazakistan che sfrutta Higuita come quinto uomo di movimento per creare superiorità: da ora lo vedremo spesso fuori dai pali. Ma la difesa non è solo questione di portieri: chiedere a Julio, che salva un gol letteralmente con la testa.
Abridirassil e Chingiz ci provano, ma Jurij è sempre sicuro. Gabriel batte una punizione insidiosa, ma Higuita risponde da campione. Poco dopo è Julio a scaldare il pubblico con il secondo gol azzurro: il boato è enorme, l’Italia ci crede ancora di più.
Jurij vive una serata magica: prima ferma due volte Arnold, con una seconda parata irreale, poi nega la gioia del gol ad Albert. Gli azzurri ripartono: Francesco tenta una rara incornata di testa, ma senza fortuna. Alla fine però Chingiz accorcia su calcio piazzato e il palazzetto ammutolisce.

Ora serve sangue freddo: il vantaggio è preziosissimo e non va sciupato. Higuita aumenta il pathos colpendo un palo che fa sobbalzare tutti.
Duello tra portieri: Jurij difende la vittoria, Higuita cerca il pareggio. Gli ultimi secondi sono convulsi, con nervosismo e cartellini, ma alla fine il triplice fischio libera tutti. Per il momento, missione compiuta.
Un doppio vantaggio sarebbe stato meglio, ma l’obiettivo minimo è stato centrato. Martedì ad Astana si giocherà il ritorno: servirà difendere con le unghie e con i denti questa vittoria. Perdere sia Europei che Mondiali sarebbe un incubo, e allora speriamo che stavolta tocchi a qualcun altro vivere la delusione.